Il disprezzoIl Comune di Capri ha scelto il nemico sbagliato nella guerra all’overtourism

L’amministrazione comunale ha vietato ogni promozione diretta da parte di ristoratori e commercianti. Una scelta che non riduce il caos e spezza il contatto tra visitatori e territorio. L’editoriale dell’Istituto Bruno Leoni

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Una recente ordinanza del Comune di Capri vieta a ristoratori e commercianti di avvicinarsi ai turisti per mostrare i propri prodotti e servizi, con una sanzione che può arrivare a tre giorni di sospensione dell’attività. In particolare, vieta di svolgere, su area pubblica, ogni attività di promozione e intermediazione di beni e servizi, comprese la pubblicità ambulante, la promozione di attività ristorative, di vendita di articoli, di consegna di depliant e materiale pubblicitario di qualsiasi tipo. Il Comune ha scelto, dunque, di proteggere i turisti dai camerieri che reclamizzavano i menù e dai mozzi che cercano di attrarre clientela per i giri in barca.

Negli anni di generalizzata lamentela dell’overtourism, è singolare che il comune se la prenda con chi provi a ottimizzarne, per così dire, gli effetti. O si ritiene che l’eccesso di flusso turistico danneggi residenti e lavoratori del luogo, o lo si ritiene una risorsa anche per loro. In entrambi i casi, l’iniziativa di commercianti, venditori e ristoratori che avvicinano i turisti per promuovere prodotti, servizi e attività dovrebbe essere vista come un’opportunità.

Nel primo caso, perché, nel tempo, porterebbe a ridurre le presenze turistiche, quantomeno, costringendo quanti vogliano visitare posti meno caotici a prediligere altre mete. Nel secondo caso, le forme più semplici e dirette di promozione di beni e servizi dovrebbero essere considerate un modo per trarre il massimo beneficio dalla presenza di forestieri.

Può risultare fastidioso venire avvicinati per strada da persone che vogliono venderci qualcosa. Ma ciò che è fastidioso non è necessariamente un attentato ai nostri diritti. Come i negozianti e i ristoratori dovrebbero essere liberi di decidere se utilizzare una strategia aggressiva o discreta, così i turisti sono liberi di trovare interessante l’una o l’altra.

Ciò che per alcuni è una seccatura, per altri può essere l’incontro con un’offerta sconosciuta. Quando promuovono i propri servizi, prodotti, piatti e merci, i commercianti non sono necessariamente degli scocciatori. Danno informazioni a chi non conosce il luogo e le sue tradizioni ed è lì per scoprirli.

Vietare, di avvicinarglisi per promuovere ciò che cerca, non è lotta alla «intermediazione selvaggia», come pure è stato detto, ma un’occasione in meno di provare a far funzionare il mercato, nelle sue forme rudimentali e innocue. Un volantino non ha mai fatto male a nessuno.

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