Dr. StrangeloveCome funziona la super bomba americana lanciata sull’Iran

La forza della bomba GBU-57/B non deriva principalmente dall’esplosivo che contiene, ma dall’energia cinetica che accumula cadendo da oltre quindicimila metri di altezza

LaPrese

Gli Stati Uniti hanno lanciato l’arma convenzionale più potente del loro arsenale, la GBU-57/B Massive Ordnance Penetrator, contro i siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz e Isfahan. Donald Trump ha annunciato che «le strutture chiave per l’arricchimento nucleare del Paese sono state completamente annientate», ma la montagna di Fordow, dove si nasconde l’impianto più protetto dell’Iran, è ancora lì, integra nella sua fisionomia esterna secondo le immagini satellitari disponibili. Fordow è stato progettato proprio per resistere a una simile eventualità. Dopo i bombardamenti israeliani contro l’Iraq nel 1981 e contro la Siria nel 2007, Teheran ha imparato a blindare il proprio arsenale nucleare sotto centinaia di metri di roccia.

La GBU-57/B, nota come Massive Ordnance Penetrator (Mop), è l’arma progettata appositamente per missioni come questa: penetrare le profondità della terra per distruggere infrastrutture militari fortificate senza ricorrere all’arma nucleare. La bomba pesa circa tredici tonnellate, misura sei metri di lunghezza ed è progettata per essere sganciata solo da aerei B-2, gli unici in grado di trasportarne due per missione.

Come spiega l’Economist in un interessante approfondimento, la forza della bomba distruttiva non deriva principalmente dall’esplosivo — che costituisce solo il venti per cento del suo peso — ma dall’energia cinetica che accumula cadendo da oltre quindicimila metri di altezza. L’impatto, a velocità supersonica stimata oltre Mach 1, le consente di penetrare fino a sessanta metri di calcestruzzo standard o circa duecento piedi di roccia compatta.

La struttura della GBU-57/B è il risultato di una sintesi estrema tra fisica d’impatto, ingegneria dei materiali e progettazione aerodinamica. Il suo corpo, lungo circa sei metri, ha una forma ogivale che riduce al minimo la resistenza aerodinamica e consente una distribuzione omogenea dello sforzo al momento dell’impatto. 

Il cuore dell’arma è costituito da un rivestimento in acciaio speciale ad alta densità, sviluppato nella base di Eglin, in Florida, pensato per non frantumarsi nei primi secondi del contatto col suolo. Questo permette alla bomba di perforare strati multipli di calcestruzzo, roccia e acciaio prima di detonare. Il sistema di esplosione si basa su una spoletta intelligente, programmabile in volo, in grado di percepire i cambiamenti ambientali interni alla struttura colpita: può sentire l’ingresso in una cavità, contare i livelli attraversati e innescare la detonazione esattamente dove il danno sarebbe massimo.

La composizione esplosiva della bomba riflette una sofisticata ingegneria chimica: al suo interno si trovano circa 2.100 chilogrammi di AFX-757, un esplosivo ad alto rendimento, e circa 341 chilogrammi di Pbxn-114, una sostanza più stabile che agisce come innesco secondario. Entrambi sono classificati come insensitive munitions. Tradotto: progettati per resistere a urti e calore senza esplodere accidentalmente.

Una potenza distruttiva paragonabile a tre o quattro tonnellate di tritolo, concentrata non solo nell’esplosione, ma nella forza d’impatto che precede la detonazione. Questa doppia natura — cinetica e chimica — rende la GBU-57/B unica nel suo genere. Ma è anche la sua limitazione: non essendo un’arma nucleare, ha margini ristretti contro bersagli protetti da centinaia di metri di roccia e calcestruzzo rinforzato. Ed è proprio su quel limite che si gioca, ora, la credibilità della minaccia americana.

Ma le strutture iraniane non sono fatte di cemento ordinario. Secondo fonti militari occidentali, Fordow è protetta da una combinazione di roccia e calcestruzzo ad altissime prestazioni, noto come Uhpc (Ultra High-Performance Concrete), capace di resistere a pressioni di 30.000 psi, più del triplo rispetto al calcestruzzo normale. Come riporta l’Economist, in un’analisi pubblicata su Aerospace & Defence Technology, l’ingegnere Gregory Vartanov ha spiegato che «nemmeno una testata in acciaio Eglin come quella della GBU-57 sarebbe in grado di perforare i livelli più resistenti di UHPC».

Anche la tecnologia di guida della bomba rappresenta un fattore critico. La MOP si basa sul GPS militare per colpire il bersaglio con precisione metrica. Tuttavia, il conflitto in Ucraina ha dimostrato come il jamming elettronico (una tecnica per interferire con le comunicazioni del nemico) possa ridurne l’efficacia, riducendo la precisione da venti a oltre mille metri in alcune situazioni. Israele, in risposta a queste vulnerabilità, ha adottato il sistema SPICE basato su visione artificiale, ma il MOP non ne è dotato. È plausibile che le versioni usate contro l’Iran abbiano avuto aggiornamenti, ma né il Pentagono né la Northrop Grumman, produttrice del B-2, hanno fornito conferme ufficiali.

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