Vedo neroI due incubi del Novecento che ancora orientano la politica tedesca

La paura storica dell’iperinflazione e dello scontro tra estremismi è la ragione fin dai tempi di Weimar della linea dura di Berlino contro Alternative für Deutschland e della proposta dei servizi interni di renderla fuorilegge

LaPresse

La Germania è ancora sotto shock per i diciotto franchi tiratori che hanno fatto fallire il primo voto per l’elezione del neocancelliere Friedrich Merz, eletto poi alla seconda votazione. In una crisi istituzionale così clamorosa da non avere precedenti neanche nel parlamento italiano, infuria la polemica su Alternative für Deutschland, partito impresentabile per i suoi echi neonazisti. Nella speranza che nessuno sia tanto miope da metterla fuorilegge, col risultato certo di doppiare i favori di un partito succedaneo, che andrebbe sicuramente a riempire il suo vuoto, dobbiamo constatare una volta di più che è ben difficile costruire un’Europa unita non conoscendo la storia così diversa dei Paesi che la compongono. 

Molti di quelli che scrivono della messa fuorilegge o meno dell’Afd non conoscono la storia recente della Germania, che dell’Europa è il baricentro continentale. Una storia tanto sconosciuta da far fioccare paralleli impropri tra la definizione dell’Afd come partito di estrema destra, la revoca delle elezioni presidenziali in Romania (a seguito di accertamenti provati di gravi interferenze della Russia) e la perdita dell’elettorato passivo di Marine Le Pen, condannata per malversazione e uso illegale dei finanziamenti europei. Casi che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro, ma hanno l’unico punto in comune di riguardare partiti di estrema destra con larghissimo seguito elettorale. Decisivo, peraltro, è il caso della Romania, là dove il nuovo candidato della destra estrema ha vinto le elezioni come il suo predecessore, il cui voto era stato invalidato.

Non si sa, ad esempio – lo ricordano in pochi – che sulla messa fuorilegge eventuale dell’Afd pesa un precedente storico pesantissimo: la messa fuorilegge dal 1956 sino al 1968 del Partito comunista tedesco, Kpd, decisione poi convalidata dalle istituzioni di giustizia europee. 

Per comprendere quel drastico bando bisogna allargare lo sguardo e ricordare che, fino agli anni Settanta, sui vagoni passeggeri tedeschi le cartine geografiche, sotto la scritta Germania, riportavano sia la Repubblica Federale sia la Repubblica Democratica, ma che soprattutto sui territori di quest’ultima era riportata la dizione: «Zona sotto la temporanea occupazione sovietica». Nel dopoguerra, la Germania ha vissuto sulla sua carne dilaniata il dramma pestilenziale del comunismo non distinto dall’imperialismo sovietico.

Dato che a suo tempo fu messo fuorilegge il Partito Comunista, il complesso sistema democratico tedesco e la memoria tedesca non si scandalizzano di fronte all’ipotesi odierna di mettere fuorilegge un partito che parla con simpatia del nazismo.

Per i tedeschi sono due gli incubi, e risalgono entrambi a un secolo fa. Il primo è la combinazione di iperinflazione e di dissesto di bilancio, che poi spingono all’eccesso opposto: al culto per il pareggio di bilancio, addirittura iscritto in Costituzione e solo ora, finalmente, abolito. Il secondo incubo, sempre nato ai tempi di Weimar, è lo scontro feroce tra gli estremisti di sinistra, i comunisti che allora volevano imporre con la forza la dittatura del proletariato, e gli estremisti della destra nazionalista o nazista.

Ambedue gli incubi, non va dimenticato, furono contrastati da una socialdemocrazia che allora incitò per anni le forze di polizia e l’esercito non solo ad arrestare, ma proprio a sparare sui comunisti. Rosa Luxemburg, va ricordato, fu rapita e uccisa dai Freikorps che erano sotto il comando politico del socialdemocratico Gustav Noske.

Ma ci sono altre conseguenze rilevanti di quegli anni apparentemente così lontani. Pochi commentatori italiani, tra cui Giovanni Orsina, si sono scandalizzati del fatto che a definire l’Afd un partito che propugna principi contrari alla Grundgesetz, la Legge Fondamentale, cioè la Costituzione, non sia stata la magistratura ma il Servizio Segreto Interno, il Bundesamt für Verfassungschutz, il Servizio Federale per la protezione della Costituzione (Bfv), dipendente dal ministero dell’Interno.

Provate a immaginare lo scandalo che esploderebbe se, in Italia, un documento ufficiale dell’Aisi, i servizi interni, attestasse che un partito presente in Parlamento con centocinquantadue deputati, e primo nei sondaggi, sostenesse valori anticostituzionali e fosse quindi implicitamente candidato alla messa fuorilegge.

Per valutare appieno cosa accade in Germania, bisogna conoscere la sua storia recente e le sue leggi. Tra queste – nessuno lo ricorda fuori dai confini tedeschi – sono tuttora pienamente in vigore le Notstandgesetze, le Leggi di Emergenza del 1968, che di fatto regolamentano un colpo di Stato parlamentare che neanche il generale Roberto Vannacci si sognerebbe di proporre. Leggi liberticide, che sospendono i diritti fondamentali dei cittadini e assegnano ruoli emergenziali all’esercito, da far impallidire il Piano Solo del generale Giovanni De Lorenzo, volute sì dal cancelliere democristiano Kurt Kiesinger, ma pienamente condivise dal suo vicecancelliere e ministro degli Esteri Willy Brandt. 

La ragione per cui l’astro della socialdemocrazia liberale europea ha approvato queste leggi liberticide al culmine dei movimenti del ’68, appoggiati dagli scrittori Heinrich Böll e Günter Grass, è una sola: il panico che il Paese finisse sotto il giogo comunista. Queste Leggi di Emergenza nacquero dal terrore del dopoguerra, in una Germania divisa da un confine minacciato da decine di divisioni armate e milioni di soldati che portavano la falce e il martello del Patto di Varsavia.

La messa fuorilegge di un partito storico e le leggi d’emergenza che potrebbero sospendere i principi costituzionali rappresentano il retroterra politico immediato della Germania di oggi. Il Bundesamt für Verfassungschutz – il Servizio Segreto, che non è un organo della magistratura – ha ricevuto proprio da quelle leggi e in quel clima il compito di redigere un rapporto annuale di valutazione politica, preciso e documentato, sui movimenti potenzialmente eversivi di destra o di sinistra. Un incarico che risulterebbe inammissibile per la sensibilità democratica di qualsiasi altro Paese europeo. Ma in Germania, tutto – o quasi – era giustificato dall’imperativo di difendersi dall’incubo comunista.

In Germania non è scandalosa l’idea di mettere fuorilegge un partito, tanto che il Bundesrat, la Camera dei Länder, nel 2013 ha chiesto la messa fuorilegge del Npd, partito neonazista, ma la Corte Suprema nel 2017 ha cassato la richiesta con questa motivazione realpolitiker: «Non c’è dubbio che il Npd persegua obiettivi anticostituzionali, ma non c’è al momento alcuna prova concreta di qualche peso che suggerisca che ce la possa fare».

In questo contesto, non stupisce il sondaggio della Bild, quotidiano più che conservatore da cinque milioni di copie, secondo cui ben il quarantotto per cento degli intervistati è favorevole alla messa fuorilegge dell’Afd e solo il trentasette per cento è contrario.

La coscienza di massa del popolo tedesco è composta da un intrico di memorie e paure unico al mondo, di chi di volta in volta è stato consenziente al nazismo, poi al comunismo, all’Est, e contemporaneamente al capitalismo, all’Ovest. E oggi vede di nuovo imporsi nel voto il favore per valori di odio e sopraffazione. Che possono essere contrastati solo dalla politica, non dai divieti.

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