A tutto gasIl piano della Commissione europea per ottenere la totale indipendenza energetica dalla Russia

Bruxelles ha presentato una strategia vincolante per eliminare entro il 2027 ogni importazione energetica da Mosca

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L’Unione Europea vuole troncare definitivamente i legami energetici con la Russia. Una uscita ordinata, ma inesorabile  dalle importazioni di gas, petrolio e combustibili nucleari di Mosca. La nuova roadmap REPowerEU, annunciata dalla Commissione europea è una mossa tanto ambiziosa quanto necessaria, dopo che il 2024 ha segnato una preoccupante inversione di tendenza: le importazioni di gas dalla Russia sono tornate a crescere, nonostante gli sforzi e le sanzioni messe in atto fin dal 2022. È il segnale che la dipendenza non si recide da sola. E che senza un’azione politica coordinata, l’energia può rivelarsi un’arma più potente dei carri armati.

Secondo i dati ufficiali forniti dalla Commissione, nel 2024 l’Unione ha importato ancora cinquantadue miliardi di metri cubi di gas russo – trentadue via gasdotto, venti come GNL – il diciannove per cento del fabbisogno totale. In parallelo, tredici milioni di tonnellate di petrolio greggio e oltre duemilaottocento tonnellate di uranio arricchito o in forma di combustibile nucleare hanno continuato a fluire verso l’Europa. 

Dietro questi numeri, c’è un versamento diretto nelle casse del Cremlino: ventitré miliardi di euro solo lo scorso anno, di cui un miliardo in materiale nucleare. Una rendita che, come ha ricordato Ursula von der Leyen, «non dovrebbe finanziare una guerra di aggressione contro l’Ucraina».

La tabella di marcia tracciata dalla Commissione prevede un’eliminazione graduale, coordinata e legalmente vincolante delle forniture russe. Il primo obiettivo è il gas: dal 2025 sarà vietata la stipula di nuovi contratti con fornitori russi e saranno interrotti gli acquisti spot. Entro il 2027, il divieto si estenderà anche ai contratti di lungo termine, oggi responsabili di circa due terzi delle importazioni.

Il taglio sarà possibile grazie al potenziamento delle infrastrutture: tra il 2022 e il 2024, sono stati attivati dodici nuovi terminali di Gnl e sei progetti di espansione, per una capacità complessiva di duecentocinquanta miliardi di metri cubi l’anno, più del doppio delle attuali importazioni dalla Russia.

Sul fronte petrolifero, il divieto di importazione marittima del greggio russo è già attivo dal 2022, ma restano delle eccezioni per Slovacchia e Ungheria, ancora fortemente dipendenti. Con la fine del progetto Tal-Plus, anche la Cechia ha eliminato la propria quota. La Commissione propone ora che i due Paesi rimanenti presentino piani nazionali per la fuoriuscita completa entro il 2027, sfruttando la connessione all’oleodotto Adria.

Il dossier più complesso riguarda il nucleare. Sette Stati membri acquistano ancora uranio arricchito dalla Russia, e cinque operano reattori Vver di progettazione russa. Sebbene quattro abbiano già firmato contratti alternativi, il percorso resta lungo. La Commissione propone misure restrittive su nuove forniture e intende accelerare la produzione europea attraverso progetti finanziati come Save e Apis, che sostengono la riconversione del combustibile. A questo si affiancherà l’iniziativa per la “Valle dei radioisotopi europei”, per garantire l’autosufficienza nella produzione di isotopi medici, oggi in parte nelle mani russe.

A completare il pacchetto, un’azione di contrasto alla flotta ombra russa, tema ampiamente trattato qui su Linkiesta: navi cisterna battenti bandiere di comodo, spesso in pessime condizioni, che continuano a trasportare petrolio aggirando le sanzioni. L’obiettivo è smantellare questa rete attraverso controlli rafforzati, ispezioni in mare e, se necessario, l’intervento congiunto sotto l’egida della politica di sicurezza e difesa comune.

Sullo sfondo, si consolida l’architettura geopolitica della transizione. Il piano si inserisce nel quadro del Clean Industrial Deal e del Piano per l’energia a prezzi accessibili, ed è funzionale alla “bussola per la competitività” lanciata lo scorso gennaio. L’idea è che indipendenza energetica, neutralità climatica e sicurezza economica non siano alternative, ma facce della stessa strategia industriale.

La riuscita di questo disegno non sarà scontata. Le incertezze globali sull’avvio dei nuovi impianti di liquefazione Gnl, le resistenze politiche interne e la possibilità di un ulteriore aumento della domanda in Asia potrebbero influire sull’equilibrio tra approvvigionamenti alternativi e prezzi stabili.

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