I mercati azionari asiatici hanno aperto in profondo rosso in risposta ai dazi imposti dagli Stati Uniti. Le Borse crollano e non si vede l’ombra del rimbalzo. Il commercio globale non se la passa poi meglio: circa cinquanta Paesi negli ultimi giorni hanno contattato la Casa Bianca per negoziare sui dazi, ma la risposta del Segretario al Tesoro Scott Bessent e del Segretario al Commercio Howard Lutnick è stata sempre negativa. Con l’amministrazione di Donald Trump non margine di trattativa, almeno non in questo momento. È per questo che il resto del mondo si sta attrezzando come può per adeguarsi o rispondere a tono.
Nei prossimi giorni i Paesi dell’Unione europea cercheranno di presentare un fronte unito contro i dazi americani. Già questa sera la Commissione Ue dovrebbe presentare un elenco di prodotti statunitensi da colpire con tariffe doganali. Sarebbe una risposta in particolare ai dazi sull’acciaio, l’alluminio e le automobili, settori che hanno visto imporsi dazi del venticinque per cento. Ma va ricordato che i dazi di Trump coprono circa il settanta per cento delle esportazioni dell’Unione europea verso gli Stati Uniti, per un valore complessivo di cinquecentotrentadue miliardi di euro (dato del 2024).
Secondo Reuters, probabilmente l’Unione prenderà di mira carne, cereali, vino, legname e vestiti provenienti dagli Stati Uniti, nonché gomme da masticare, filo interdentale, diamanti, alcune categorie di elettrodomestici, carta igienica. Una prima serie di contromisure mirate su un massimo di ventotto miliardi di dollari di importazioni statunitensi. In questo modo Bruxelles si allineerebbe alla Cina e al Canada nell’imporre tariffe di ritorsione agli Stati Uniti, in una prima escalation di quella che alcuni temono diventerà una guerra commerciale globale, rendendo i beni più costosi per miliardi di consumatori e spingendo le economie di tutto il mondo in recessione.
Un prodotto che ha ricevuto particolare attenzione in queste settimane e ha creato più problemi sia nelle relazioni Usa-Ue sia all’interno dell’Unione europea è il bourbon. La Commissione ha stanziato un dazio del cinquanta per cento, spingendo Trump a minacciare una contro-tariffa del duecento per cento sulle bevande alcoliche dell’Unione europea se Bruxelles non ha intenzione di ritirare la sua.
Oggi in Lussemburgo ci sarà il primo incontro politico dell’Unione europea dopo l’annuncio di Trump sui dazi doganali, durante il quale i ministri responsabili del commercio dei ventisette Stati membri discuteranno dell’impatto dei dazi, alla ricerca del modo migliore per rispondere.
Come sempre, all’interno dell’Unione europea c’è un ampio spettro di posizioni diverse su come rispondere ai dazi di Trump. Per la Francia, ad esempio, l’Unione europea dovrebbe lavorare su un pacchetto che vada ben oltre i dazi e il presidente francese Emmanuel Macron ha già suggerito che le aziende europee dovrebbero sospendere gli investimenti negli Stati Uniti finché «le cose non saranno chiarite».
Ma è una posizione diametralmente opposta a quella di un Paese come l’Irlanda, le cui esportazioni vanno per quasi un terzo agli Stati Uniti. Dublino non a caso ha chiesto una risposta ben ponderata e non esagerata. Per l’Italia, con il solito tentativo di equilibrismo di Giorgia Meloni tra le due sponde dell’Atlantico, forse non sarebbe neanche il caso di reagire. Non si può ignorare il fatto che l’Italia sia il terzo maggiore esportatore dell’Unione verso gli Stati Uniti.