Benjamin Netanyahu continua nella sua azione di divisione politica e morale del popolo di Israele, anche se quello stesso popolo avrebbe bisogno di una pacificazione interna dal pogrom del 7 ottobre 2023 e dopo un anno e mezzo di guerra su più fronti. A una conduzione più che settaria del governo si aggiunge l’ennesima dimostrazione del peso dell’estrema destra sulle scelte del premier, che nel tempo sono diventate sempre più sfrontate.
Netanyahu, infatti, ha deciso di sfidare apertamente la Corte Suprema e, martedì mattina, proprio nel giorno in cui due suoi strettissimi collaboratori Jonatan Urich e Eli Feldstein sono stati arrestati a seguito di un’inchiesta dello Shin Bet, ha nominato come nuovo capo dell’intelligence al posto di Ronen Bar il viceammiraglio in pensione Eli Sharvit.
Eppure la Corte Suprema aveva dichiarato illegittima la destituzione di Ronen Bar e aveva ordinato di non assumere decisioni prima dell’8 aprile. A Eli Sharvit, peraltro, mancano due caratteristiche indispensabili a un capo dello Shin Bet: non conosce l’arabo, lingua indispensabile per quella carica e per il novanta per cento dell’attività dello Shin Bet e non ha mai avuto esperienza nei servizi. L’estrema destra ha avuto un’immediata reazione di ripulsa del neo nominato e ha scatenato un’ondata di proteste. Così Netanyahu ha dovuto fare una figura indecente: ventiquattr’ore dopo la designazione lo ha destituito prima ancora di avere formalizzato l’incarico ufficiale e ora si appresta a una altra nomina.
Per di più tutto questo – le dimissioni imposte al capo dello Shin Bet che conduceva un’indagine scabrosa contro due suoi collaboratori, l’ennesimo scontro frontale con la Corte Suprema e il valzer delle nomine del suo successore – avviene, per volontà di Netanyahu, proprio nel momento più inopportuno, nel pieno della nuova offensiva di Gaza nella quale il ruolo delicatissimo di quel Servizio Segreto è indispensabile ai militari combattenti praticamente minuto per minuto.
Ma questo è lo stile di governo di Netanyahu, che ormai si cura solo del proprio futuro personale, e a questo subordina tutte le scelte.
La settimana scorsa infatti ha imposto l’approvazione alla Knesset di un’altra legge che gioca a proprio favore, incurante del fatto che avrebbe diviso in due il popolo israeliano per l’ennesima volta.
Con questa legge viene modificata la composizione dello specifico Comitato che determina la nomina dei giudici, assegnando un peso forte nella decisione alla maggioranza parlamentare. In Israele i giudici non hanno una carriera autonoma ma, seguendo il modello inglese (come in Gran Bretagna, in Israele non c’è una Costituzione, ma quattordici Leggi Fondamentali), vengono nominati da un Comitato di selezione giudiziaria che sinora aveva una specifica caratterizzazione neutra e tecnico giuridica, ma che con questa legge vede crescere il peso decisionale della maggioranza parlamentare.
L’opposizione israeliana per protesta non ha partecipato al voto, denunciando così l’ennesima occasione in cui il premier invece di promuovere l’unità nazionale in tempo di guerra, come avrebbe fatto qualsiasi leader degno di questo nome, l’ha distrutta, e invece di avviare una riforma della giustizia concordata con l’opposizione, ne ha imposto una di parte e squilibrata.
Ancora una volta il premier ha voluto imporre una sua riforma con la forza dei numeri parlamentari, che peraltro non corrisponde affatto alla sua forza nel Paese, perché oggi non c’è sondaggio che non certifichi che perderebbe impietosamente le elezioni. Sempre con la forza di una maggioranza parlamentare che non è più tale nell’elettorato, Netanyahu intende anche tagliare le teste dei poteri neutri che considera avversari politici nel Deep State. Non si limita a imporre le dimissioni del capo dello Shin Bet, ma intende ora dimissionare anche il Procuratore Generale, la signora Gali Baharav Miara, che più volte ha dichiarato illegittime le sue decisioni, e anche l’Avvocato Militare Generale, la signora Yifat Tomer-Yerushalmi. Quest’ultima ha un ruolo fondamentale sia nei confronti delle inchieste sulle responsabilità sul disastro del 7 ottobre sia nei confronti della Corte Penale Internazionale, perché il suo ruolo è la difesa dello Stato di Diritto nell’azione delle Forze Armate. Mosso da arroganza di potere, Netanyahu intende ora controllare con una sua persona di stretta fiducia anche questo ruolo.
Tutte queste mosse del premier sono duramente contestate dell’opposizione, che però soffre dell’incapacità – sia di Benny Gantz, sia di Yair Lapid, sia di Avigdor Lieberman – di costruire un’alternativa credibile e di imporre elezioni anticipate attirando a sé parlamentari della maggioranza. Elezioni anticipate che con tutta probabilità quindi non si terranno mai: è abbastanza prevedibile che il governo duri fino al 2026, data di scadenza fisiologica della legislatura.
Si delinea comunque una forte contestazione contro Netanyahu da parte di Naftali Bennett, l’ex premier che dopo aver dato le dimissioni dal governo e essersi ritirato dalla politica nei giorni scorsi ha fondato un nuovo partito. Oggi è valutato al primo posto dai sondaggi elettorali.