Senso unicoLa condanna di Le Pen, Abrego Garcia, e il funerale dello Stato di diritto

Secondo la vulgata sovranista, la leader francese è innocente, anche se condannata, e il rifugiato salvadoregno deportato dal governo americano è colpevole, anche se non è mai stato processato

LaPresse

Secondo la vulgata sovranista Marine Le Pen è innocente, anche se è stata condannata, e Abrego Garcia, il rifugiato salvadoregno deportato dal governo statunitense, contro la decisione del giudice dell’immigrazione, è comunque colpevole, anche se non è mai stato processato per alcun crimine. 

C’è un aspetto che accomuna l’ampio e composito fronte innocentista, che patrocina la causa della leader del Rassemblement National Marine Le Pen, condannata con sentenza non definitiva per appropriazione indebita, sospesa con effetto immediato dall’eleggibilità alle cariche pubbliche e al momento (in attesa dell’appello) esclusa dalla corsa per l’Eliseo del 2027. 

Tutti, a partire dalla patrocinata, non hanno alcuna legittimità per contestare la presunta discriminazione politica operata per via giudiziaria. Dai portavoce del Reich moscovita, come Maria Zakharova, ai volenterosi lavoranti della guerra ibrida putiniana incistati ai vertici di alcune istituzioni nazionali, come Victor Orban, Matteo Salvini e tutto il cucuzzaro dell’internazionale sovranista, fino alla stessa Le Pen, che ha sempre sostenuto sanzioni ben più draconiane contro i politici condannati per malversazioni, non c’è nessuno che abbia alcun titolo per dare lezioni o muovere censure sul rispetto dei diritti elettorali democratici. 

Oppure s’intende per titolo e legittimazione proprio quelli di rappresentare e difendere regimi dispotici e aspiranti tali, oppure, per quello che ci riguarda più direttamente, culture politiche che sul tema della divisione e dell’equilibrio dei poteri sono rimaste ai cappi agitati in Parlamento, alle monetine del Raphael e al «parlateci di Bibbiano»?

Certo ha senso teoricamente discutere su quale immunità dalle pronunce dei tribunali possa essere riconosciuta agli eletti del popolo e su quale immunizzazione del processo democratico dal sindacato giudiziario sia compatibile con il sistema dei check and balances costituzionali. 

Praticamente, però, non ha senso farlo con figuri che ammazzano o spediscono in galera gli oppositori e a tempo perso cavillano sulla giustizia penale francese o che hanno l’idea di subordinare la giustizia alla volontà e ai sentimenti del popolo e quindi non vogliono la separazione, bensì l’ibridazione plebiscitaria del potere politico con quello giudiziario. 

A ben guardare, infatti, la ragione per cui la sentenza contro Le Pen sarebbe scandalosa è la stessa per cui, ad esempio, gli stessi scandalizzati considerano sacrosanta l’espulsione decretata dal Governo Usa, contro una sentenza del giudice dell’immigrazione americano, ai danni del rifugiato salvadoregno Kilmar Abrego Garcia, residente legalmente dal 2019 negli Stati Uniti, sposato con una cittadina e padre di un figlio americani. 

Malgrado godesse di uno status legale dal 2019 e non fosse mai stato condannato per alcun crimine, la polizia lo ha arrestato e l’US Immigration and Customs Enforcement l’ha deportato in El Salvador, violando – per un “errore amministrativo”– la legge che prevede che la revoca della protezione accordata a un rifugiato sia confermata da un giudice. 

I massimi esponenti del governo americano hanno giustificato la deportazione mentendo sul caso, come il vicepresidente J.D Vance, che ha sostenuto che Abrego Garcia era stato condannato per l’appartenenza a una gang, oppure mentendo sulla legge, come ha fatto la portavoce della Casa Bianca Karoline Claire Leavitt, che all’obiezione secondo cui un giudice aveva riconosciuto il diritto di Abrego Garcia di rimanere negli Stati Uniti, ha risposto che quella pronuncia non vale più, perché è cambiato l’indirizzo del Governo americano: «Per chi lavora quel giudice? Era un giudice dell’immigrazione che lavora per il Dipartimento di Giustizia sotto la direzione di Pam Bondi».

Malgrado fortunatamente la Costituzione e le leggi americane non abbiano ancora stabilito che le norme in vigore vanno interpretate in concreto dai giudici secondo l’indirizzo loro fornito dai vertici del potere esecutivo, questa vulgata antiliberale quante altre mai si è imposta nel discorso pubblico come una sorta di verità autoevidente, su cui solo i nemici e gli usurpatori della sovranità popolare possono avanzare dubbi.

Per il tribunale del senso comune, che è di per sé il prodotto più caratteristico e l’alibi più frequente di qualunque demagogia di potere, Le Pen è innocente, anche se è stata condannata, e Abrego Garcia colpevole, malgrado non sia stato neppure processato, in questo Occidente convocato suo malgrado al funerale dello Stato di diritto.

X