Vite paralleleIl marine Nate Vance dice che il cugino JD e Trump sono gli utili idioti di Putin

Le Figaro racconta la storia del quarantasettenne parente del vicepresidente degli Stati Uniti che ha combattuto per due anni e mezzo in Ucraina: «Essere famiglia non significa accettare tutto. E io non posso accettare che mio cugino contribuisca a uccidere i miei compagni»

LaPresse

Nate Vance ha combattuto in Ucraina per quasi tre anni. Ha visto la guerra da vicino, nelle trincee, sotto i bombardamenti, nei villaggi devastati dall’artiglieria russa. Ha rischiato la vita più volte, ha perso compagni, ha fatto quello che riteneva giusto. Poi è tornato negli Stati Uniti e ha scoperto che suo cugino, JD Vance, oggi vice di Donald Trump, si oppone all’invio di aiuti militari a Kyjiv e spinge per una trattativa con Vladimir Putin. Un’idea che per Nate suona non solo come una resa, ma soprattutto come un tradimento verso chi sta ancora combattendo.

Della sua esperienza ne ha parlato col quotidiano francese Le Figaro, raccontando il suo viaggio dagli Stati Uniti alle linee del fronte ucraino. Nate Vance ha servito per quattro anni nei Marines prima di trasferirsi in Texas, dove ha lavorato nell’industria petrolifera. Nel marzo 2022, pochi mesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ha deciso di partire per Leopoli per offrire aiuto e «vedere la Storia in marcia». Inizialmente voleva solo per dare una mano come volontario, ma dopo poche settimane ha capito che restare a guardare non era abbastanza. Ha incontrato un britannico che reclutava stranieri per l’esercito ucraino e si è arruolato. A giugno era già nel Donbas, in prima linea, con la compagnia Honor, parte del battaglione Da Vinci Wolves.

Nate Vance ha partecipato ad alcune delle battaglie più dure della guerra, tra Bakhmut, Kupiansk e Avdiivka. I suoi commilitoni lo ricordano come un soldato esperto, determinato, che sapeva mantenere il controllo anche nei momenti più critici. «Era più vecchio di noi» ha raccontato uno di loro a Le Figaro, «siamo andati al poligono, ha preso un AK-47 senza mirino e ha piazzato un bersaglio a ottocento metri. Tutti ridevano. Ma quando ha colpito il bersaglio cinque volte di fila, le risate si sono spente». Il suo comandante, Serhii Filimonov, dice che più volte si sono trovati in situazioni disperate, uscendone indenni: «Quindici volte avremmo dovuto morire, e quindici volte ce la siamo cavata».

A gennaio 2025, dopo quasi tre anni al fronte, Nate è tornato negli Stati Uniti. Poco dopo, il cugino JD Vance si è insediato ufficialmente come vice presidente degli Stati Uniti. I due condividono la stessa famiglia, ma non la stessa visione del mondo. JD, da sempre vicino a Trump, si è schierato contro il sostegno militare a Kyjiv. Per Nate Vance, il trattamento ricevuto dal presidente ucraino Zelensky alla Casa Bianca «è stata un’imboscata di una malafede assoluta».

Ma più dell’attacco politico, lo ferisce l’indifferenza personale del cugino. «JD non mi ha mai chiesto nulla. Ha un cugino che ha passato quasi tre anni in Ucraina, che ha visto la guerra da vicino, che ha combattuto. Poteva chiedermi cosa succede davvero. Non l’ha mai fatto». Secondo Nate Vance, il cugino JD e Donald Trump stanno si stanno trasformando negli utili idioti di Vladimir Putin. «Essere famiglia non significa accettare tutto. E io non posso accettare che mio cugino contribuisca a uccidere i miei compagni».

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