
Gli effetti della crisi dell’industria tedesca si fanno sentire fino al Centro e Sud Italia. E le cose potrebbero peggiorare con i dazi di Donald Trump. Nel 2024 il Prodotto interno lordo della Germania si è ridotto ancora dello 0,2 per cento. E l’interscambio commerciale tra le regioni italiane e i lander ha continuato la sua discesa. Dopo essersi ridotto da 168,5 a 162,5 miliardi tra il 2022 e il 2023, nel 2024 lo scambio tra l’Italia e il suo principale partner commerciale è crollato ancora di 6,5 miliardi, fino a centocinquantasei miliardi. Vale a dire una contrazione del quattro per cento, con una riduzione di 2,8 miliardi nell’import (da 87,8 a 85 miliardi) e 3,7 miliardi nell’export (da 74,7 a settantuno miliardi).
La frenata è dovuta principalmente al rallentamento dell’export italiano, spinto verso il basso dalla debolezza della domanda tedesca. I settori più colpiti sono quello dell’auto, con una discesa del nove per cento, soprattutto nelle esportazioni della componentistica italiana. A seguire l’acciaio e i macchinari, con un meno sei per cento. Cresce invece l’agroalimentare, sia in entrata sia in uscita, con un +9 per cento nel 2024 dopo il +10 per cento del 2023. Il farmaceutico è sceso nell’import, ma ha guadagnato, seppur di poco, nell’export.
Secondo i dati forniti dalla Camera di Commercio italo-germanica (Ahk Italien), il colpo è stato avvertito soprattutto nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno. Il segno rosso si registra in primis nelle Marche, con -37,5 per cento nell’interscambio totale e una riduzione di quasi due miliardi solo nell’import. Particolarmente colpita anche la Basilicata, con un -33,5 per cento, in questo caso con una caduta nell’export. A seguire l’Abruzzo, con un -17 per cento. In testa alle regioni che hanno segnato invece una grossa crescita c’è la Sardegna, con un +79,1 per cento di interscambio, quasi raddoppiando l’import di prodotti dalla Germania, ma aumentando anche l’export.
La Lombardia, seppure in calo del 2,1 per cento nello scambio, resta in testa nei rapporti economici con la Germania, incassando ancora oltre trentadue miliardi dalle importazioni e più di diciannove miliardi dall’export, coprendo da sola un terzo degli scambi totali. A seguire il Veneto, con oltre ventitré miliardi di interscambio totale, e l’Emilia Romagna, con diciotto miliardi.
Dal lato della Germania, invece, la Baviera torna in testa tra i lander più attivi, superando di poco il Baden-Württemberg, penalizzato dalla crisi dell’automotive.
Tra novembre 2024 e gennaio 2025, la produzione industriale tedesca ha cominciato a registrare i primi segnali positivi, con una ripresa anche dell’automotive. Ma a preoccupare per il futuro ora sono i dazi di Donald Trump, che potrebbero colpire i settori strategici dell’interscambio italo-tedesco, auto e acciaio in primis.
Italia e Germania, da sole, rappresentano il 42,5 per cento dell’export europeo verso gli Stati Uniti, per un valore di duecentoventisei miliardi nel 2024. I dazi riguarderanno un volume di scambi di almeno 49,5 miliardi, più gli effetti indiretti ovviamente.
All’interno della strategia di de-risking, la Germania negli anni passati aveva ridotto gli scambi commerciali con la Cina in favore di quelli con gli Stati Uniti. Nel 2024 è stato certificato per la prima volta il sorpasso, ma i dazi ora potrebbero invertire nuovamente questa dinamica. Secondo un sondaggio interno alle imprese della Camera di Commercio italo-germanica, il sessanta per cento delle aziende ritiene che i dazi di Trump causeranno una rimodulazione dei rapporti economici tra Europa e Stati Uniti.