Alta tensione Il licenziamento del capo dello Shin Bet nel terzo giorno di bombardamenti a Gaza

Il governo israeliano ha approvato all’unanimità la decisione di rimuovere Ronen Bar dall’incarico di direttore dell’agenzia di sicurezza interna. Proseguono, intanto, le proteste contro Netanyahu

Proteste contro Netanyahu a Gerusalemme (AP Photo/LaPresse, ph. Ohad Zwigenberg)

Nel terzo giorno dalla ripresa dei bombardamenti a Gaza, il governo israeliano ha approvato all’unanimità la proposta del primo ministro Benjamin Netanyahu di licenziare Ronen Bar, ormai ex direttore dell’agenzia di sicurezza interna del Paese (lo Shin Bet). 

Nessun esecutivo nella storia di Israele ha mai destituito il capo dello Shin Bet: una mossa che intensificherà ulteriormente la crisi politica interna. Secondo Axios, la decisione del governo è arrivata mentre l’agenzia di intelligence stava indagando su due consiglieri del primo ministro, accusati di aver ricevuto finanziamenti dal Qatar durante la guerra tra Israele e Hamas. 

I partiti di opposizione, preoccupati per un’ulteriore svolta autoritaria dell’attuale governo, hanno già annunciato che presenteranno un ricorso presso la Corte Suprema del Paese, nel tentativo di annullare la decisione. Ma Netanyahu, aggiunge Axios, potrebbe non rispettare la sentenza. 

In una lettera inviata ai ministri, Ronen Bar – che non si è presentato alla riunione di gabinetto dove hanno approvato il suo licenziamento – ha accusato Netanyahu di agire sulla base di «interessi personali» che impediscono allo Shin Bet di lavorare in autonomia. 

Proseguono, intanto, i bombardamenti israeliani a Gaza. Nel terzo giorno di rottura della tregua, si legge sul Guardian (che cita come fonte i funzionari medici della Striscia), almeno novantuno palestinesi sono stati uccisi e altri sono rimasti feriti. 

I missili dell’esercito israeliano si sono abbattuti su Gaza durante la notte e nelle prime ore dell’alba, quando molte persone stavano ancora dormendo. Tra le macerie, aggiunge il Guardian, è stata estratta viva una neonata di un mese, ma i suoi genitori e il fratello non ce l’hanno fatta. In risposta ai bombardamenti, Hamas ha lanciato una raffica di razzi su Tel Aviv, senza causare vittime.

Il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, ha detto che solo martedì i bombardamenti hanno ucciso più di quattrocento persone, tra cui centottantatré bambini e novantaquattro donne. La tregua tra Israele e Hamas è terminata dopo circa due mesi di fragile cessate il fuoco. L’esercito israeliano ha comunicato ai civili di evacuare le aree settentrionali e orientali della Striscia per evitare di rimanere intrappolati nei combattimenti via terra. 

In Israele, nel frattempo, migliaia di cittadini sono scesi in piazza contro il governo di Netanyahu, accusato di sfruttare per scopi politici i cinquantanove ostaggi israeliani (ventiquattro potrebbero essere ancora vivi) rimasti nelle prigioni di Hamas. La polizia ha arrestato almeno dodici manifestanti tra Gerusalemme e Tel Aviv, le due piazze più calde delle proteste. 

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