Sguardo vigileLa reazione dei governi democratici all’ossessione collettiva per la sicurezza interna

Come spiegano Marco Calaresu e Moris Triventi in ”Le politiche di sicurezza: modelli e strumenti per la valutazione”, molte delle nuove sfide globali hanno modificando profondamente i concetti di tutela e protezione, e di conseguenza anche il modo in cui i governi attuano le politiche volte a soddisfare un bisogno dei cittadini sempre più crescente

AP/Lapresse

I cittadini sembrano non essere più in grado di agire sine cura, ovvero “senza preoccuparsi”. L’emergere di nuove tipologie di crimini connessi all’introduzione di tecnologie innovative, unitamente ai processi di globalizzazione, all’incremento dei flussi migratori, alle crisi economiche, pandemiche e ai cambiamenti climatici, rappresenta solo alcune delle sfide che hanno contribuito a ridefinire il concetto tradizionale di sicurezza. In questo scenario, nel mercato politico, la domanda di sicurezza ha visto un netto incremento, con pressanti richieste dell’opinione pubblica e degli elettori di tutela dell’ordine pubblico, di garanzie di sicurezza personale, di protezione contro il terrorismo e, più in generale, di una maggiore qualità della vita.

Alcuni autori parlano di una vera e propria “ossessione” per la sicurezza da parte dei cittadini, amplificata dai media, alla quale anche l’Italia non è immune. Contestualmente, l’offerta politica ha risposto proponendo politiche pubbliche volte a gestire tali preoccupazioni. Anche in questo caso, l’Italia non rappresenta un’eccezione. Le politiche di prevenzione e contrasto alla criminalità si sono conseguentemente ampliate oltre i loro obiettivi tradizionali includendo, ad esempio, l’integrazione sociale e il dissenso politico.

Inoltre, tale espansione ha portato all’inclusione, all’interno delle nuove politiche di sicurezza, dei cosiddetti “crimini minori”, della “criminalità borderline” dei “comportamenti antisociali” e delle “inciviltà” variamente definite, che possono includere comportamenti gravemente dannosi (ad esempio atti di vandalismo), così come comportamenti relativamente innocui (come la presenza di gruppi di giovani che si trattengono negli spazi pubblici).

In ambito sia locale che nazionale, i regimi democratici devono, infatti, affrontare la sfida di garantire la produzione del bene pubblico sicurezza senza compromettere i diritti fondamentali, la rule of law e la produzione di altri beni politici potenzialmente antinomici, come la giustizia e la libertà. In questa prospettiva, le politiche di sicurezza devono essere sottoposte a un attento scrutinio pubblico, il che implica la necessità di strumenti di valutazione rigorosi e trasparenti. La valutazione scientifica permette di controllare la genesi del processo di produzione delle policy, nonché di verificare l’impatto delle misure adottate, contribuendo al conseguimento di una governance responsabile.

La valutazione deve quindi bilanciare l’efficacia operativa e l’adeguatezza economica con il rispetto dei principi democratici, assicurando che le politiche di sicurezza non diventino un pretesto per l’erosione delle libertà fondamentali. In secondo luogo, la valutazione delle politiche di sicurezza deve tener conto delle diverse esigenze e percezioni delle varie comunità all’interno della società. In contesti democratici caratterizzati dalla presenza di una molteplicità di voci e interessi, è necessario sviluppare politiche di sicurezza che riconoscano e rispondano a questa eterogeneità, per garantire la loro legittimità e legittimazione. Ciò implica un coinvolgimento attivo dei cittadini nel processo valutativo, favorendo una partecipazione inclusiva e una responsabilizzazione collettiva.

La capacità di valutare adeguatamente tali politiche è, quindi, essenziale per le democrazie contemporanee, poiché consente l’adattamento delle strategie in base ai risultati raggiunti e una risposta flessibile alle nuove minacce emergenti nel contesto globale. In definitiva, sebbene le politiche di sicurezza siano fondamentali per il mantenimento dell’ordine pubblico e la prevenzione della criminalità, la loro efficacia e il loro impatto devono essere costantemente monitorati e valutati per garantire che non compromettano i diritti politici, civili e sociali dei cittadini. In ultimo, ma non per importanza, la valutazione delle politiche di sicurezza costituisce un elemento imprescindibile per ottenere un’amministrazione e un governo delle risorse pubbliche che sia effettivamente “misurabile”.

Le politiche di sicurezza: modelli e strumenti per la valutazione

Tratto da “Le politiche di sicurezza: modelli e strumenti per la valutazione”, di Marco Calaresu e Moris Triventi (Carocci Editore), 208 pagine, 22,80 euro

 

X