Il posto delle parolePratiche olandesi di poesia on the go

Dai Paesi Bassi al Salone del Libro di Torino, ecco come due poetesse (e una macchina) superano i luoghi comuni sulla fruizione della poesia e la portano in luoghi inaspettati

Poem Booth - Render

E se mentre vi fanno la manicure qualcuno declamasse poesie, come la prendereste? È l’idea che frulla in testa a Babs Gons, figura chiave della poesia performativa olandese e nel 2023 nominata poetessa laureata dei Paesi Bassi, la nazione ospite d’onore a Torino per la Trentasettesima edizione del Salone Internazionale del Libro in programma dal 15 al 19 maggio negli spazi di Lingotto Fiere. Nel palinsesto spicca infatti un fitto programma di laboratori e incontri parte del progetto La Scoperta dell’Olanda, realizzato con il supporto dell’ambasciata e consolato generale del regno dei Paesi Bassi in Italia.

La scena culturale di Amsterdam e dintorni è da sempre considerata all’avanguardia, ma quando mi hanno chiesto a bruciapelo quale fosse la prima cosa a cui pensavo parlando di Olanda, il maschio alfa che è in me ha citato gli Oranje della nazionale di calcio, non certo la letteratura locale (dai, potevo fare peggio, tra tulipani e zoccoletti di legno). La verità è che di poeti e scrittori lassù ce ne sono diversi, con un alto coefficiente di originalità e con un’arma in più rispetto ad altre nazioni, la Fondazione Olandese per la Letteratura. Si tratta di un organismo finanziato dal governo eppure indipendente nelle scelte, il cui compito è di supportare gli autori olandesi attraverso sovvenzioni che consentano loro di lavorare alla stesura delle proprie opere senza l’ansia del mancato guadagno. E di promuoverli, partecipando ad appuntamenti come quello torinese, ma anche accollandosi il costo della traduzione in lingue diverse, per facilitare gli editori di altre parti del mondo.

Poem Booth

Chi ha marmocchi in casa magari conosce Floor Rieder, illustratrice e designer, nota soprattutto per i libri per bambini, un ambito in cui gli olandesi si distinguono. Gli appassionati di romanzi e racconti di viaggio, avranno letto “Anime baltiche” o “Nella casa del pianista” di Jan Brokken, forse la figura più celebre all’estero, atteso proprio a Torino con il nuovo libro, “Alla scoperta dell’Olanda”. E per gli amanti  dei thriller, da non perdere è “Il Cammino” di Anya Niewierra, per più di un anno in classifica dei libri più venduti nei Paesi Bassi e vincitore di diversi premi come miglior giallo dell’anno.

Torniamo però a Babs Gons (anche lei presente al Salone) e alla sua idea di declamare versi tra un uno smalto semi-permanente e una ricostruzione unghie con il gel. La incontro di fronte a uno dei dipinti del Rijksmuseum di Amsterdam, il museo nazionale che ospita capolavori di Rembrandt, Veermer e via dicendo. In mezzo ai visitatori, apre un quadernone e attacca a recitare un poema di cui, pur non capendo un’acca, percepisco la vibrazione, confermata poi dalla traduzione, il messaggio di chi vuole fare i conti senza violenza con le ingiustizie del colonialismo olandese. Gons, bellissima, carismatica, stilosa fa della poesia performativa uno strumento di comunicazione contemporaneo, immediato senza tuttavia rinunciare alla profondità che le è propria. E propone un approccio alla poesia in cui la verbalizzazione è la sua forza.

Courtesy of Studio Charlotte

«Mi rifaccio alla tradizione orale della poesia. L’ho sempre amata, ma quando ho scoperto il movimento della spoken word, ho realizzato che un palcoscenico è più importante di un libro», racconta. «Sono stata a lungo poetessa senza aver mai dato nulla alle stampe, del resto sono solo tremila gli anni in cui l’umanità ha usato la carta, mentre sono almeno trecentomila gli anni in cui abbiamo affidato alle parole dette ad alta voce storie, speranze e sogni che hanno viaggiato per il mondo. Questa è la tradizione orale e questa è la poesia. Quelle che noi chiamiamo società illetterate hanno in realtà prodotto grande poesia».

Chi ha almeno quarant’anni sa che a scuola gli insegnanti facevano imparare a memoria alcune tra le poesie più significative della nostra cultura, una pratica ormai desueta, perché considerata fine a se stessa. Secondo Babs, invece, è importante ricominciare a memorizzare poesie: «Per poter accedere in qualunque momento a un diamante interiore». Non solo, altro caposaldo del gesto artistico di Gons è il recitare poesie in luoghi dove nessuno se l’aspetterebbe. «In Europa, l’Olanda è costituita da dodici province a cui si aggiungono quelle nei Caraibi. Come poetessa laureata ho voluto andare in ognuna ed entrare in contatto con i poeti locali, chiedendo loro di uscire dal circuito di biblioteche e librerie e di portarmi nei propri posti preferiti. Siamo andati in un negozio di second hand, in un mercato, in una prigione e adesso vorrei provare un nail saloon», aggiunge.

Poem Booth

Babs Gons non però è l’unica dei Paesi Bassi a proporre un’altra via alla poesia. Ellen Deckwitz ha pubblicato raccolte pluripremiate, si occupa di teatro, ha vinto il più antico premio letterario locale, il Premio Tollens, oltre al The Johnny per la poesia performativa e da gennaio 2024 è poetessa della città di Amsterdam. «Quando avevo undici anni mia madre decise di riprendere l’università e di studiare letteratura olandese. Mia nonna viveva nella casa accanto, mio padre aveva un lavoro molto impegnativo, perciò la sera mamma mi chiedeva di leggerle gli appunti presi a lezione durante il giorno. Così mi sono avvicinata alla poesia, scoprendo come possa essere uno strumento utilissimo per comprendere la vita», spiega Deckwitz. A suo dire: «La letteratura legittima i tuoi sentimenti. La mia è una famiglia coloniale in cui molti sono i silenzi. Non si parla del passato e nemmeno degli orrori della Seconda Guerra Mondiale, ma rivolgendomi ai libri ho trovato la chiave per la mia vita. A volte penso che i poemi non siano poi così importanti. Sono semplicemente il punto di partenza per parlare di cose profondamente umane». 

Ed è con questo spirito che Ellen ha collaborato con Justus Bruns e Mingus Vogel, anime dello studio Vouw, specializzato in slowtech business, ovvero come utilizzare la tecnologia per rallentare i ritmi frenetici del nostro mondo. Il risultato è Poem Booth, un device interattivo a grandezza umana che sfrutta gli input poetici impartiti da Deckwitz e l’immagine di chi si è posto di fronte per scattare una fotografia e corredarla di una breve poesia. «L’idea è quella di posizionarlo in luoghi di grande passaggio per incuriosire e di conseguenza avvicinare le persone alla poesia», sottolinea Ellen Deckwitz, la cui raccolta “Fisica Avanzata” è edita in italiano da Valigie Rosse. Poem Booth sarà operativo durante tutta la durata del Salone. E a occhio e croce, sarà una delle attrattive più gettonate della manifestazione.

Poem Booth WLIC

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