La grande attenzioe riservata ad alcune dichiarazioni sul futuro della Groenlandia ha portato l’Artico in primo piano nelle analisi geopolitiche. Il concetto comune di rivalità geopolitica alimentata dallo scioglimento dei ghiacci marini è tuttavia assolutamente riduttivo. Sottovaluta infatti la complessità delle dinamiche politiche e legali in gioco in un’area che rappresenta il quattro per cento del globo terrestre.
Inoltre, gli esperti di geopolitica non dovrebbero preoccuparsi troppo per la Groenlandia. Ben più preoccupante è la situazione di un altro gruppo di isole, l’arcipelago norvegese delle Svalbard. Ma anche in questo caso nei media e in alcuni studi accademici non mancano idee sbagliate e falsi miti un po’ su tutto, dalle dispute sulla sovranità allo status giuridico e militare dell’arcipelago. Queste idee sbagliate si intrecciano con le reali questioni geopolitiche che riguardano le Svalbard o nascono da interpretazioni diverse del Trattato delle Svalbard del 1920, che riconosce la sovranità della Norvegia sull’arcipelago.
Dove si trovano le Svalbard?
Situato a circa seicentocinquanta chilometri a nord della Norvegia continentale e a soli 1.000 chilometri dal Polo Nord, il territorio più settentrionale della Norvegia presenta aspetti politici ed economici che si prestano all’analisi dei legami tra geografia e politica di potere. Per la presenza di cittadini russi che risiedono in comunità russe separate su un territorio di fatto norvegese e per la vicinanza delle Svalbard ad attività e fortificazioni militari – in primo luogo la flotta del nord russa nella penisola di Kola – l’arcipelago riveste una particolare rilevanza nelle relazioni tra Norvegia e Russia e, più in generale, tra Nato e Russia.
Inoltre, sebbene la Norvegia detenga la sovranità sulle Svalbard ai sensi dell’articolo 1 del Trattato delle Svalbard del 1920, diversi stati ritengono di vantare una qualche sorta di diritto sull’arcipelago, in ragione della presenza di stazioni di ricerca o dell’attenzione per attività storiche come pesca, esplorazione ed estrazione del carbone. Tutte questioni che rimandano alle disposizioni speciali del Trattato delle Svalbard il quale, in sostanza, aveva due funzioni principali: risolvere la questione della sovranità sulle Svalbard, attribuendola alla Norvegia, e garantire che i cittadini di altri stati potessero continuare a godere di alcuni privilegi economici sull’arcipelago.
Quando la Russia ha invaso l’Ucraina nel febbraio 2022, le Svalbard sono state oggetto di grande attenzione da parte dei media norvegesi e internazionali, poiché rappresentano un punto d’interesse significativo per la sicurezza dell’Artico. Diversi ricercatori, compresi accademici occidentali, hanno messo in dubbio la sovranità norvegese o l’hanno definita contesa. Ma non è così. La sovranità della Norvegia non è in questione e le Svalbard sono norvegesi. Nell’arcipelago vigono le leggi e le norme norvegesi e nemmeno l’imprevedibile Russia militarista sostiene il contrario.
Le garanzie di sicurezza della Nato si applicano anche alle Svalbard. E non è vero che l’arcipelago sia un’area demilitarizzata. Il Trattato delle Svalbard si limita a stabilire che le Svalbard non possono essere utilizzate per scopi bellici e che la Norvegia non può avere basi militari in loco. Sia le navi che le fregate della guardia costiera norvegese fanno scalo a Longyearbyen per vari motivi.
Tentativi di sminuire la sovranità norvegese
Nonostante questi dati di fatto, permangono diverse sfide geopolitiche legate all’arcipelago che sono sempre più rilevanti per la Norvegia in termini di politica di sicurezza. La prima riguarda il timore che la Russia, unico paese oltre alla Norvegia ad avere comunità separate alle Svalbard, possa creare problemi alla Norvegia.
Dall’invasione dell’Ucraina nel 2022, la Russia è ancora più assertiva e nazionalista, anche per quanto riguarda le Svalbard. Basti pensare che Mosca, senza autorizzazione, ha utilizzato un elicottero durante una parata simbolica a Barentsburg, ha fatto erigere una croce nei pressi di Pyramiden e sta pianificando la realizzazione di un nuovo centro di ricerca sempre a Pyramiden insieme, tra gli altri, alla Cina.
Sembra inoltre che Mosca intenda alimentare l’ambiguità strategica della Russia ed esercitare pressioni sulla Norvegia con una serie di dichiarazioni sulle Svalbard. Dichiarazioni, ad esempio, sul rispetto dei diritti russi sulle Svalbard o sulla presunta violazione del Trattato delle Svalbard da parte della Norvegia.
Per ragioni economiche, strategiche e, non da ultimo, di capacità, è improbabile che la Russia voglia scatenare un conflitto su larga scala sulle Svalbard. Tuttavia, le Svalbard sono ormai diventate una pedina in diverse campagne. In primo luogo, le autorità centrali russe desiderano dimostrare la propria forza nei confronti dell’Occidente e le Svalbard si prestano perfettamente allo scopo, dato che i cittadini russi possono risiedere ed esercitare attività commerciali sul suolo norvegese in virtù delle disposizioni del Trattato delle Svalbard. In secondo luogo, il capo della società statale russa Trust Arktikgol – responsabile delle attività russe alle Svalbard – vuole attenzione e sostegno a livello nazionale, e le azioni simboliche e nazionalistiche sono un ottimo modo per ottenerlo.
Sebbene tali azioni e rivendicazioni non mettano direttamente in discussione la sovranità norvegese sulle Svalbard, insieme potrebbero rappresentare una sfida più consistente al modo in cui la Norvegia aderisce al trattato e lo interpreta. Il tutto si ricollega anche ad alcune preoccupazioni espresse dopo il 2022 circa la perdita di controllo delle autorità norvegesi sulle attività estere in queste isole. Si teme che, qualora volesse inasprire gli attriti mantenendo una qualche forma di negazione plausibile, la Russia potrebbe avviare delle azioni per minare la sovranità norvegese a partire da queste rivendicazioni.
Accesso alle risorse marittime
La seconda sfida geopolitica relativa alle Svalbard riguarda l’accesso alle acque e ai fondali marini ricchi di risorse intorno alle Svalbard. Sebbene la sovranità norvegese sulle Svalbard non sia in discussione, ci sono dei dubbi sulla validità delle disposizioni del Trattato delle Svalbard in mare oltre le dodici miglia nautiche. Citiamo in proposito i noti casi delle quote di granceola artica e merluzzo. A questo proposito, spesso è l’Unione europea, o perlomeno alcuni paesi dell’UE, a creare problemi alla Norvegia.
Lo stesso Trattato delle Svalbard fa riferimento solo alle “acque territoriali”, inizialmente a 4 e attualmente a 12 mistudiosi, dato che la letteratura accademica sulla politica di sicurezza e sulle Svalbard continua ad aumentare. Inoltre, queste isole suscitano l’interesse di altre parti. I timori nei confronti della Cina potrebbero non essere un valido motivo per l’acquisto dell’ultima proprietà privata delle Svalbard da parte del governo norvegese per 350 milioni di euro, ma la Cina è ovviamente interessata agli sviluppi nell’arcipelago.
Quando si tratta di Svalbard e di politica estera e di sicurezza, la strategia norvegese è quella di rimanere in silenzio e non agitare le acque. La Norvegia teme infatti che più parla delle Svalbard con altri paesi, maggiore è il rischio di malintesi. Purtroppo, gli ultimi sviluppi sembrano suggerire l’esatto contrario. Quanto meno la Norvegia è chiara e trasparente sulle questioni relative alle Svalbard, tanto più è probabile che sorgano malintesi e teorie di cospirazione, anche tra gli alleati più stretti. Altri attori, tra cui la Russia, hanno interesse a far percepire le questioni relative alle Svalbard come irrisolte o ambigue.
La diplomazia norvegese sulle Svalbard
Al di fuori della Norvegia vi sono parecchi ricercatori, politici e giornalisti che si occupano delle Svalbard. Solo nell’ultimo mese, diversi giornalisti, opinionisti e registi australiani, francesi, indiani e svedesi si sono spinti a nord per raccogliere notizie fresche su geopolitica e sicurezza. Lo stesso si può dire degli studiosi, dato che la letteratura accademica sulla politica di sicurezza e sulle Svalbard continua ad aumentare.
Inoltre, queste isole suscitano l’interesse di altre parti. I timori nei confronti della Cina potrebbero non essere un valido motivo per l’acquisto dell’ultima proprietà privata delle Svalbard da parte del governo norvegese per 350 milioni di euro, ma la Cina è ovviamente interessata agli sviluppi nell’arcipelago. Quando si tratta di Svalbard e di politica estera e di sicurezza, la strategia norvegese è quella di rimanere in silenzio e non agitare le acque.
La Norvegia teme infatti che più parla delle Svalbard con altri paesi, maggiore è il rischio di malintesi. Purtroppo, gli ultimi sviluppi sembrano suggerire l’esatto contrario. Quanto meno la Norvegia è chiara e trasparente sulle questioni relative alle Svalbard, tanto più è probabile che sorgano malintesi e teorie di cospirazione, anche tra gli alleati più stretti. Altri attori, tra cui la Russia, hanno interesse a far percepire le questioni relative alle Svalbard come irrisolte o ambigue.
La geopolitica artica nel 2025
Spesso le analisi geopolitiche sull’Artico tendono a essere troppo generiche e a trarre conclusioni sommarie che non tengono conto della complessità della regione e delle diverse e molteplici sfide per la sicurezza a nord del Circolo polare artico. Le Svalbard sono indubbiamente un caso di studio sui generis per la sicurezza e la geopolitica artica, date le disposizioni del trattato del 1920 che affermano la sovranità norvegese. Alcune delle preoccupazioni e degli sviluppi geopolitici affrontati in questa sede derivano proprio da questo stato particolare.
Tuttavia, altre questioni, legate al ruolo che alcune zone dell’Artico rivestono nelle strategie militari o nell’aumento della competizione tra grandi potenze, potrebbero essere altrettanto rilevanti quando si parla di altre località dell’Artico. Esaminando una zona precisa dell’Artico, come si è fatto in questo caso, possiamo quindi approfondire le preoccupazioni politiche che la riguardano e capire quali scenari potrebbero aprirsi a nord, riconoscendo al contempo la complessità intrinseca della sicurezza e della geopolitica artica. Un esercizio che diventerà sempre più importante negli anni a venire.
Andreas Østhagen è Senior Felow presso l’Arctic Institute. È anche Senior Researcher presso il Fridtjof Nansen Institute di Oslo, Norvegia, il principale istituto di ricerca norvegese sugli a fari internazionali artici