Il partito di centrodestra dei Demokraatit, fino a ieri all’opposizione, ha vinto le elezioni parlamentari in Groenlandia con oltre il 30 per cento dei voti, superando i partiti di sinistra della coalizione di governo. Il voto più importante e raccontato della storia dell’isola artica, ambita da Donald Trump, ha avuto al centro della campagna elettorale l’indipendenza dal Regno di Danimarca, di cui la Groenlandia fa ancora parte nonostante abbia ampie autonomie di governo dal 1979.
Il voto in Groenlandia è stato contraddistinto da un’ondata di nazionalismo per chiedere che l’isola raggiunga rapidamente l’indipendenza. I nazionalisti di Naleraq hanno raggiunto il 23 per cento. Netto calo invece per i partiti del governo uscente: gli ambientalisti di sinistra di Inuit Ataqatigiit sono al 21 per cento e i socialdemocratici di Siumut al 15 per cento.
Sia i nazionalisti di Naleraq che i Demokraatit sono a favore dell’indipendenza, ma con modalità differenti. Il partito vincitore sostiene che vada raggiunta in modo graduale e dimostra – spiega Afp – che per i cittadini sono altrettanto importanti l’assistenza sanitaria, l’istruzione, il patrimonio culturale e altre politiche sociali.
Il primo ministro Mute Bourup Egede a febbraio ha indetto le elezioni un po’ in anticipo, affermando che il Paese aveva bisogno di essere unito durante un «periodo serio», dopo che Trump ha rivelato le sue mire espansionistiche sul territorio.
Trump ha espresso apertamente il suo desiderio di controllare la Groenlandia, dicendo a una sessione congiunta del Congresso la scorsa settimana che pensava che gli Stati Uniti l’avrebbero ottenuta «in un modo o nell’altro». L’isola artica, 57mila abitanti, si estende su rotte aeree e marittime strategiche nel Nord Atlantico e ha ricchi giacimenti di minerali di terre rare necessari per realizzare dai telefoni cellulari alla tecnologia delle energie rinnovabili.