Scetticismo ambientaleFriedrich Merz prova a mettere due piedi in una scarpa, sul clima e l’energia

Il programma “verde” del cancelliere tedesco si basa su una revisione radicale delle strategie alla base della transizione ecologica, ma non degli obiettivi a lungo termine

AP Photo/LaPresse

Lunedì 19 maggio, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, accodandosi a una dichiarazione del presidente francese Emmanuel Macron di poche ore prima, ha parlato della necessità di abolire la Corporate sustainability due diligence directive (Csddd), che impone alle aziende europee di verificare il rispetto di alcuni standard in materia ambientale e di diritti umani lungo tutta la catena di fornitura, quindi anche nei confronti di partner e fornitori extra-Ue.

È una delle norme più criticate del Green deal, perché oltre all’aumento di burocrazia che comporta per imprese e Paesi, la sua applicazione non è facile: non sempre le aziende possono fare le verifiche necessarie su realtà lontane, e in alcune di queste il mancato rispetto degli standard richiesti è la norma.

Le affermazioni di Merz sulla Csddd rientrano in una strategia esplicita, perseguita in maniera coerente in campagna elettorale e che con ogni probabilità caratterizzerà l’azione di governo. Da tempo, infatti, il segretario della Cdu dice che la priorità assoluta per la Germania è affrontare la crisi economica e industriale, riacquistando competitività sullo scenario globale e liberando il mondo produttivo dagli ostacoli che lo opprimono, dalla burocrazia ai prezzi dell’energia. 

In questo scenario, ha spesso posto la competitività industriale e le politiche climatiche in contrapposizione: seppur non abbia mai sostenuto la necessità di rivedere o abolire gli obiettivi climatici a lungo termine, si è spesso espresso per maggiore flessibilità nelle strategie per raggiungerli. Spesso, Merz ha descritto le politiche ambientali europee e tedesche come ideologiche, a cui attribuisce almeno in parte la responsabilità della crisi industriale, e ha sostenuto la necessità di rivedere le regole. Coerentemente, si è spesso scontrato con i Verdi, accusati di aver caratterizzato la loro partecipazione al governo Scholz con posizioni estreme. 

L’azione di Merz sui temi ambientali ed energetici, dunque, si basa su una revisione radicale delle strategie senza una messa in discussione degli obiettivi a lungo termine. Una doppia direzione di cui, ad esempio, è emblematico l’atteggiamento sul carbone: la data tedesca di uscita da questa fonte resta fissata al 2038, come previsto dal governo Scholz, ma la sua attuazione sarà condizionata alla costruzione di almeno venti gigawatt di nuove centrali a gas entro il 2030, considerate necessarie per la sicurezza energetica. 

Lo stesso gas, però, è una fonte fossile che lo scorso governo considerava una “fonte ponte” verso le rinnovabili, da usare temporaneamente: il principio non cambia nelle intenzioni di Merz, ma il gas assume una centralità che realisticamente ne allunga i tempi di uscita.

Sul nucleare, questa dinamica è altrettanto evidente. Pur senza prevedere la riapertura delle centrali dismesse, Merz si è detto favorevole al riconoscimento del nucleare come fonte verde, al pari delle rinnovabili, nella tassonomia energetica europea, e ha annunciato investimenti nella ricerca sui piccoli reattori modulari (Smr) e nella fusione nucleare, delineando un possibile ritorno della Germania nello sviluppo di tecnologie nucleari di nuova generazione.

La posizione del cancelliere sul nucleare, del resto, è in linea con il suo essere per il principio della neutralità tecnologica: basti pensare che sul settore automotive, centrale per l’industria tedesca e nodo cruciale della transizione, Merz ha più volte criticato il divieto di vendita di nuove auto a combustione previsto per il 2035 e ha chiesto all’Unione europea di rivedere le tempistiche e gli obblighi imposti all’industria automobilistica, esprimendosi anche per un’apertura delle regole europee verso i motori termici alimentati con i carburanti sintetici (e-fuel)

Con lo stesso spirito, Merz si è spesso espresso a favore dello sviluppo delle tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio, in particolare nell’industria pesante e per i settori difficilmente elettrificabili. Si tratta, tuttavia, di tecnologie che sollevano ancora scetticismi da parte di molti, a causa dei costi elevati e della capacità di adattarsi a contesti produttivi più piccoli.

Allo stato attuale, comunque, non è detto che l’intenzione nel lungo termine sia quella di disallineare la Germania sulla transizione verde, contrastando apertamente gli obiettivi definiti negli scorsi anni. Molto dipenderà dalla forma concreta che prenderanno alcune misure del nuovo governo, oltre che dal quadro europeo più generale. 

Inoltre, Merz si è dimostrato disponibile a prendere impegni sul fronte ambientale come contropartita politica: per modificare la Costituzione per permettere più investimenti in difesa, ad esempio, ha ottenuto i voti dei socialdemocratici attraverso la previsione di un fondo per le infrastrutture, e quelli dei Verdi vincolando almeno un quinto di questo fondo a interventi ambientali. 

È evidente, però, che il nuovo cancelliere guarda agli impegni ambientali tendenzialmente come a un limite per le imprese e l’economia, ponendoli in contrapposizione almeno in questa fase segnata da recessione e calo produttivo. In questo contesto, con i Verdi all’opposizione e pronti a contestare ogni passo indietro del governo, l’azione interna al governo della Spd, alleata della Cdu, potrebbe essere centrale per legare Merz ad alcuni impegni ambientali, conciliando sostenibilità e competitività industriale.

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