Dopo aver fatto il bullo con Volodymyr Zelensky nello Studio Ovale, blandito Vladimir Putin con dichiarazioni al miele ed essersi inimicato gli alleati Nato, senza ottenere nulla in cambio, Donald Trump prova a forzare la mano, annunciando ai giornalisti a bordo dell’Air Force One che avrà un colloquio diretto col dittatore russo martedì per far finire la guerra in Ucraina. «Vogliamo vedere se possiamo porre fine a questa guerra. Forse ci riusciremo, forse no, ma penso che abbiamo ottime possibilità».
Il presidente degli Stati Uniti aveva promesso di ottenere la pace in ventiquattro ore, ma sono già passati cinquantasette giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca. La Russia continua a bombardare e il cessate il fuoco che l’amministrazione americana ha cercato di vendere come un successo è rimasta inattuata. A una settimana dall’accordo con Kyjiv, Mosca non ha fermato gli attacchi e l’esercito ucraino è costretto a combattere su più fronti.
La conversazione diretta con Putin di martedì ha l’obiettivo di raggiungere un’intesa che questa volta tenga davvero. Dietro questa novità nei negoziati c’è stato un intenso lavoro diplomatico da parte dell’inviato speciale americano Steve Witkoff, che la scorsa settimana è volato a Mosca per un confronto diretto col dittatore russo. Un incontro lungo, descritto come «positivo» dallo stesso Witkoff. Un piccolo passo in avanti dopo l’inquietante conferenza stampa in cui Putin aveva fintamente aperto alla possibilità di un cessate il fuoco, salvo poi ribadire le stesse pretese del primo giorno d’invasione. Un modo per alzare la posta e guadagnare tempo.
Le richieste del Cremlino rimangono un’incognita. Putin, negli ultimi giorni, ha fatto trapelare la necessità di «garanzie di sicurezza ferree» per la Russia, che includerebbero lo stop agli aiuti militari occidentali a Kyjiv e un impegno sulla neutralità dell’Ucraina.
Siccome l’Ucraina conosce bene il metodo russo, poche ore fa ha annunciato un’importante novità militare: il “Long Neptune”, missile da crociera ucraino a lungo raggio, sviluppato come evoluzione del sistema Neptune, capace di colpire obiettivi terrestri e navali a grande distanza, ha superato i test degli ultimi mesi e ora potrebbe arrivare fino a Mosca. Un segnale chiaro sul fatto che l’Ucraina non intende abbassare la guardia, nonostante la prospettiva di un negoziato.
Nel frattempo Volodymyr Zelensky ha riorganizzato il comando militare, sostituendo il capo di Stato maggiore Anatoliy Bargylevych con Andriy Gnatov, un generale con esperienza diretta sul campo. «Il suo compito è portare maggiore esperienza operativa e migliorare la gestione delle operazioni difensive e offensive», ha dichiarato il presidente ucraino.
Il presidente francese Emmanuel Macron, rispondendo indirettamente a Mosca, ha ribadito che l’invio di forze alleate sul suolo ucraino non dipende dal Cremlino: «Se l’Ucraina richiede la presenza di truppe alleate, non spetta alla Russia accettarlo o rifiutarlo». Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato che giovedì si terrà una riunione operativa militare a Londra, con la partecipazione dei leader dei cosiddetti «Paesi volenterosi», per discutere dei piani di peacekeeping in Ucraina. L’incontro fa seguito a una videochiamata tra i leader occidentali, in cui è stata ribadita la necessità di mantenere la pressione su Mosca.