Il dibattito innescato dall’articolo di Larry David sulla sua cena con Adolf Hitler pubblicato lunedì sul New York Times mi ha ricordato, per un verso, le infinite discussioni su berlusconismo e antiberlusconismo della mia giovinezza, per l’altro le più recenti disamine dell’incontro tra Giorgia Meloni e Donald Trump.
Il bersaglio del pezzo, ovviamente satirico, era Bill Maher, conduttore televisivo e comico americano di sinistra, che qualche giorno fa ha raccontato nel monologo di apertura del suo show di avere incontrato Trump, descrivendolo come «gentile e misurato», ben diverso dal suo personaggio pubblico.
David, anche lui una star della comicità americana (è autore e protagonista della serie «Curb your enthusiasm», oltre a essere stato co-autore di Seinfeld), non nomina mai Maher, ma è evidente a tutti chi sia l’obiettivo polemico del pezzo, dal titolo «La mia cena con Adolf». Anche perché l’articolo gli fa il verso praticamente riga per riga, come quando descrive la sua sorpresa per avere ricevuto l’invito, pur essendo stato sin dall’inizio uno dei più feroci critici del dittatore. «Nessuna delle persone che conoscevo mi ha incoraggiato ad andare. “È Hitler. È un mostro”. Ma alla fine ho pensato che l’odio non ci porta da nessuna parte».
Qualunque cosa si pensi del merito della questione al centro del dibattito – la demonizzazione dell’avversario o l’umanizzazione del demonio come metodo di lotta politica, la reductio ad Hitlerum come scorciatoia dialettica – bisogna riconoscere che il pezzo è esilarante. E forse, trattandosi di un pezzo di satira, tanto dovrebbe bastare.
Personalmente, credo che meritasse di essere pubblicato anche solo per il finale: «Due ore dopo, la cena era terminata e il Führer mi accompagnava alla porta. “Sono così felice di averti incontrato. Spero di non essere più il mostro che credevi”. “Devo dire, mein Führer, che sono proprio felice di essere venuto. Anche se non siamo d’accordo su molte questioni, non significa che dobbiamo odiarci a vicenda”. E con ciò, gli rivolsi il saluto nazista e uscii nella notte».
Non penso di dover spiegare al lettore perché la lettura mi abbia ricordato tante analisi sull’esito dell’incontro tra Meloni e Trump alla Casa Bianca. Quanto alla discussione che l’articolo ha suscitato, quello che più mi ha colpito è la sua incredibile somiglianza, direi pure la perfetta sovrapponibilità, con le discussioni che per tre decenni hanno diviso il paese, ma direi anzitutto gli oppositori di Silvio Berlusconi.
Personalmente, ho sempre trovato inconcludente e dannosa l’opposizione di quei comici, registi e giornalisti che gridavano al regime e bollavano come traditore chiunque non volesse seguirli su una simile strada, e credo che continuerei a vederla così, se davanti avessi ancora Berlusconi, l’Italia e il mondo degli anni Novanta. Ma Trump e il mondo di oggi mi sembrano ben diversi, e purtroppo anche l’Italia.
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