Lega FlopSalvini è al governo, ma accumula sconfitte politiche come se fosse all’opposizione

Tra veti degli alleati sul terzo mandato, riforme bocciate, e il decreto sicurezza smantellato dalla Consulta, la presenza del leader leghista nella maggioranza appare sempre più irrilevante

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«Un’altra batosta», diceva Nanni Moretti-Michele Apicella in “Ecce bombo”, alludendo a una sconfitta degli studenti di sinistra in qualche elezione scolastica di quegli anni. Ecco, un’altra batosta, per Matteo Salvini. Il decreto sicurezza, fortemente sponsorizzato da lui – con la forte connivenza di Giorgia Meloni – è stato bombardato ieri dalla Cassazione, che ne ha evidenziato diversi punti di incostituzionalità e molti profili di illogicità giuridica. Deciderà la Corte costituzionale se far decadere la legge. Certo, è un altro colpo alla Lega, nella sua postura securitaria, e nella sua sottocultura irrispettosa dei diritti.

Soprattutto, è stata disintegrata la norma che amplia a dismisura l’operatività degli agenti segreti e ne decreta la non punibilità, consentendo loro anche di creare gruppi terroristici o eversivi da zero, così come le aggravanti di luogo per l’espressione del dissenso, le cosiddette norme anticortei. Recentissimo il caso dei diecimila metalmeccanici che a Bologna hanno occupato la tangenziale per un po’ di tempo. Ovvio, che specie dopo questa sentenza non gli accadrà nulla di penalmente rilevante.

Stessi dubbi di incostituzionalità suppone il nuovo reato di terrorismo della parola, secondo cui diventa punibile anche la sola detenzione di non meglio specificato «materiale propedeutico al terrorismo». È tutta una logica ideologicamente repressiva che viene bocciata. Brutta cosa per il governo, bruttissima per la Lega.

È solo l’ultimo grano di un rosario che si sgretola ogni giorno. Guardiamo i fatti, il sostanziale fallimento delle leggi-simbolo del partito di Salvini. Autonomia regionale, non pervenuta. Flat tax, mai partita. Pace fiscale, ferma ai box. Pacifismo, battuto dal raddoppio delle spese militari deciso all’Aja. Pensioni, nulla, “quota 41” inesistente. Terzo mandato, si sa come è andato, finito nel cestino della legislatura, con l’effetto di trovarsi Luca Zaia e Massimiliano Fedriga tra i piedi. Rinvio del voto delle regioni, respinto al mittente. Questo Roberto Vannacci non funziona tra i leghisti del Nord.

Per non parlare del disastro del trasporto ferroviario e, in generale, di una politica – o meglio, di una non politica – delle infrastrutture. In questo disastro fa eccezione Giancarlo Giorgetti, in grado, come hanno attestato le agenzie di rating, di tenere i conti in ordine, che è poi quello per cui è pagato, ma qui sembra un trionfo.

Di una cosa, Salvini può – forse – essere contento. Si tratta dell’incremento delle spese militari deciso all’Aja, soprattutto per quel che riguarda i finanziamenti per le infrastrutture e quant’altro: lì il nostro può sperare in un bel pacco di soldi per il suo ponte di Messina, con tanti saluti allo sbandierato pacifismo e anti-riarmismo.

Di fatto, per ora non c’è nulla: è solo un pio desiderio. Meglio di niente, nel mare di batoste. Ma per Salvini è notte fonda. E la presidente del Consiglio e Antonio Tajani se la ridono.

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