Rigore nettoIn Portogallo e Romania la destra estrema usa il calcio per guadagnare consensi

Le carriere politiche di André Ventura e George Simion mostrano come il pallone non sia solo un passatempo popolare, ma anche una fucina di apprezzamento per i leader populisti

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Si sa, il calcio e la politica vanno spesso a braccetto, ma, a volte, il loro legame può essere addirittura più stretto. Non di rado, infatti, il pallone sembra venire usato come «palestra» per la formazione di politici della destra populista, come confermano le recenti tornate elettorali in Portogallo e Romania, dominate da due figure che, sebbene sconfitte, hanno lo stesso ottenuto risultati sorprendenti.

Stiamo parlando di André Ventura, leader e fondatore del partito di estrema destra portoghese Chega, e di George Simion, suo emulo a capo dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni. Sono entrambi piuttosto giovani (Ventura ha quarantadue anni, mentre Simion, trentotto), nazionalisti e con un passato in cui il calcio ha svolto un ruolo fondamentale nella crescita della loro popolarità e nel consolidamento delle loro idee politiche.

E tutti e due hanno ottenuto risultati elettorali significativi nel turno dello scorso 18 maggio. Ventura, che dal duemiladiciannove ha portato Chega in Parlamento, è oggi alla guida della terza forza politica del Portogallo. Ha ottenuto appena cinquantamila voti in meno dei socialisti, e adesso ha il loro stesso numero di seggi (cinquantotto). Simion è invece uscito senza dubbio deluso dal secondo turno in Romania: è stato sconfitto dal liberale Nicușor Dan, dopo essere stato nettamente in testa al primo turno, ma ha comunque raccolto oltre cinque milioni di voti con un partito che esiste da poco più di cinque anni.

Dalla tv e dallo stadio al Parlamento
La carriera politica di Ventura è iniziata nel duemiladiciassette, quando aveva solo trentaquattro anni, e venne eletto nel consiglio comunale di Loures, vicino Lisbona, nelle fila del Partido Social Democrata (che, a dispetto del nome, è una formazione di centrodestra). Solo due anni dopo, ha però creato Chega, ottenendo subito un seggio in Parlamento. Si è trattato del primo politico di estrema destra eletto in Portogallo dai tempi della Rivoluzione dei garofani del 1974.

Ventura si è da subito caratterizzato per una retorica populista e dai toni forti, dichiaratamente nazionalista e conservatrice, ma, soprattutto, molto razzista (in particolare verso rom e musulmani), e sessista. Tutti, in Portogallo, hanno notato come il suo modo di comunicare sia profondamente debitore della sua esperienza da conduttore televisivo sull’emittente CMTV, un canale di proprietà del quotidiano conservatore e sensazionalista Correio da Manhã. Il leader di Chega, che aveva già lavorato per il canale tv del Benfica, ha ottenuto grande notorietà a partire dal duemilaquattordici col programma a tema calcistico Pé em Riste, dai toni particolarmente accesi e polemici.

Più particolare la formazione «calcio-politica» di George Simion, che non è passata dalle televisioni, ma, direttamente, dagli spalti degli stadi. Nel duemilatre, quando aveva solamente diciassette anni, è stato tra i fondatori di Honor et Patria, che, in breve, è diventato il più importante gruppo ultras della Nazionale romena. Negli anni successivi, questi tifosi si sono resi protagonisti di vari incidenti durante le trasferte in giro per l’Europa, e si sono caratterizzati fin da subito per posizioni politiche nazionaliste e di estrema destra. A inizio maggio, la Gazeta Sporturilor ha pubblicato una serie di foto che raccontano la carriera da ultras di Simion.

Una del duemilaundici lo mostra proprio accanto a uno striscione in cui i bosniaci, avversari di giornata della Romania, venivano etichettati come «zingari». Un’altra, relativa allo stesso match, raffigura Simion nuovamente accanto a uno striscione su cui era scritto «Ratko Mladić libero!». Mladić è stato uno dei responsabili del massacro di Srebrenica, condannato in seguito per genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra. Simion ha sempre sostenuto che Honor et Patria fosse un gruppo «apolitico», e ha spiegato di non averne più avuto nulla a che fare dal duemiladiciannove, quando ha fondato il suo partito.

Il calcio come palestra politica
Sia André Ventura che George Simion, hanno quindi delle esperienze maturate nello sport, sebbene in maniera differente, per poi approdare in Parlamento. Il politico portoghese ha mutuato la comunicazione sensazionalista e conflittuale della polemica calcistica, trasferendola alle tematiche sociali, mentre il suo collega romeno si è formato in un gruppo di tifosi apertamente nazionalisti, costruendo tra di essi una propria base di consenso.

Non è una novità che il calcio possa essere un viatico per una carriera politica di successo, soprattutto tra i populisti. In Sudamerica succede spesso – si pensi all’ascesa di Jair Bolsonaro in Brasile, e, per certi versi, pure figure come Mauricio Macri e José Luis Chilavert – ma l’Europa non è da meno. I casi di Bernard Tapie, presidente dell’Olympique Marsiglia e poi ambiguo esponente socialista, e di Silvio Berlusconi ne sono una conferma perfetta.

Ma il caso recente forse più emblematico del Vecchio Continente è, senza dubbio, quello di Viktor Orbán, che, prima di diventare uno dei volti di spicco dell’estrema destra europea, è stato un modesto calciatore in Ungheria. Una volta al potere, ha investito largamente nella costruzione di nuovi stadi e nel potenziamento del calcio magiaro, costruendo attorno a sé una rete di consenso che si poggia tanto sui proprietari dei club professionistici, (alcuni impegnati direttamente nel suo partito Fidesz), che sui tifosi, come la famigerata Brigata dei Carpazi, un grande gruppo ultras della Nazionale ungherese noto per le idee neonaziste.

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