Alta quota I cristalli del Monte Bianco attirano sempre più setacciatori

Ricca di pietre preziose di vario tipo, la montagna è sempre più nel mirino dei cacciatori, che le estraggono per rivenderle a caro prezzo, soprattutto in Cina e negli Stati Uniti. Spesso, però, le rigide normative ambientali non sono sufficienti, e i diversi Stati hanno adottato regolamenti autonomi

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Al confine tra la Francia e l’Italia, si trova una miniera di cristalli preziosi nascosti tra la neve e la roccia di una delle cime più alte d’Europa. Il Monte Bianco è ricco di fluorite, quarzi e altre pietre preziose che da anni attirano sempre più cacciatori. Le regole, più o meno rigide, consentono loro di setacciare la parete francese della vetta, che appartiene al Comune di Chamonix.

Se trent’anni fa erano una decina, oggi i cacciatori sono circa un centinaio e cercano di vendere le pietre trovate a prezzi sempre più alti, anche direttamente in Cina o negli Stati Uniti, per ricavarne il doppio del bottino. Con la prima scalata del Monte Bianco nel 1786, portata avanti da Michel Gabriel Paccard e Jacques Balmat, cominciarono anche le ricerche di cristalli e minerali, principalmente per collezionarli o rivenderli.

La caccia ai cristalli è una pratica di nicchia, resa possibile grazie alla trasmissione delle conoscenze o all’attività di ex alpinisti appassionati. In particolare, il Monte Bianco è una miniera ricchissima di cristalli, minerali e pietre preziose, come quarzi, ametiste, fluorite rossa e fluorite rosa ottaedriche, pietre che hanno un’età che varia dai due ai venticinque milioni di anni. Le pietre vengono considerate una delle testimonianze fondamentali dei processi evolutivi della Terra, di mille passaggi e cambiamenti avvenuti nel corso di milioni di anni, e per questi motivi sono preziose.

Prima in una decina, ora in un centinaio, i ricercatori di cristalli sono autorizzati ad andare a caccia senza causare danni eccessivi alla montagna e solo in alcune sue parti. Sulla parete italiana, ad esempio, è vietato, in Svizzera servono permessi personali, mentre in Francia una circolare ministeriale del 1996 autorizza la raccolta dei cristalli ma con regole strette e seguendo tecniche specifiche, vietando l’uso di materiali esplosivi, martelli pneumatici o elicotteri.

Dal 2008, infatti, il comune di Chamonix-Mont-Blanc, proprietario della parete francese della vetta, riconosce la raccolta di cristalli come una pratica emblematiche della cultura del territorio di alta montagna. Ma intende soprattutto “assicurarsi che questa attività patrimoniale venga svolta nel rispetto della natura e della preservazione delle specie”.

Per questo, ha pubblicato un codice d’onore per i cacciatori di cristalli in collaborazione con il Club di mineralogia di Chamonix, che stabilisce una serie di obblighi. Nel frattempo, il Comune ha lanciato un forum che mostra una mappa dei cristalli presenti sul Monte Bianco e un formulario obbligatorio per registrarsi e per dichiarare tutto ciò che si trova sulla vetta italo-francese. Sono un centinaio i cercatori registrati presso il comune di Chamonix e che praticano con assiduità questa attività ancestrale, non solo francesi, ma venuti anche dalla Slovenia, Italia, Germania e Repubblica Ceca.

Una volta i cristalli e minerali presentati al Comune di Chamonix, questo ha la priorità nell’acquistarli prima di altri potenziali acquirenti. La pena per chi non segue la regola? Secondo il Codice Civile francese, rivendere cristalli è punibile con una multa di trentacinque euro e fino a cinque anni di carcere. Il Comune li espone al comitato di pilotaggio del Musée des Cristaux de Chamonix. Se ritenuti particolarmente interessanti, i cristalli vengono custoditi ed esposti al museo dei cristalli, visitabile con un biglietto.

La raccolta dei cristalli rimane una pratica molto rara, iniziata da una decina di persone, ereditari di pratica da caccia da generazioni. I cercatori solitamente iniziano il loro tour senza puntare alla cima, come gli alpinisti o gli scalatori, ma piuttosto cercando di individuare tracce o conformazioni rocciose che suggeriscano la presenza di cristalli e minerali. Con il cambiamento climatico e lo scioglimento dei ghiacci, la caccia ai cristalli è esplosa negli ultimi venti anni. In cinquant’anni, un quarto del volume dei ghiacci delle Alpi si è fuso e milioni di metri cubi di roccia crollano ogni anno. I cacciatori sono i primi testimoni di questa trasformazione della montagna.

Per setacciare le pareti, portano con sé poca attrezzattura, la maggior parte del loro peso consiste in strumenti per staccare ed estrarre i cristalli, come martelli e scalpelli. Niente protezioni né corde, i cacciatori scalano e grattano per giornate intere. Possono rimanere nello stesso posto per ore ed è più facile agire in estate, quando c’è meno neve, ma più rischio di scioglimento dei ghiacci. Spesso i ricercatori si procurano ferite e tagli dati dai frammenti di quarzo e altri minerali dai bordi taglienti. Ultimo passaggio? Capire come portare a valle i cristalli trovati, che possono pesare diverse decine di chili.

Una volta i ricercatori scesi con i cristalli, i comitati scientifici analizzano le pietre preziose. Dal punto di vista economico, i bottini fortunati rappresentano un’eccezione. Il valore dei minerali, scrive Outside, «dipende dalla forma, dal tipo di minerale e dalle condizioni » e secondo il ricercatore Cristophe Péray «i cristalli che valgono decine di migliaia di euro sono molto, molto rari: se ne trova uno ogni dieci anni ». Come quello che trovò lui nel 2006, una fluorite color cognac, che vendette per circa duecentocinquantamila euro al Museo di storia naturale di Parigi e che il governo francese classificò come tesoro nazionale.

I cercatori di cristalli sono spesso in competizione tra loro, per tecniche di raccolta e dei luoghi che scoprono. Come riporta un documentario su Arte, «se le regole di estrazione cambiano da un paese all’altro, c’è un’unica regola che accomuna i cacciatori: non rivelare mai i propri segreti di caccia ». La caccia ai cristalli è esplosa anche grazie all’aumento dei prezzi delle pietre. Il setacciatore Jean-Franck Charlet, in un articolo di Le Figaro, dichiara che «se trent’anni fa una pietra era venduta a cinquanta euro, oggi la stessa arriva a cinquecento».

Anche se registrati sul portale istituito nel 2008 dal Comune di Chamonix, alcuni cacciatori sono tentati dal profitto di vendere le pietre preziose trovate direttamente a compratori esteri. Golfi, Cina, Giappone e India, alcuni collezionisti sono disposti a pagare cifre anche molto alte. Il 30 giugno 2024, il sindaco del Comune di Chamonix ha tenuto un consiglio municipale spiegando che diverse pietre erano state trovate e vendute senza che il Comune ne fosse informato.

Altri optano per le borse internazionali, a Tucson negli Stati Uniti o a Monaco in Germania, dove i prezzi di acquisto sono molto più interessanti che quelli del Comune di Chamonix. Altri, invece, dicendo di usare i social come vetrina di vendita: alcuni cacciatori pubblicano foto delle pietre e sono contattati da persone ovunque nel mondo, proseguendo la compravendita indisturbati.

Dal 2024,il Comune di Chamonix ha pubblicato un nuovo decreto che ribadisce gli obblighi dei ricercatori, tra cui quello di vendere prima al comune in caso di scoperte significative. Secondo il comune, quello dei cristalli e pietre preziose è un «bene che va salvaguardato». E sono d’accordo diversi cacciatori, specialmente francesi, che presentano regolarmente le loro scoperte al Comune, che le acquista per un valore inferiore del venti o trenta per cento rispetto al resto del mercato. Pietre, però, che vengono custodite nel Museo dei Cristalli e che rimarranno per sempre nella vallata francese, simbolo di un patrimonio inestimabile.

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