AllineamentiQuell’Internazionale illiberale che va da Trump a Netanyahu

Non a caso, il premier israeliano ha scelto proprio l’Ungheria per il suo primo viaggio in Europa dopo il mandato della Corte penale internazionale, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

LaPresse

Più o meno nelle stesse ore in cui Donald Trump si preparava a rivelare i dettagli dei suoi piani di guerra commerciale contro il resto del mondo, a cominciare dall’Unione europea, Benjamin Netanyahu faceva rotta verso Budapest. Per il suo primo viaggio in Europa da quando, l’anno scorso, la Corte penale internazionale ha emesso un mandato d’arresto contro di lui, il primo ministro israeliano ha scelto infatti l’Ungheria di Viktor Orbán, che probabilmente annuncerà proprio durante il loro incontro, come dono di benvenuto, l’uscita del paese dalla Cpi.

C’è poco da fare, i due sono fatti per piacersi, si somigliano e si pigliano alla grande. Netanyahu sta facendo del suo meglio, tra un bombardamento su Gaza e l’altro, per trasformare Israele in una democrazia illiberale sul modello ungherese.

Da ultimo, come scrive oggi Carlo Panella, con la sostituzione del capo dei servizi segreti, nonostante un pronunciamento contrario della Corte suprema, all’indomani di un’inchiesta su due suoi stretti collaboratori (suoi del capo dei servizi, diranno i miei ingenui lettori: no no, suoi di Netanyahu) e con una legge mirata ad aumentare l’influenza della maggioranza parlamentare nelle nomine dei giudici.

A questo proposito, per chi avesse bisogno di una ripassatina sulle precise caratteristiche di questo famoso modello ungherese, ne ha scritto in modo approfondito Anne Applebaum sull’Atlantic, mostrando come la cattura delle istituzioni e delle autorità indipendenti sia funzionale alla corruzione e alla vera e propria spoliazione del paese: «Questo tipo di corruzione è in gran parte legale, perché le leggi, i contratti e le norme sugli appalti sono scritti in modo da renderla possibile. E anche se fosse illegale, i pubblici ministeri controllati dal partito non aprirebbero alcuna indagine. Ma le dimensioni della corruzione sono tali da distorcere l’intera economia».

È il modello seguito negli Stati Uniti da Donald Trump, non per niente il principale sostenitore di Netanyahu. È durante un incontro con lui che il presidente americano ha annunciato infatti il suo osceno piano di deportazione e ristrutturazione rivierasca per Gaza, progetto di cui Netanyahu sembra sia intenzionato a parlare con Orbán.

Nel frattempo, come spiega Christian Rocca nel suo editoriale, la trasformazione degli stessi Stati Uniti in una democrazia illiberale di tipo orbaniano procede a ritmo serrato. Negli ultimi giorni Trump ha preso di mira le principali università e i maggiori studi legali, oltre ovviamente alla stampa: «Taglia i fondi a Columbia, Harvard, Princeton, firma ordini esecutivi che impediscono ai principali studi legali di poter entrare negli edifici federali e di avere rapporti con il governo, e fa cause milionarie ai media liberi allo scopo di intimidirli».

Il peggio è che in molti casi ci riesce. Ma lo spettacolo più ripugnante è quello offerto dai multimiliardari delle piattaforme, a cominciare ovviamente da Elon Musk. Rocca cita Timothy Snyder (“On Tiranny”) e la prima per non cedere ai despoti: «Non obbedire in anticipo». Nel caso degli sceicchi del web è però difficile dire fino in fondo chi obbedisca a chi.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

X