
Mercoledì 19 marzo, la Commissione europea ha annunciato un piano per illustrare il funzionamento della cosiddetta «clausola d’emergenza» (o «di salvaguardia») applicata alla difesa, che consentirà agli Stati membri dell’Unione europea di fare debito per le spese militari senza violare i vincoli fiscali di Bruxelles (e senza imbattersi in procedure d’infrazione).
Si tratta di una notizia che riguarda anche i temi ambientali e climatici. Secondo quanto riportato da Politico Europe, infatti, l’esecutivo comunitario ha respinto la proposta della Spagna di includere nel piano anche gli investimenti per rafforzare la protezione civile che, tra le altre cose, si occupa di intervenire prima, durante e dopo gli eventi meteorologici estremi, sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico di origine antropica. Solo in Italia, stando ai dati di Legambiente, nel 2024 i disastri naturali sono aumentati del quattrocentottantacinque per cento rispetto al 2015.
Il governo di Pedro Sánchez ritiene che la definizione di «investimenti nella difesa» debba essere applicata anche alle operazioni di soccorso legate al clima. L’Europa è il continente della Terra che si sta riscaldando più rapidamente; dal 1980 al 2020, secondo un report dell’Agenzia europea dell’ambiente, le ondate di calore e le inondazioni hanno causato perdite economiche che oscillano tra i quattrocentoquaranta e i cinquecentoventi miliardi di euro, oltre a ottantacinquemila-centoquarantacinquemila vittime.
La sola alluvione dell’autunno 2024 nella Comunità Valenciana ha avuto un bilancio di duecentotrentadue morti, con danni diretti superiori ai tredici miliardi di euro. In questi giorni, più precisamente tra lunedì e martedì, il sud della Spagna è stato colpito da altre precipitazioni estreme: due persone sono morte e trecentosessantacinque case nel villaggio di Campanillas, vicino a Malaga, sono state evacuate. «Chiediamo a tutti di prestare la massima cautela. Molte volte le persone non sono in grado di percepire i pericoli che stiamo correndo», ha detto Juanma Moreno Bonilla, presidente della giunta regionale dell’Andalusia.
La Spagna, proprio come l’Italia, è uno degli hotspot climatici del continente europeo. Il Paese sta toccando con mano gli effetti di un’emergenza galoppante, priva di margini di miglioramento nel breve-medio periodo. Adattarsi al cambiamento climatico significa anche investire per affinare gli strumenti previsionali e le reti di monitoraggio, le operazioni di soccorso e gli interventi per limitare i danni successivi a un disastro naturale: ecco perché Sánchez ha cercato di convincere Bruxelles ad adottare un approccio espansivo alle spese per la difesa escluse dai vincoli fiscali dell’Ue.
Ma questo approccio, scrive Politico Europe, è stato bocciato dalla Commissione europea, che ha incluso nella clausola d’emergenza i costi per gli stipendi dei soldati, l’addestramento militare, l’equipaggiamento, le infrastrutture e alcune iniziative per la sicurezza informatica. «Dobbiamo evitare il defensewashing: che tutto diventi improvvisamente “difesa”. E non possiamo aspettare dieci anni per rafforzare la nostra capacità di difenderci. È qualcosa che dobbiamo fare ora», ha detto Valdis Dombrovskis, commissario europeo per l’Economia, la Produttività, l’Attuazione e la Semplificazione, riferendosi alla guerra d’aggressione russa in Ucraina e alle minori garanzie di sicurezza offerte dagli Stati Uniti di Donald Trump.
Dombrovskis ha poi specificato che la clausola di sicurezza è una «tregua temporanea» che permetterà agli Stati membri di avere uno «spazio di bilancio immediato, alleviando le pressioni economiche nel breve periodo». La speranza della Commissione europea è che i Paesi membri decidano entro la fine di aprile se attivare la clausola d’emergenza, affinché la misura possa entrare in vigore già nella prima metà dell’estate.
Sempre ieri, scrive il Financial Times, la Commissione di Ursula von der Leyen ha proposto di destinare almeno il sessantacinque per cento del fondo per la difesa da centocinquanta miliardi solo alle aziende dell’Ue, della Norvegia e dell’Ucraina, limitando il ruolo di Stati Uniti, Regno Unito e Turchia.