L’accordo commerciale di principio raggiunto a Londra dalle delegazioni di Stati Uniti e Cina, l’11 giugno scorso, avrà fatto tirare un sospiro di sollievo alle case automobilistiche dato che dovrebbe risolvere il problema delle restrizioni cinesi sulle esportazioni di terre rare: «Posso dire che otterremo le terre rare di cui abbiamo bisogno. Noi faremo la nostra parte, permettendo agli studenti cinesi di frequentare le nostre università», ha scritto il presidente statunitense Donald Trump sul suo social Truth.
I produttori di veicoli hanno assoluto bisogno di questi elementi – nello specifico dei magneti derivati – per mandare avanti le loro catene di montaggio, ma non possono affidarsi facilmente ad altri fornitori perché Pechino controlla l’estrazione, la raffinazione e la trasformazione delle terre rare in percentuali che arrivano anche al novanta per cento del totale globale.
Quando si parla dei magneti in terre rare – hanno il pregio di resistere alle alte temperature senza perdere le loro proprietà magnetiche – si pensa subito alle industrie della transizione energetica, che li impiegano nella costruzione di auto elettriche e di turbine eoliche. Ma sono fondamentali anche per il comparto della difesa: ad esempio, un aereo da caccia F-35 contiene quattrocento chili di terre rare, un cacciatorpediniere Arleigh Burke circa duemila chili e un sottomarino classe Virginia oltre quattromila chili.
Gli Stati Uniti, prima potenza militare del pianeta per forza e sofisticatezza, sviluppano queste tre tecnologie ma non possiedono capacità di lavorazione dei sette elementi che la Cina ha sottoposto a restrizioni – samario, gadolinio, terbio, disprosio, lutezio, scandio e ittrio –, il che li rende dipendenti dalla rivale per gli approvvigionamenti di magneti.
Nonostante gli annunci e i soldi pubblici destinati all’apertura di impianti di trasformazione sul territorio nazionale, la strada per l’autonomia da Pechino sulle terre rare è lunga e complicata da fattori di complessità tecnica, di sostenibilità economica e di tutela ambientale.
L’ittrio è necessario per i rivestimenti dei motori degli aerei. Il disprosio e il terbio trovano spazio nei sistemi di frenata e di sterzo delle auto. Ma per l’industria della difesa, americana ed europea, oggi il vero problema riguarda il samario.
A differenza delle altre sei, infatti, questa terra rara viene utilizzata pressoché soltanto per applicazioni militari perché i magneti derivati hanno una resistenza al calore particolarmente elevata, molto più degli altri elementi del gruppo. L’azienda americana che consuma più samario è Lockheed Martin, che lavora a stretto contatto con il Pentagono e inserisce una ventina di chili di magneti al samario in ogni suo caccia F-35; l’unico Paese produttore, però, è la Cina.
L’accordo tra Stati Uniti e Cina del 12 giugno, ancora in attesa dell’approvazione dei rispettivi presidenti, potrebbe migliorare nell’immediato le prospettive per le aziende della difesa e quelle automobilistiche: Pechino avrebbe accettato di togliere i controlli alle esportazioni dei sette elementi di cui sta restringendo le forniture dal 4 aprile scorso.
Nulla cambia, però, sul lungo termine: il dominio cinese sulla filiera di questi (e altri) minerali critici non è in discussione e l’Occidente non è al riparo da futuri utilizzi geopolitici delle materie prime.
Nel luglio del 2023, peraltro, la Cina ha deciso di limitare le vendite agli Stati Uniti di gallio e germanio, due elementi necessari alla produzione di radar e di tecnologie a infrarossi dei quali detiene rispettivamente il novantotto e il sessanta per cento dell’offerta mondiale. A queste restrizioni si sono poi aggiunti i controlli sull’antimonio, un metalloide utilizzato per la realizzazione di munizioni, ottiche di precisione e visori notturni.
Le aziende americane della difesa e dell’aerospazio possiedono delle scorte di terre rare, che sono sufficienti però a garantire la continuità della produzione per non più di qualche mese. Anche il Pentagono mantiene delle riserve di questi elementi, ma non bastano a soddisfare il fabbisogno del comparto militare-industriale per lunghi periodi di tempo.