Il noiosoneIl nuovo premier canadese ha già le idee chiare su come trattare Trump

Il Partito liberale al governo ha scelto come primo ministro il sessantenne Mark Carney che ha diretto in passato con sicurezza le banche centrali di Canada e Regno Unito, affrontando crisi economiche e pandemie. Ha promesso di rispondere colpo su colpo ai dazi americani, ma presto ci saranno nuove elezioni e dovrà lavorare sul suo carisma politico

LaPresse

Per combattere la guerra dei dazi di Donald Trump, il Partito liberale canadese ha scelto di sostituire il politico di professione al governo da dieci anni, Justin Trudeau, con un ex banchiere centrale alla sua prima esperienza politica: Mark Carney. L’uomo che per anni ha gestito le chiavi finanziarie di due nazioni, Canada e Regno Unito, ha vinto le primarie del partito con una maggioranza schiacciante (85,9 per cento), diventando così automaticamente il primo ministro canadese. Carney compirà sessant’anni il 16 marzo, e ha già le idee chiare su come contrastare il protezionismo del presidente degli Stati Uniti. 

Carney, sposato con l’economista britannica Diana Fox e padre di quattro figli, non è un uomo da slogan e non ha la retorica sofisticata, ritmata e un po’ ruffiana del suo predecessore Trudeau. In una intervista al Guardian, Daniel Béland, direttore dell’Istituto per lo studio del Canada all’Università McGill, ha definito addirittura Carney un boring guy, il noiosone, ma il neo premier canadese sa che la guerra economica non si vince solo col carisma, ma con i fatti. E ha promesso la cosa più importante: continuare a rispondere colpo su colpo alle tariffe imposte da Trump, come già fatto da Trudeau, mantenendo così i dazi di ritorsione sui prodotti americani. Almeno finché Washington non tornerà a trattare con rispetto Ottawa. Se le relazioni diplomatiche tra i due vicini nordamericani sono a livello dell’asilo Mariuccia, la speranza è che la tecnica dello “specchio riflesso” serva per gestire il bullo Trump. 

Il neo primo ministro canadese ha già fatto capire lantifona: «Sono prima di tutto un pragmatico. Se vedo che qualcosa non funziona, la cambio. Il Canada ha bisogno di cambiamenti che mettano più soldi nelle tasche delle persone. Il governo canadese ha risposto con tariffe mirate: colpiranno l’economia americana con il massimo impatto, mentre il nostro Paese ne risentirà il meno possibile. E il mio governo manterrà queste tariffe fino a quando gli Stati Uniti non dimostreranno rispetto per il Canada e non accetteranno di impegnarsi in un commercio libero ed equo», ha detto nel suo discorso della vittoria. «Negli Stati Uniti, la sanità è un business. In Canada, è un diritto. L’America è un crogiolo in cui le differenze si dissolvono. Il Canada è un mosaico in cui le diversità sono celebrate. Negli Stati Uniti, le Prime Nazioni non sono riconosciute. In Canada, sono una parte fondamentale della nostra identità. La lingua francese e la cultura francofona fanno parte di ciò che siamo e non le cederemo mai, per nessun accordo commerciale. Il Canada non è l’America. E il Canada non diventerà mai, in nessun modo, parte dell’America».

Durante le primarie Carney ha anche promesso un piano per ridurre la dipendenza economica dal mercato statunitense, rafforzando l’industria manifatturiera nazionale, investendo in infrastrutture strategiche. Ha parlato di disciplina fiscale, senza però tagliare il welfare, e di un approccio equilibrato al cambiamento climatico: la tassa sul carbonio verrà rimodulata per pesare meno sui cittadini e di più sulle grandi imprese inquinanti. 

Nato nel 1965 a Fort Smith, una cittadina di poche migliaia di abitanti nei Territori del Nord Ovest, e cresciuto più a sud a Edmonton in Alberta, in una famiglia di insegnanti, Carney ha imparato ad amare l’hockey giocando come portiere di riserva. Poi ha capito che non sarebbe stata la sua carriera e grazie a una borsa di studio ha frequentato le lezioni di economia ad Harvard, affinando poi a Oxford la sua formazione finanziaria con un master e un dottorato in economia. Quelle due esperienze hanno consolidato il suo amore per le teorie dell’economista John Kenneth Galbraith, ma anche tanti debiti che lo hanno spinto a lavorare per Goldman Sachs, dove era già stato tra un ateneo e un altro. 

Da lì gira diverse capitali del mondo: New York, Londra, Tokyo. Poi nel 2003 torna in Canada per entrare nella Banca Centrale del paese. Quattro anni dopo, a soli quarantadue anni, diventa governatore della Banca del Canada. E qui inizia il suo vero test. La crisi finanziaria del 2008 travolge il mondo, ma lui tiene saldo il timone. Taglia i tassi, stabilizza il sistema, protegge il Canada da un collasso economico che travolge gli Stati Uniti e l’Europa. 

Il suo successo lo riporta a Londra, diventando nel 2013 il primo governatore straniero della Banca d’Inghilterra. Anche lì vive tempi burrascosi, trovandosi a gestire prima le turbolenze della Brexit, poi l’arrivo del Covid-19, che minaccia di far crollare il sistema economico globale. Ancora una volta, prende decisioni drastiche: taglia i tassi, pompa liquidità nel mercato, stabilizza il sistema. Ma a differenza di tanti altri uomini di finanza, non è un cieco difensore del mercato: in più occasioni ha avvertito che il capitalismo deve avere un volto umano, che il profitto non può essere l’unico metro di giudizio.

Nel 2020 lascia la Banca d’Inghilterra e si dedica alla finanza sostenibile, diventando inviato speciale delle Nazioni Unite per il clima. Poi coglie l’opportunità politica del logoramento politico di Trudeau dovuto alla sua crescente impopolarità. La sua finestra d’azione è stretta perché entro l’autunno (ottobre 2025) si dovrebbero tenere le nuove elezioni federali e il leader del Partito Conservatore Pierre Poilievre è primo al 40,3 per cento dei consensi, secondo l’ultimo sondaggio di Cbc news. 

In questi mesi Carney punterà quindi a costruire le sue possibilità di vittoria alle prossime elezioni, vincendo prima di tutto la sfida dei dazi con Trump, una sfida anche retorica che ha accettato citando il suo amato sport: «Non abbiamo cercato questo scontro. Ma come nell’hockey, se qualcuno lancia i guanti a terra (drop the gloves, ndr), i canadesi sono sempre pronti a combattere. E gli americani devono capirlo bene: nel commercio, come nell’hockey, il Canada vincerà».

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