Orizzonte 2030Il Parlamento europeo s’è desto (a favore del necessario riarmo)

I prossimi negoziati sul Quadro Finanziario Pluriennale definiranno la capacità dell'Unione di rispondere ai nuovi equilibri globali

LaPresse

Il Parlamento europeo s’è desto su due temi essenziali della vita dell’Unione europea che, come recita il Trattato di Lisbona, è fondata sulla doppia legittimità democratica e cioè su un insieme di Stati che condividono le loro sovranità e un insieme di cittadine e di cittadini a cui i Trattati attribuiscono precisi diritti in una democrazia in statu nascendi.

Il primo tema è quello della difesa comune che, a partire dal Trattato di Lisbona, è parte integrante o dovrebbe essere parte integrante della politica estera e di sicurezza comune (art. 42 Tue).

La difesa comune è tornata di drammatica attualità dopo l’aggressione della Russia all’Ucraina il 24 febbraio 2022 e in seguito ai ripetuti annunci di Donald Trump di voler chiudere l’ombrello militare che dal 1949 fu creato con la Nato per proteggere gli Stati dell’Europa occidentale che a quella Organizzazione internazionale hanno progressivamente aderito.

La protezione dell’ombrello di Washington è stata una conseguenza della sciagurata decisione dell’Assemblea nazionale francese il 30 agosto 1954 – con il silenzio complice dell’Italia – di rinunciare alla creazione di una Comunità europea di difesa nel quadro di una comunità politica secondo un modello federale.

Fra le decisioni che dovranno essere prese per creare una vera difesa comune, e cioè una capacità operativa fondata su strumenti sia civili, sia militari, c’è quella di un’azione per garantire la sicurezza dell’Unione europea nel quadro di una sua autonomia strategica che riguarda il rafforzamento delle industrie europee della difesa in buona parte pubbliche e dunque controllate dai governi nazionali ma in parte anche private attraverso sovvenzioni e appalti.

La capacità operativa europea è praticamente inesistente in questo settore perché le industrie dei Paesi membri dell’Unione europea cooperano molto poco fra di loro e perché l’Unione europea dipende per l’80 per cento da acquisti di prodotti statunitensi.

Per far fronte a questa situazione, la Commissione europea aveva proposto il 5 marzo 2024 un primo parziale strumento chiamato Edip (European Defense Improvement Programme) con una per ora modesta dotazione finanziaria di 1,5 miliardi di euro per misure di emergenza ma anche con un obiettivo più strutturale e a lungo termine che richiederebbe naturalmente un finanziamento ben più ambizioso.

Il progetto di regolamento Edip è stato fondato sulla procedura legislativa ordinaria e cioè sulla codecisione fra il Consiglio che vota a maggioranza qualificata e l’accordo del Parlamento europeo garantendo così il controllo democratico.

Su questa base, le commissioni riunite Difesa e Industria del Parlamento europeo hanno dato il loro accordo al regolamento Edip il 24 aprile 2025 con 70 voti a favore, 46 contrari (in particolare le delegazioni Cinque Stelle e Lega) e 8 astenuti in attesa del voto dell’aula e della successiva apertura di un negoziato con il Consiglio.

Nonostante il progetto di regolamento Edip, che potrebbe costituire il quadro giuridico e operativo per futuri investimenti europei nel settore dell’industria della difesa se adeguatamente rafforzato nella sua dotazione finanziaria, la Commissione europea ha proposto il 19 marzo 2025 un nuovo progetto di regolamento denominato Safe (Security Action for Europe) generato dal piano ReArmEurope e fondato sull’art. 122,2 Tfue con l’esclusione – del ruolo del Parlamento europeo – (che sarà solo informato dal presidente del Consiglio dopo la decisione presa) e dei parlamenti nazionali.

La commissione giuridica del Parlamento europeo ha rapidamente reagito il 9 e il 23 aprile contro la nuova proposta della Commissione europea

  • contestando all’unanimità la base giuridica dell’art. 122,2 Tfue,

  • chiedendo alla presidente Roberta Metsola di inviare la sua contestazione alla Commissione europea,

  • esigendo la ricerca di un’altra base giuridica che garantisca i poteri del Parlamento europeo

  • e annunciando ulteriori passi – nel caso in cui la Commissione europea non intenda modificare la sua proposta del 19 marzo 2025 – con un dibattito in seduta plenaria che potrebbe condurre all’apertura di un conflitto istituzionale anche con il Consiglio giungendo fino alla Corte di giustizia.

Il secondo tema è quello del Quadro Finanziario Pluriennale a partire dal 2028 che, sulla base della proposta che la Commissione europea presenterà entro il 1° luglio 2025, dovrà essere adottato all’unanimità dal Consiglio entro il 31 dicembre 2027 previa approvazione del Parlamento europeo che si pronuncia alla maggioranza dei suoi membri.

La commissione dei bilanci del Parlamento europeo ha adottato il 23 aprile – con 23 voti favorevoli, 9 contrari e 2 astensioni – un rapporto di iniziativa sul Quadro Finanziario Pluriennale dal 2028, un rapporto non previsto dai Trattati ma indispensabile per indicare alla Commissione europea le priorità che consentiranno l’accordo dell’Assemblea sulla proposta del Consiglio.

Il rapporto, arricchito dai pareri di tutte le commissioni parlamentari, sottolinea in particolare:

  • la necessità di un bilancio ambizioso, ben al di là dell’1 per cento del Rnl su cui sono fondate da decenni le finanze dell’Unione europea, per far fronte alle crisi e alle nuove sfide

  • l’introduzione delle risorse proprie proposte dalla Commissione europea

  • il rimborso europeo dei prestiti concessi agli Stati nel quadro del Next Generation EU che scade il 31 dicembre 2026

  • l’adozione di prestiti europei per finanziare non solo la difesa comune ma anche la transizione ecologica e la dimensione sociale

  • l’ostilità all’uso dei fondi strutturali per finanziare le spese militari garantendo invece la coesione economica, sociale e territoriale

  • il rafforzamento delle politiche comuni di lotta alle diseguaglianze, alla povertà e all’esclusione

  • l’opposizione alla fusione di fondi, che rischierebbe di indebolire la trasparenza ed il controllo parlamentare, e alla creazione di piani nazionali come proposto dalla Commissione europea

  • la creazione di due nuovi fondi per far fronte a catastrofi naturali e ad emergenze imprevedibili

  • il rispetto dello Stato di diritto con un meccanismo di condizionalità intelligente che penalizzi gli Stati ma non i beneficiari dei fondi europei.

Vale la pena di leggere attentamente i 135 paragrafi del rapporto della commissione dei bilanci del Parlamento europeo e dei pareri delle singole commissioni in vista del voto dell’Assemblea previsto per il 6 maggio, perché da esso emergeranno le proposte specifiche del Parlamento europeo nel negoziato interistituzionale con il Consiglio che durerà almeno due anni e da cui si svilupperanno le politiche pluriennali dell’Unione europea nella seconda metà di questa legislatura e nella prima metà della successiva.

In vista del voto in seduta plenaria e di future integrazioni suggeriamo di rafforzare la posizione del Parlamento europeo sulla base di queste proposte:

  • la conferma della insufficienza delle nuove risorse proprie suggerite dalla Commissione europea che saranno necessarie per un finanziamento ambizioso del futuro Quadro Finanziario Pluriennale integrandole con imposte europee su esternalità negative tali da garantire beni pubblici europei

  • la conferma della proposta avanzata dal Parlamento europeo nel suo rapporto del 22 novembre 2023 di una scadenza quinquennale del Quadro Finanziario Pluriennale come previsto dall’art. 312,1 Tfue

  • la fissazione di una data per una revisione a metà percorso (Mid Term Review) e cioè nel corso del 2030, per tener conto, fra l’altro, delle conseguenze degli eventuali allargamenti, di una valutazione della realizzazione degli obiettivi dello sviluppo sostenibile e della lotta al cambiamento climatico, della realizzazione della difesa europea e delle priorità della nuova legislatura 2029-2034

  • l’organizzazione di assise interparlamentari per coinvolgere i parlamenti nazionali nel dibattito e nelle decisioni sul Quadro Finanziario Pluriennale che coinvolge la vita dell’Unione europea e dei suoi Stati membri, che potrebbero aprire la strada a un processo costituente di riforma dell’Unione europea.

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