
L’Italia è il terzo maggior mercato in Europa per i prodotti ittici norvegesi. Un calore importante, soprattutto se consideriamo che nel 2022 il nostro paese si attestava al nono posto. Oggi il consumo ha un forte impatto nella bilancia delle importazioni e questo è dovuto soprattutto all’aumento dei consumi del salmone. Lo scorso anno, l’Italia ha importato salmone norvegese per un volume di affari di quasi 550 milioni di euro: tradotto in termini di consumi, gli italiani hanno portato a tavola quasi 140.000 tonnellate di salmone norvegese.
Sushi, poke, insalate, facilità di cottura: sono tutti elementi che portano a considerare il salmone un pesce alla portata di tutti, semplice, gustoso e salutare. Una situazione che, però, si trascina dietro tutta una serie di riflessioni che non possono essere nascoste sotto il tappeto. Ad oggi, infatti, le scelte etiche e la ricerca di stili di vita più salutari spingono le persone verso consumi più consapevoli per quanto riguarda i prodotti della terra e gli animali, ma spesso lasciano fuori dal pensiero critico tutto quello che riguarda le specie marine. Forse ci viene più semplice accorgerci di quello che sta in superficie rispetto a tutto ciò che vive sott’acqua, ma il rispetto per il nostro pianeta parte anche dagli abissi, da cosa decidiamo di consumare, in che modo e in quali quantità. Ad esempio, spesso viene ignorato che anche il mare ha la sua stagionalità e i prodotti ittici vengono acquistati senza un’informazione adeguata o coscienza critica. E il salmone, in questo gioco della scarsa consapevolezza, rientra in tutto e per tutto in questo discorso.
Dovremmo quindi rinunciare a consumare il salmone? Ovviamente la risposta è negativa, perché, come in tutte le cose, la virtù sta nel mezzo e, quando si tratta di cibo, questo è un elemento che acquisisce ancora più valore. Il nodo cruciale di tutta la questione è rappresentato infatti dalla necessità di dotarsi di spirito critico, riuscendo ad accedere ai giusti canali di informazione e scegliendo prodotti in grado di rispondere ai nostri bisogni etici e salutistici.
A questo proposito, siamo andati a fare quattro chiacchiere con Mowi, azienda che da oltre sessant’anni si occupa proprio di salmone, con una storia fatta di passione per il mare e rispetto per l’ambiente. Oggi, infatti, Mowi rappresenta un marchio tra i più conosciuti nel settore dell’acquacoltura, con una capacità di soddisfare un quinto della domanda globale di salmone allevato. All’inizio non si trattava, però, di un’azienda vera e propria, ma di un piccolo gruppo di pionieri, che si avventurarono nell’arte dell’allevamento del pesce, in un un’attività che all’epoca avremmo potuto definire artigianale, ma che col tempo si è trasformata in un’industria globale, grazie alla visione e all’impegno. Elementi che, attraverso fusioni e acquisizioni, hanno portato Mowi a una crescita costante, in grado di anticipare le tendenze e investire in tecnologie nuove. Proprio per questo al centro è stata sempre messa la sostenibilità, per la consapevolezza di dover preservare le risorse marine per le future generazioni.
Nel piano, aggiornato a maggio 2024, Mowi ha voluto infatti mettere nero su bianco un impegno concreto verso il pianeta e le persone. I principi guida sono chiari: ridurre al minimo l’impatto ambientale lungo tutta la filiera, dall’allevamento alla distribuzione, e sostenere lo sviluppo delle comunità che vivono grazie al mare. La “Rivoluzione Blu” (questo il nome del manifesto) non è solo un’idea, ma un piano d’azione con obiettivi precisi. Mowi si impegna a ridurre drasticamente le emissioni di gas serra entro il 2030, a rendere gli imballaggi completamente riciclabili entro il 2025, puntando a zero rifiuti in discarica dai suoi impianti di trasformazione e riducendo il consumo di acqua dolce nelle zone a rischio di scarsità idrica.
Anche il benessere dei pesci è al centro della strategia di Mowi, con un impegno a migliorare le condizioni di allevamento, attraverso la diminuzione dell’uso di antibiotici e la prevenzione delle fughe, per garantire la salute degli ecosistemi marini. Un aspetto fondamentale, questo, che punta anche sulla sostenibilità dei mangimi, con l’utilizzo solo di ingredienti tracciabili e certificati, provenienti da fonti responsabili. Ecco perché si tratta di un segnale importante per tutto il settore: una sostenibilità che coinvolge l’intera filiera, dai produttori ai consumatori un passo avanti per garantire un futuro a colori per il pesce e per il nostro pianeta, in cui come consumatori possiamo fare la nostra parte, scegliendo prodotti provenienti da aziende che si impegnano per un futuro più sostenibile.


