Rari e preziosi Nonostante dazi e minacce l’Italia punta sull’America

La scelta di Franco Denari come nuovo Ceo per la filiale statunitense e l’ingresso nel difficile mercato newyorkese di ostriche e vongole con prodotti di qualità molto alta sono le novità su cui punta l’azienda italiana Longino & Cardenal per conquistare i ristoratori locali

Longino & Cardenal
Franco Denari e Riccardo Uleri di Longino & Cardenal

Non molti sanno che gli indiani Lenape, abitanti della baia di New York quando arrivarono gli olandesi, si nutrivano praticamente solo di ostriche, una specie endemica di questo tratto salmastro tra l’estuario del fiume Hudson e l’Oceano Atlantico. Allora non c’era neppure il problema di abbassare l’Iva, bastava mettere le mani in acqua e raccogliere. Liberty Island e Ellis Island, lontane dal diventare famose per la Statua e l’approdo dei migranti, non a caso erano chiamate Great Oyster e Little Oyster. Le prime strade pavimentate della città furono realizzate con i gusci delle oggi pregiate conchiglie.

Prima di diventare la “grande mela” dunque questa città era la “grande ostrica”. C’è un libro, purtroppo non è stato tradotto in italiano, molto divertente: “The Big Oyster” scritto da nel 2006 Mark Kurlansky, giornalista del New York Times. Anche se gli allevamenti sono stati successivamente impiantati a Long Island, New York resta una città golosa di ostriche; si calcola che il famosissimo Oyster Bar, all’interno di Grand Central, ne serva almeno cinque milioni all’anno. Insomma, resta un cibo identitario della città.

Non a caso l’importazione delle ostriche dalla Francia è vietata. Una regola protezionistica che si avvale anche di ragioni sanitarie. Le acque della Bretagna, e comunque di tutto il Mediterraneo, per la Food and Drug Administration (Fda), non sono in un mare classificato “Zona A” semplicemente perché i francesi non fanno nessuna graduatoria biologica dei loro mari. Fda a volte vieta anche la vendita delle ostriche di determinate zone marine del Nord America.

Longino & Cardenal, presente sul mercato americano dal 2019 (con il senno di poi non esattamente un buon momento per lanciare un business), ora vuole intaccare il monopolio delle ostriche “made in Usa” e ha presentato a New York ostriche e vongole che arrivano dal golfo di Cadice, appena fuori lo stretto di Gibilterra, proprio perché hanno ottenuto l’indispensabile approvazione dalla Fda. Un’autorizzazione ottenuta grazie all’altissima qualità dell’acqua per cui i molluschi non necessitano di purificazione.

La presentazione di ostriche e vongole è stata l’occasione per il rilancio della filiale Longino negli Stati Uniti avvenuta a Seaport, presso The Fulton, con vista sui ponti che portano a Brooklyn: Brooklyn Bridge e Manhattan Bridge.

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@Longino & Cardenal

Naturalmente nel catalogo ci sono molti altri «cibi rari e preziosi» provenienti da tutta Europa, soprattutto Italia e Spagna, come latticini, salumi, condimenti. Carni e volatili sono invece americani. Per ora si rivolgono esclusivamente ai ristoranti, ma in futuro è previsto un e-commerce aperto a tutti.

«Il giro d’affari estero per noi rappresenta il venticinque per cento, per ora solo una piccola parte riguarda gli Stati Uniti, complice la sfortunata data di inizio dell’operatività: dopo pochi mesi la pandemia ha chiuso il mondo» ha raccontato a Linkiesta Gastronomika Riccardo Uleri, Ceo di Longino & Cardenal. «Ora è il momento del rilancio, abbiamo un nuovo Ceo della filiale americana, Franco Denari, con l’obiettivo di far diventare gli Stati Uniti il primo mercato estero, raggiungendo in cinque anni la quota del trenta per cento sul volume totale».

Il fatturato di Longino & Cardenal nel 2023 è stato di 27,5 milioni di euro, con un incremento rispetto all’anno precedente di quasi il tredici per cento: «Possiamo dire di essere usciti dal periodo della pandemia che ha pesato sul settore di riferimento e sui risultati» ha dichiarato Riccardo Uleri. Insomma i tempi erano buoni per il rilancio negli Stati Unti.

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@Longino & Cardenal

La scelta del Ceo della filiale Usa è caduta su Franco Denari, nel settore da venti anni, arrivato negli Stati Uniti, anzi a New York come ci tiene a sottolineare, per l’apertura di Eataly che ha lasciato nel 2019; poi, dopo un anno di sosta per la nascita del figlio Liam, ha lavorato prima con l’oleificio Zucchi e poi per il gruppo Krause che possiede una catena di supermercati ed è anche proprietario del Parma Calcio. Sempre in posizioni di responsabilità e ottenendo risultati lusinghieri. «Per lavorare con Krause mi sono spostato a Des Moines, nello Iowa, perché lì è la loro sede» racconta Denari, «Dopo quasi tre anni in Iowa, le due strade si sono separate e sono tornato a New York, dedicandomi a me stesso per un periodo fino a quando non ho incontrato Riccardo Uleri».

Un volo in Italia è bastato per trovare un accordo. «Il mio obiettivo è far diventare gli Stati Uniti il primo mercato per Longino – continua Denari – cominciando naturalmente da New York, che è la città più difficile. Se riesci qui poi Los Angeles, Miami, Boston, Chicago sono più facili da conquistare. Ci vuole una visione decennale, dobbiamo diventare partner dei ristoranti, non un distributore tradizionale. La cucina italiana moderna sta prendendo sempre più piede, io voglio offrire agli chef anche una consulenza pratica per migliorare. Ho in mente di organizzare una non profit mettendo insieme i migliori interpreti della nostra cucina contemporanea per fare formazione. Con un occhio anche alle mense scolastiche, dove si costruisce la cultura del buon cibo. Le idee ci sono, oggi lavorano da Longino Usa sei persone e a breve raddoppieremo».

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