«Non sottovalutare un Leone», scrive l’Economist in un articolo significativamente intitolato “Leone XIV porrà dei problemi insidiosi a Giorgia Meloni”. Sottotitolo: “Il Papa appena intronizzato ha criticato i pezzi grossi del Maga che la leader italiana sostiene”.
Infatti – spiega l’articolo del settimanale inglese – «Meloni è riuscita a persuadere il presidente Donald Trump che lei è una persona speciale: una solida europea che ama il Make America Great Again, ma ora si trova a dividere Roma con un “capo di Stato” che ha criticato sui social media non solo il vice di Trump, Vance, ma indirettamente Trump stesso e, peggio, lei stessa deve fare le lodi a Trump e corteggiare questo Papa, critico della amministrazione americana».
A Roma, per l’intronizzazione di Leone XIV, c’erano J.D. Vance e anche Volodymir Zelensky. La premier, che sul sagrato di San Pietro aveva abbracciato il presidente ucraino, ha riunito insieme a Palazzo Chigi il vicepresidente americano e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per un trilaterale abbastanza rapido a sostegno della sua vecchia idea di avvicinare Stati Uniti e Unione europea.
Ma si ha sempre l’impressione che gli incontri della presidente del Consiglio siano abbastanza inutili, svolti giusto per recuperare il ritardo sulle iniziative degli altri, un po’ troppo formali, banali, raffazzonati. L’incontro con il Cancelliere Friedrich Merz, per esempio, è parso una toppa sul buco dopo la clamorosa esclusione della premier italiana dal format che a Tirana aveva imbastito un colloquio probabilmente molto importante con Donald Trump.
Queste sono le cose davvero importanti più che le riunioncine di Giorgia che però, ieri notte, è stata di nuovo coinvolta dai volenterosi – Macron, Starmer, Merz – più Trump per definire una posizione comune per oggi, giorno in cui Trump telefonerà a Putin: «Il presidente Putin deve dimostrare che vuole la pace – ha scritto poco dopo mezzanotte Macron su Twitter – accettando il cessate il fuoco incondizionato di 30 giorni proposto dal presidente Trump e sostenuto dall’Ucraina e dall’Europa».
E qui torniamo al nuovo pontificato. È chiaro che con Prevost si sia girata pagina rispetto al pontificato «visionario», come lo ha definito Massimo Franco non per criticarlo ma perché così è stato, cioè distinto e distante da un protagonismo politico in senso stretto. Da questo punto di vista sta facendo più Leone XIV in poche settimane che Francesco negli ultimi anni: non dal punto di vista pastorale (tema che non è di questo articolo) ma da quello di un attivismo diplomatico che d’altronde sta tutto nel retroterra umano e culturale del nuovo Papa. La situazione europea dominata dalla guerra della Russia contro l’Ucraina si è messa in movimento proprio durante i funerali di Bergoglio e poi con l’elezione di Prevost: difficile affermare graniticamente che ci sia un nesso, impossibile però non cogliere la contemporaneità degli eventi. Altro che Meloni e la propaganda di Giovanbattista Fazzolari.
Quello che è certo è che il Vaticano ha ripreso il suo posto nel mondo. Ed è indiscutibile che Leone sia il motore di questo nuovo corso. Egli di fatto è già il mediatore della complessa fase che si è aperta, come si è visto nella giornata di domenica 18 maggio a San Pietro con Zelensky, tornato lì a meno di un mese dalla partecipazione ai funerali di Francesco il 26 aprile.
Ha incontrato Zelensky per due ore, parlerà con Vance oggi. È lui in prima persona che agisce. A fianco dell’Ucraina, in modo molto più “politico” di Bergoglio. Il presidente ucraino lo ha capito bene. Così la pace, persino nella toccante omelia pronunciata ieri a San Pietro, sembra calarsi da aspirazione religiosa e metafisica a finalità terra, umana: dunque, configurandosi come orizzonte politico. Stando così le cose, s’intuisce come la politica italiana, e in particolare quella del governo (giacché sulla politica estera dell’opposizione c’è tristemente poco da dire), sia soverchiata da una parte dal nuovo corso di Prevost e dall’altra, come ha notato tutta l’informazione non di rito fazzolarian-travagliesco, dalla incisività delle democrazie europee raccolte sotto le insegne dei Volenterosi. Per quanto Giorgia Meloni si agiti, la storia non sta passando da lei.