Non è solo il calcio ad animare gli spalti del Deportivo La Coruña, un tempo club glorioso in Spagna ma oggi solo dodicesimo nella seconda divisione. Nelle ultime settimane la tifoseria galiziana è stata in prima linea, oltre che nel sostegno alla squadra, anche nella battaglia sociale contro Altri, la multinazionale portoghese impegnata in un discusso progetto nella regione del Nord-Ovest spagnolo.
Domenica 23 marzo, allo stadio Riazor durante la sfida contro il Cartagena, gli ultras del Depor hanno mostrato diversi cartelli di protesta e srotolato uno striscione su cui era scritto “Difendi la tua terra: No ad Altri!”.
🇪🇸 Domenica allo stadio Riazor, i tifosi del Deportivo La Coruña hanno protestato contro la costruzione della megafabbrica della multinazionale portoghese Altri in Galizia. Il progetto rischia di aver un grave impatto ambientale sul territorio.
— Pallonate in Faccia @pallonateinfaccia.bsky.social (@pallonatefaccia) March 27, 2025
Pochi giorni prima, il 16 marzo, si erano tenute diverse manifestazioni in vari piccoli comuni galiziani della valle del fiume Ulla, al centro della regione, tra le città di Santiago di Compostela e Lugo. Lì, più precisamente nei pressi di Palas de Reis, Altri intende costruire una mega-fabbrica per la produzione di pasta di cellulosa e di lyocell, una fibra vegetale molto usata nel settore tessile.
Il cosiddetto Progetto Gama è in discussione dal 2020, ma solo all’inizio dello scorso marzo ha subito un’accelerata, mettendo sul piede di guerra gli ambientalisti galiziani, riunitisi attorno alla piattaforma Ulloa Viva. Il 22 marzo, il giorno prima della partita del Deportivo, cinquantamila persone (alcune delle quali arrivate addirittura in barca via fiume) hanno protestato nel paese di A Pobra do Caramiñal.
Le accuse contro Altri
Il Progetto Gama ha ottenuto un favore positivo nella dichiarazione di impatto ambientale, e pertanto ha ricevuto il via libera della Xunta de Galicia, il governo autonomo della regione. Ma le associazioni di cittadini e organizzazioni come Greenpeace hanno denunciato la valutazione definendola lacunosa. Il consumo di acqua è uno dei temi principali sollevati dagli ambientalisti: la fabbrica ne necessita quarantaseimila metri cubi al giorno, equivalenti al fabbisogno di circa trecentocinquantamila persone, raddoppiando praticamente il consumo dell’intera provincia di Lugo.
Le scorie della produzione finirebbero poi per inquinare le acque del fiume Ulla, facendo crescere la temperatura media del corso d’acqua di addirittura tre gradi (fino cioè a ventisette gradi). A ciò si aggiunge il fatto che l’impianto richiederà anche 1,2 tonnellate di eucalipto ogni anno, spingendo per una coltivazione locale a monocoltura che, secondo gli ambientalisti, aumenterebbe il rischio d’incendi, in una zona già spesso colpita da questo fenomeno.
I danni ambientali che la fabbrica di Altri creerebbe nella regione avrebbero ricadute anche sul turismo: da quest’area passa infatti il Cammino di Santiago, un percorso che porta in Galizia annualmente quasi cinquecentomila persone e che rappresenta una risorsa economica e sociale molto importante. Inoltre la limitrofa Serra do Careón, appena più a nord, è una Zona di Conservazione Speciale inserita all’interno della Rete Natura 2000, salvaguardata dunque dall’Unione europea.
Ma la battaglia in corso è anche politica: il progetto Gama è un lascito di Alberto Feijóo, governatore della Galizia fino al 2022 e oggi leader del Partido Popular, ovvero la principale forza di opposizione in Spagna. Nella regione comandano ancora i conservatori con Alfonso Rueda, ma la costruzione della fabbrica richiederà un grande contributo pubblico (almeno trenta milioni di euro) da parte del governo centrale di Madrid a guida socialista, con la sezione galiziana del Psoe che è totalmente contraria.
Dalle strade agli stadi
Le grandi manifestazioni dello scorso mese contro il progetto Gama hanno mostrato una partecipazione eccezionale, mettendo in mostra la grande contrarietà dei galiziani alla mega-fabbrica di Altri. Non sorprende, allora, che dalle strade la protesta sia arrivata anche agli impianti sportivi.
La presa di posizione dei Riazor Blues, il principale gruppo ultras del Deportivo La Coruña, era in realtà abbastanza scontata, conoscendo le note tendenze politiche di estrema sinistra dei suoi membri e la frequente partecipazione a iniziative sociali anche esterne al mondo del calcio.
Ma a essi si è poi unita anche la tifoseria del Celta Vigo (unica squadra galiziana nella massima serie spagnola), che al quindicesimo minuto della gara di lunedì 31 marzo contro il Las Palmas ha intonato ancora il grido “Altri non!” (“No ad Altri!”, in galiziano), esponendo degli striscioni con su scritto “Volete questo futuro? La Terra non può morire”.
Alla contestazione si sono uniti anche i sostenitori di piccoli club di secondo piano della regione, come quelli del Racing Ferrol, e non solo società di calcio: i tifosi del club di basket CB Breogán, con sede a Lugo, hanno portato diversi striscioni con lo slogan della protesta alla loro partita casalinga del 30 marzo. L’iniziativa dei sostenitori del Depor della scorsa settimana è stata però quella più significativa, non solo per essere stata la prima ma anche per via del fatto che in quell’occasione allo stadio era presente pure Diego Calvo, Consigliere della Presidenza, Giustizia e Sport della Xunta, che è stato logicamente molto contestato.