Ballottaggio delle presidenziali in Romania, primo turno delle presidenziali in Polonia e legislative (anticipate) in Portogallo: l’Unione europea si è appena lasciata alle spalle una delle domeniche elettorali più intense degli ultimi anni, con esiti più o meno sorprendenti.
Partiamo dalla Romania, dove il sindaco liberale di Bucarest Nicușor Dan ha battuto il sovranista e antieuropeista George Simion, ribaltando i pronostici di molti sondaggi e i risultati del primo turno (Simion aveva ottenuto il 41,0 per cento, Dan il 25,4 per cento). Stando al canale televisivo romeno Digi24, il 54,3 per cento dei votanti ha espresso la propria preferenza per Nicușor Dan, espressione di un Paese che vuole continuare a far parte della comunità europea e sostenere l’Ucraina. Il leader dell’estrema destra si è fermato al 45,6 per cento.
I conteggi non sono ancora definitivi, ma il divario tra il riformista Dan e l’ultranazionalista Simion si aggira attorno agli otto punti: un vantaggio incolmabile. Nonostante l’oggettività del risultato, il candidato di estrema destra ha scritto su X di non voler riconoscere la sconfitta, dichiarandosi nuovo presidente della Romania.
Il dato finale dell’affluenza, al 64,7 per cento, è il più alto degli ultimi vent’anni nel Paese (53,2 per cento al primo turno). Si è trattato di un fattore probabilmente decisivo per il successo del sindaco di Bucarest, che su X ha scritto: «È stata una mobilitazione senza precedenti, quindi la vittoria appartiene a ciascuno di voi. Da domani inizieremo la ricostruzione della Romania, una Romania unita e onesta, basata sul rispetto della legge e di tutte le persone».
Passando alla Polonia, il ballottaggio delle presidenziali sarà tra il sindaco di Varsavia Rafał Trzaskowski (centrodestra) e l’esponente di Diritto e Giustizia Karol Nawrocki (estrema destra). Trzaskowski, membro dello stesso partito dell’attuale presidente europeista Donald Tusk (Piattaforma Civica), ha preso poco più del trentuno per cento, mentre Nawrocki ha superato leggermente il ventinove per cento.
Sławomir Mentzen, un candidato ancora più estremo di Nawrocki, si è fermato al quindici per cento: il suo potenziale sostegno all’esponente conservatore di Diritto e Giustizia, grande ammiratore di Donald Trump, potrebbe rivelarsi decisivo al secondo turno delle presidenziali, in programma il primo giugno.
Concludiamo con il Portogallo, dove Alleanza Democratica – coalizione di centrodestra del primo ministro uscente Luís Montenegro – ha superato di poco il trentadue per cento (32,1 per cento), migliorando l’esito delle elezioni del marzo 2024. Il Partito Socialista ha leggermente superato il ventitré per cento (23,4 per cento), ottenendo il suo peggior risultato dalla fine degli anni Ottanta; il segretario Pedro Nuno Santos si è immediatamente dimesso. La vera sorpresa è stato il partito di estrema destra Chega, che ha sfondato il muro del venti per cento (22,6 per cento) e sfiorato il secondo posto dietro Alleanza Democratica: «È un risultato storico», ha scritto su Instagram André Ventura, leader di Chega, che venerdì scorso è stato ricoverato per un malore durante un comizio elettorale a Odemira.
Oggi Rebelo da Sousa, il presidente della Repubblica, avvierà le consultazioni per formare un nuovo governo. Per il Portogallo sono state le terze elezioni dal 2022. Montenegro è stato sfiduciato dal Parlamento a marzo, dopo essersi rifiutato di fare chiarezza su un presunto conflitto di interessi tra la sua attività politica e la sua azienda Spinumviva, fondata nel 2021 e specializzata in consulenza per la protezione dei dati.