Oggi il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, in qualità di presidente dell’Associazione nazionale comuni italiani, farà il punto della situazione circa le numerosissime adesioni di sindaci di tutta Italia, di centrosinistra ma anche di destra, alla manifestazione del 15 marzo a Roma per l’Europa lanciata da Michele Serra. Il quale forse avrà letto con un certo stupore e disappunto l’editoriale di ieri proprio sulla sua Repubblica firmato da Lucio Caracciolo, estremamente scettico sulle risposte europee al presidente degli Stati Uniti, che in certe parti riflette opinioni anti-europee.
Comunque, tornando alla manifestazione, è opportuno che siano i sindaci ad aver preso in mano l’organizzazione dell’evento e il suo programma, ancora da definire. Per esempio – eterno problema di questo tipo di iniziative non di partito – bisognerà decidere chi salirà sul palco e chi parlerà: di certo non i leader politici o sindacali. E anche questo qualcosa vorrà dire. Ma l’appuntamento interpella inevitabilmente le forze politiche. A partire dal taglio della manifestazione.
Come ha scritto Christian Rocca, sarebbe giusto e logico esplicitare di più la vicinanza con la Resistenza ucraina e riempire piazza del Popolo di bandiere giallocelesti, giacché nella situazione concreta che si è venuta a determinare dopo l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca ed esplosa venerdì scorso nel saloon Ovale la questione della difesa dell’Europa è inscindibile da quella di Kyjiv.
Insomma, una certa genericità forse, ma non è detto, potrebbe favorire una partecipazione più larga: e tuttavia sarebbe politicamente più annacquata. Inutile dire che il Partito democratico appare esattamente su quest’ultima posizione, ovviamente ci sarà senza pestare i piedi a nessuno, tipo Giuseppe Conte, che se ne terrà alla larga, figuriamoci se va in piazza contro Trump e Putin. Diversamente da Carlo Calenda che ci dice: «Ci saremo e spero che aderirà anche la Comunita ucraina. La piattaforma deve essere chiara sul punto: l’Europa politica, che poi è quella militare e di politica estera, si costruisce sulla prova del contrasto al duo Putin-Trump».
Ovviamente la destra si guarda bene dall’aderire a una iniziativa ostile al trumputinismo ed è un peccato che Forza Italia obbedisca. Dall’altra parte si registra la contrarietà di Nicola Fratoianni: «Se la condizione per partecipare è dire che bisogna a continuare con le spese militari direi no, grazie». Di fronte alla minaccia della capitolazione dell’Ucraina improvvisamente abbandonata dagli Stati Uniti uno dei due leader di Avs gira la testa dall’altra parte mentre l’altro, il verde Angelo Bonelli, sembra non escludere la sua partecipazione. Senza destra ed estrema sinistra, sarà comunque una manifestazione di massa. Forse politicamente pallida, speriamo ci sia il sole.