Pallone gonfiatoGianni Infantino proverà a riabilitare la Russia nel calcio mondiale?

Il presidente della federazione globale del football ha auspicato un ritorno di Mosca nei tornei internazionali, se le condizioni lo permetteranno. Per questo fa il tifo per Donald Trump perché possa «portare la pace», a modo suo, come piace a Putin e non agli ucraini

AP/Lapresse

Gianni Infantino si comporta come da sempre fanno gli autocrati di tutto il mondo. Il numero uno della Fifa sta svuotando di valori e regole l’istituzione che presiede, usa il potere esecutivo per controllare il potere giudiziario con uomini di fiducia, appiattisce le opposizioni in modo da garantirsi la rielezione, si assicura che i suoi desiderata siano rispettati quando ci sono votazioni cruciali come la sede dei prossimi Mondiali.

Non era iniziata così, la sua avventura da numero uno del calcio mondiale. Il giorno dopo la sua elezione, circa nove anni fa, al Congresso della Fifa aveva detto: «Ripristineremo l’immagine e il rispetto della Fifa, e tutti nel mondo ci applaudiranno. Voglio lavorare con tutti voi insieme per ripristinare e ricostruire una nuova era in cui possiamo rimettere il calcio al centro della scena. La Fifa ha attraversato momenti tristi, momenti di crisi, ma quei tempi sono finiti. Dobbiamo fare delle riforme e implementare una buona governance e trasparenza totale. Dobbiamo anche avere rispetto. Riconquisteremo questo rispetto attraverso il duro lavoro, l’impegno e ci assicureremo di poter finalmente concentrarci su questo meraviglioso gioco che è il calcio». La Fifa veniva dagli scandali e dalle inchieste che avevano portato alle dimissioni dell’ex presidente Sepp Blatter e doveva ricostruire la sua reputazione. Sono passati nove anni, sembra passata un’era geologica.

Oggi l’immagine di Infantino è quella di un leader politico che si sceglie gli alleati in base alla loro statura morale, pescando dal basso. Basta scorrere il suo profilo Instagram: ci sono il presidente del Rwanda Paul Kagame e il principe ereditario saudita Mohammed bin-Salman, lo sceicco qatariota Tamim bin Hamad Al Thani e il presidente di El Salvador Nayib Bukele (uno che su Twitter si autodefinisce «il dittatore più cool del mondo»). Il presidente della Fifa Sembra seguire il vecchio adagio di un suo predecessore – nel 2013 Jérôme Valcke aveva detto: «A volte meno democrazia è meglio per organizzare una Coppa del Mondo».

Tra i suoi dittatori preferiti sembra esserci anche Vladimir Putin. Di lui ha parlato all’assemblea generale annuale dell’International Football Association Board (Ifab) a Belfast. In quell’occasione, era il 28 febbraio, ha detto di sperare che la Russia possa tornare a partecipare alle competizioni calcistiche internazionali una volta raggiunta la pace nel conflitto con l’Ucraina: «Speriamo che i colloqui di pace abbiano successo. Se il calcio può svolgere un piccolo ruolo, una volta raggiunta la pace, allora ovviamente faremo la nostra parte, e non vediamo l’ora che tutti i Paesi del mondo possano giocare a calcio», ha detto Infantino con il tono di chi vuole lasciare la porta aperta. Sarebbe un modo per riabilitare la Russia di Putin nella comunità internazionale, renderla un po’ meno invisa al mondo intero nonostante l’invasione su vasta scala dell’Ucraina che va avanti da tre anni, tra violazioni dei diritti umani e altre nefandezze.

Già nel 2022 la Fifa aspettò quattro giorni prima di sospendere la Russia per l’invasione su vasta scala. «Ci sono voluti comunque quattro giorni a Infantino per prendere una decisione che avrebbe dovuto richiedere quattro secondi», scrisse Henry Winter sul Times. La Bielorussia del vassallo filoputiniano Aleksandar Lukashenko invece non è mai stata sospesa e compete ancora regolarmente in tutte le competizioni.

L’elenco di favori dell’attuale capo della Fifa alla Federazione russa è lungo e parte da lontano. Come segretario generale della Uefa, Infantino non aveva mosso un dito contro la Russian Football Union (Rfu) quando aveva di fatto sequestrato tre club ucraini nella Crimea occupata ad agosto 2014. E nel 2017, quando era già presidente Fifa, era intervenuto in prima persona per mantenere il vice primo ministro russo Vitaly Mutko nel Consiglio Fifa e ha licenziato ingiustamente Miguel Maduro, capo del Comitato di governance della Fifa dopo che aveva dichiarato Mutko non idoneo.

Un ruolo nella riabilitazione di Putin e della Russia, stavolta, dovrebbe giocarlo anche Donald Trump. Il presidente statunitense sembra il più disposto a firmare una pace solo per poter dire di averlo fatto. Poco importa che le condizioni poste sul tavolo – almeno fino a questo momento, dopo l’incontro con Volodymyr Zelensky di martedì prossimo chissà – siano decisamente più vicine all’idea di pace che ha in mente Putin rispetto a quanto non chiedano gli ucraini. Infantino vanta un’amicizia duratura con Trump e non perde l’occasione di lodarlo ogni volta che può: nel 2018 era andato alla Casa Bianca per formalizzare l’assegnazione dei Mondiali 2026 e aveva regalato al presidente americano dei cartellini da arbitro, uno giallo per mandare un avvertimento a qualcuno, uno rosso per cacciarlo fuori: «Penso che potrebbero esserti utili», aveva scherzato.

Infantino non ha mai negato di avere un buon rapporto con Trump. Anche all’assemblea dell’Ifab ha ricordato tutti gli appuntamenti imminenti che legano la Fifa all’amministrazione statunitense, e perché è giusto avere un’amicizia diplomatica di alto livello: «Stiamo organizzando lì una Coppa del Mondo per Club quest’anno, la prima Coppa del Mondo per Club Fifa in assoluto, con trentadue squadre negli Stati Uniti d’America. Stiamo organizzando una Coppa del Mondo l’anno prossimo negli Stati Uniti, in Messico e in Canada. E non dimentichiamo che quando è stata fatta la gara per quella Coppa del Mondo, il presidente Trump era già Presidente degli Stati Uniti».

Dopo le elezioni presidenziali di novembre, Infantino è stato tra i primi a congratularsi pubblicamente con Donald Trump per la sua rielezione. Poi lo scorso 20 gennaio il presidente della Fifa ha partecipato alla cerimonia insediamento a Washington. Mentre la cerimonia per il sorteggio del Mondiale per Club del 2025 era stata aperta da Ivanka Trump e suo figlio Theodore. Ma ovviamente non c’è nessun rapporto di questo tipo con i leader di Canada e Messico, che pure sarebbero co-organizzatori dei Mondiali 2026.

Neanche l’amicizia con Putin è mai stata un mistero. Il 23 maggio 2019, l’autocrate del Cremlino aveva conferito a Infantino la medaglia dell’Ordine dell’amicizia della Russia in una cerimonia trasmessa in diretta dalla televisione di Stato russa. «Tre anni dopo che la Russia ha invaso l’Ucraina, saccheggiando, rapendo bambini, violentando e uccidendo indiscriminatamente civili, giustiziando prigionieri di guerra e conducendo decine di migliaia di cittadini alla morte, la medaglia dell’Ordine dell’amicizia alla Russia è ancora in possesso di Gianni Infantino», hanno sottolineato Philippe Auclair e Sam Kunti su Josimar.

A differenza dei suoi predecessori, Infantino sembra avere legami ancora più espliciti con la politica, non tenta mai di nasconderli né di minimizzare. Sa che il calcio è un mattoncino importante nella diplomazia mondiale e usa la sua posizione per sedere ai tavoli più importanti. In quel giorno di maggio 2019 in cui Putin gli appuntò la medaglia sulla giacca, Infantino disse: «Avete accolto il mondo come amici e il mondo ha creato legami di amicizia con la Russia che dureranno per sempre». Non era ancora iniziata l’invasione su vasta scala, ma quella della Crimea sì, e anche quella del territorio georgiano: i metodi del regime di Putin erano già noti al mondo intero. Dopo quella dichiarazione Infatino si era lasciato andare in un «Slava Rossii», cioè «Gloria alla Russia». Un motto non particolarmente fraintendibile, a cui peraltro è collegato anche un altro episodio spiacevole. Nel 2018 la Fifa aveva minacciato sanzioni al giocatore croato Domagoj Vida – all’epoca tesserato per la Dinamo Kyjiv – per aver detto «Slava Ukraini» (Gloria all’Ucraina) in un video sui social dopo la vittoria della sua Croazia sulla Russia ai Mondiali. È semplicemente la Fifa di Infantino in a nutshell: inneggiare al regime russo si può fare, un messaggio di solidarietà per l’Ucraina rischia di essere sanzionato.

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