Giochi di paroleQuando Meloni dice Occidente il saggio guarda l’Europa

Il ritornello sull’unità tra Stati Uniti e Unione europea nasconde una scelta di campo, al fianco di Washington e a discapito di Bruxelles, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

Associated Press/LaPresse

La grande iniziativa diplomatica di Donald Trump è tornata, ancora una volta, al punto di partenza. E non era certo un buon inizio. Gli Stati Uniti avevano infatti concesso a Vladimir Putin tutto quello che poteva ragionevolmente desiderare prima ancora di sedersi al tavolo, sposato per intero la sua (falsa) versione dei fatti e promesso di spalancargli le porte della legittimazione e del commercio internazionale, abbonandogli in un attimo tre anni di crimini di guerra, stragi di civili, camere di tortura e atrocità di ogni genere. E non è neanche bastato, perché Putin non ha accordato nemmeno il cessate il fuoco di trenta giorni che in teoria americani ed europei avrebbero dovuto imporgli, sotto la minaccia di durissime sanzioni. Putin ha rifiutato il cessate il fuoco, esattamente come si è rifiutato di mettere piede in Turchia per gli inesistenti colloqui di pace, e per tutta risposta Trump ha detto che non è il caso di mettere nuove sanzioni contro Mosca. Lo faranno gli europei, tenendo il punto, ma è chiaro che senza il sostegno americano, o addirittura contro l’esplicita volontà della Casa Bianca, si fa tutto molto più difficile. Un titolo del New York Times riassume efficacemente la situazione: «La nuova posizione di Trump sulla guerra in Ucraina: non è un mio problema».

Il guaio è che resta invece un problema nostro – di noi europei, s’intende – come conferma la decisione russa di potenziare le basi al confine con la Finlandia. Ma ancor più di noi italiani, considerando la posizione assunta da Giorgia Meloni. Se qualcuno avesse ancora creduto alla teoria del ponte tra Washington e Bruxelles, le vicende delle ultime due settimane dovrebbero avere convinto anche i più ostinati. Non credo sia necessario rifare per l’ennesima volta l’elenco delle importanti occasioni in cui i principali leader europei si sono ritrovati per sostenere l’Ucraina e discutere con Trump di come trattare con Putin, senza la nostra presidente del Consiglio. Basta ricordare che a farla recuperare nell’ultima occasione sia stato proprio l’intervento, ovviamente da lei sollecitato, del presidente americano. Insomma, come hanno notato in tanti, alla fine è stato Trump a fare da ponte tra Meloni e l’Ue.

Ma sarebbe più esatto dire che è Meloni a essere il cavallo di Troia trumpiano in Europa. Il ritornello che ha ripetuto sin dalla sua visita alla Casa Bianca, secondo cui il suo obiettivo sarebbe «tenere unito l’occidente», è un modo furbesco di segnalare la sua vera scala di priorità, dove ovviamente «unità dell’occidente» sta per «rapporto con gli Stati Uniti» (o meglio, con gli Stati Uniti di Trump) e si contrappone implicitamente all’unità dell’Europa, che non è mai stata più fragile e più essenziale di oggi.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

 

 

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