
L’entomologia dovrebbe essere una scienza esatta, come possono essere esatte le scienze umane che si sono ora affidate all’apparente precisione dell’intelligenza artificiale, ma la loro precisione sarebbe garantita solo se essa si applicasse allo studio di fenomeni limitati della natura che, nel caso dell’entomologia, riguardano lo studio degli esapodi o degli insetti in senso lato negli aspetti che concernono la morfologia, l’anatomia, la fisiologia, il comportamento, la filogenesi e l’ecologia nel senso letterale dell’ambiente in cui essi vivono.
Talvolta gli entomologi estendono le loro ricerche al di là degli esapodi a condizione che essi siano organismi simili agli esapodi con testa, corpo e zampette in animali comunque invertebrati, applicandosi a branche che riguardano l’agricoltura, la veterinaria, i cicli vitali, ma anche le questioni mediche relative alla profilassi e all’igiene, con un’estensione a una dimensione amatoriale, creativa o ricreativa.
Occupandoci da decenni di questioni europee con impegni che non abbiamo racchiuso nel quadrilatero del Rond Point Schuman a Bruxelles, ma che abbiamo cercato di sviluppare nello spazio pubblico europeo in statu nascendi, abbiamo spesso l’impressione che gli studi e le ipotesi sul futuro dell’Europa, insieme alle cronache dei media che seguono le vicende comunitarie, siano simili alle ricerche di entomologi amatoriali e che essi le applichino nei loro laboratori e cioè nei loro dipartimenti, osservando a distanza la morfologia, l’anatomia, la fisiologia, il comportamento, la filogenesi e l’ecologia delle istituzioni europee, nel chiuso del quadrilatero del Rond Point Schuman a Bruxelles.
La responsabilità principale di quest’approccio sistemico non è tuttavia di questa particolare categoria di entomologi europei, ma nel fatto che gli «esapodi» comunitari sono convinti che la loro vita si esaurisca intorno al Rond Point Schuman, ignorando quel che avviene nella vita reale, al di là di quel quadrilatero, in Europa e nel resto del pianeta.
Un esempio drammaticamente evidente di questo stato di cose è apparso nelle ultime quarantotto ore nel confronto, si potrebbe dire involontario (unwilling), fra la visita di quattro volenterosi capi di Stato e di governo di Francia, Germania, Regno Unito e Polonia (willing countries) a Kyjiv e l’appello di Papa Leone XIV ai potenti per una pace «disarmata e disarmante», con il grido bergogliano «mai più la guerra» in Ucraina, a Gaza e alla frontiera indo-pakistana nella convinzione che «il miracolo della pace» sarà possibile.
Tutto ciò avviene oggi sulla testa dell’Unione europea, delle sue istituzioni e dei suoi leader che, in oltre tre anni di conflitto provocato dall’aggressione russa all’Ucraina e di oltre diciotto mesi di carneficine fra i civili palestinesi a Gaza a seguito dell’attacco terroristico di Hamas contro Israele, non sono stati capaci di elaborare e di presentare alle organizzazioni internazionali un piano per la pace in Europa e in Medio Oriente.
Noi naturalmente speriamo che avvenga il «miracolo della pace» o almeno di una tregua duratura, ma siamo convinti che, affinché essa sia stabile e giusta, essa debba essere fondata su un sistema di relazioni capaci di garantire la cooperazione e la sicurezza nel quadro del rispetto del diritto internazionale, anche attraverso la creazione di organizzazioni di integrazione regionale che aprano la via alla riforma del sistema ormai obsoleto e inefficace delle Nazioni Unite.
Le riunioni, per ora inconcludenti, dei volenterosi (willing countries) in gruppi diversi, insieme ai riarmi nazionali per compensare la chiusura dell’ombrello securitario statunitense e far fronte a un’ipotetica aggressione armata russa all’interno delle frontiere dell’Unione europea, hanno risvegliato le ricerche degli entomologi europei sulla vexata quaestio dell’integrazione differenziata e cioè della morfologia e della filogenesi dell’Unione europea, rispolverando le antiche formule dell’Europa alla carta, a due velocità, a geometria variabile, a cerchi concentrici, dell’ossimoro deloriano della Federazione degli Stati Nazione, del nucleo duro o magnete europeo e rievocando esempi concreti e realizzati di integrazioni differenziate nel quadro comunitario, come gli accordi di Schengen, gli opting out e il Protocollo Sociale, l’euro, il trattato di Pruem, il Fiscal Compact e la Procura Europea, nella consapevolezza della sostanziale inefficacia sia delle cooperazioni rafforzate che di quelle strutturate.
Gli entomologi europei sono convinti che la morfologia ermafrodita del sistema europeo, dove prevale il maschio pattizio e intergovernativo sulla femmina federale e costituzionale, dovrebbe spingere a prendere in considerazione una delle tante formule sopra ricordate per applicarle non più a un obiettivo contingente e pur settoriale, ma al passaggio rivoluzionario dall’ermafrodita alla federazione, ignorando la filogenesi del sistema europeo, la sua anatomia, i comportamenti all’interno del sistema che mettono in gioco tutte le sue parti e non solo le sue istituzioni, e tanto meno il ruolo dei governi nazionali, e la sua ecologia nel senso dell’ambiente in cui vive l’Unione europea.
Come il Patto di Stabilità e Crescita era «stupido» e cioè lento e ottuso nell’apprendere le conseguenze di una scelta, così l’idea di applicare all’indispensabile salto globale verso l’Europa sovranazionale che superi la schizofrenia fra le dimensioni politica, economica e securitaria è «stupida» se si è convinti che ci si possa affidare a un gruppo di Stati volenterosi per creare un governo europeo chiamato a gestire una sovranità condivisa, garantendo il carattere democratico (la accountability) del sistema.
Nella complessità delle società contemporanee, dove sembrano prevalere spinte centrifughe, rotture fra la società civile e la società politica e dunque l’assenza di dialogo nello spazio pubblico, insieme alla diseducazione alla democrazia, l’idea stupida di affidarsi all’ipotetica volontà di un gruppo di Stati – come è avvenuto per la libera circolazione delle persone, l’introduzione della moneta unica, il coordinamento in materia di indagini giudiziarie e di prevenzione dei reati, le rigide regole di controllo dei debiti nazionali – per trasformare l’Unione in una Res publica democratica e solidale potrebbe mettere in pericolo i suoi valori e quella che Jacques Delors chiamava affectio societatis, rendendo impossibile il patriottismo costituzionale insegnato da Jürgen Habermas.
Prima di rivendicare una costituzione europea bisogna battersi per aprire un processo costituente, sapendo che solo alla fine di questo processo potremo verificare quali parti del sistema saranno pronte ad accettarne democraticamente la sua trasformazione.