Politica trasparentePer entrare davvero in Europa l’Albania deve cambiare il modo in cui si governa

Tirana accelera sul processo di adesione nell’UE entro il 2030. Ma resta il nodo delle riforme democratiche e della libertà dei media

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Chiudere i negoziati di adesione entro il 2027 ed entrare nell’Unione europea nel 2030. È questo l’obiettivo del governo albanese ribadito nei giorni scorsi dal primo ministro Edi Rama durante l’incontro con il Presidente del Consiglio europeo António Costa, subito prima di recarsi in Lussemburgo per la quarta conferenza sull’adesione dell’Albania con i Ministri degli esteri dei ventisette Paesi UE. Una tabella di marcia ambiziosa che richiederà riforme importanti. Ma a Bruxelles sono convinti che Tirana possa davvero accelerare la corsa nei prossimi due anni.

L’Albania, insieme al Montenegro, è oggi il Paese con le maggiori chances di adesione. Il 14 aprile l’Unione europea ha aperto il Cluster 2 relativo al mercato interno che comprende nove capitoli negoziali. Nei mesi scorsi erano stati aperti i Cluster 6 (Relazioni esterne) nel dicembre 2024 e il Cluster 1 (Fondamentali) nell’ottobre 2024. I negoziati relativi ai Fondamentali sono solitamente i primi a essere aperti e gli ultimi a essere chiusi e determinano le tempistiche delle trattative. Vista l’accelerata degli ultimi mesi è evidente che ci siano stati dei progressi. «L’ambizione è aprire altri capitoli nel corso del 2025, abbiamo un programma molto concreto e vogliamo mantenerlo» ha dichiarato Costa. 

In politica estera Tirana ha un posizionamento sempre più allineato a quello europeo ed è tra i partner più affidabili della regione. Ha adottato integralmente le sanzioni contro la Russia, sostiene politicamente e militarmente l’Ucraina (recentemente Rama e Zelensky hanno firmato un accordo di cooperazione e sicurezza) ed è da sempre uno dei maggiori promotori della stabilità nell’area. Un alleato particolarmente prezioso nella regione anche alla luce dell’atteggiamento della Serbia, che al contrario continua a coltivare rapporti privilegiati con Mosca. 

L’Albania fa anche parte del piano di crescita europeo per i Balcani occidentali che porterà nelle casse del Governo albanese quasi un miliardo di euro nei prossimi dieci anni, ed è coinvolta in vari progetti di sviluppo infrastrutturale finanziati dall’Unione europea. Come il collegamento ferroviario tra il porto di Durazzo e Rrogozhinë che diventerà strategico per la mobilità militare in ambito NATO nell’Europa sudorientale (dal 2009 Tirana fa parte dell’Alleanza).

Aldilà della politica estera e della crescita infrastrutturale ci sono però ancora alcune questioni da sistemare. Nonostante i miglioramenti registrati su istituzioni democratiche e diritti, le misure anticorruzione finora hanno prodotto risultati limitati così come la riforma del sistema giudiziario. Il governo di Edi Rama ha inoltre dimostrato di avere diversi limiti nella gestione dei media e nei rapporti con gli altri partiti. Le relazioni tra governo e opposizione restano tese, tra proteste di piazza e continue denunce di clima illiberale. 

Non va meglio sul fronte della libertà di stampa: l’indipendenza dei media e alcune norme controverse che limitano la libertà di espressione online preoccupano sia le ong che le istituzioni europee. Bruxelles ha sottolineato la necessità di riforme che saranno dirimenti per il progredire del percorso di adesione. Il rispetto della tabella di marcia annunciata nei giorni scorsi dipenderà soprattutto dai passi in avanti in questi settori. 

Il processo di integrazione europea sarà uno dei temi centrali della campagna elettorale che porterà alle elezioni parlamentari dell’11 maggio. Rama potrà spendere internamente le buone relazioni con i leader europei, Meloni su tutti. Italia e Albania hanno storicamente un profondo legame economico, culturale e politico.

Il nostro è tra i Paesi che guadagnerebbero di più da una piena integrazione dell’Albania, in termini economici e di influenza regionale. L’accordo sui migranti, per ora totalmente fallimentare, è stato un ulteriore avvicinamento verso Meloni che recentemente ha donato al Governo albanese la nave pattugliatore di proprietà della Marina Militare italiana Libra P 402, per permettere a Tirana di rafforzare il controllo delle coste e intensificare la sua partecipazione alle missioni della Nato. 

Rama è riuscito a coltivare buoni rapporti anche con la Commissione von der Leyen e con gli altri leader europei e in questo momento l’Albania sembra essere più vicina all’Europa che mai. Per rendere credibile l’obiettivo del 2030, però, non basteranno le dichiarazioni d’intenti sia da una parte che dall’altra. A Tirana serviranno velocemente riforme «difficili», come le ha definite l’Alto rappresentante Kallas, e un generale salto di qualità democratico.

Se vorrà rispettare la roadmap indicata da Rama in questi giorni l’Albania non può permettersi di rallentare. Dall’altro lato l’ingresso del Paese nell’Unione europea sarebbe un buon segnale anche per Bruxelles che da anni non riesce a fare passi in avanti significativi nel percorso di allargamento. L’obiettivo dichiarato di aumentare l’influenza sui Balcani occidentali non ha portato a grossi risultati in questi ultimi anni e, al contrario, le tensioni nella regione sono aumentate nonostante i moniti della Commissione europea. 

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