Riduzione del vetoIl governo vuole tagliare i poteri dei soprintendenti sulle autorizzazioni paesaggistiche

Lega e Fratelli d’Italia hanno presentato un nuovo disegno di legge alle commissioni Cultura e Ambiente del Senato, che potrebbe estendere il silenzio-assenso ai progetti privati e togliere altri poteri agli enti

Lapresse

La maggioranza ha presentato un nuovo disegno di legge alle commissioni Cultura e Ambiente del Senato. Si tratta di una proposta per ridurre il potere di veto delle Soprintendenze sui pareri paesaggistici, incrementare i progetti per cui vale il criterio del silenzio-assenso dopo quarantacinque giorni con la possibilità di includere nell’elenco gli interventi dei privati, e bypassare del tutto gli enti per la tutela nel caso di grandi opere.

Dopo un paio di bozze presentate e e poi ritirate dalla Lega, ora il centrodestra ha trovato la quadra con un testo a prima firma del senatore leghista Roberto Marti, con relatori il senatore Andrea Paganella, capo di gabinetto di Salvini ai tempi del Papeete, e la senatrice friulana di Fratelli d’Italia Francesca Tubetti. Repubblica, nell’articolo firmato da Ernesto Ferrara, riporta la dichiarazione sintetica di senatori di Fratelli d’Italia informati sul dossier: «La tutela è sacrosanta ma spesso diventa un alibi per i dirigenti per non firmare gli atti». La proposta infatti prevede il silenzio-assenso sulle autorizzazioni paesaggistiche anche per i progetti dei privati, e quindi la possibilità di non avere il parere della Soprintendenza ma solo dei Comuni per lavori definiti «piccoli». E cosa rientra in questa definizione? «Aumenti di volumetria fino al dieci per cento, abbattimenti e ricostruzioni di edifici non storici, installazione di dehors di bar e ristoranti», scrive Repubblica. E non è finita: «Competenze spostate sulle direzioni ministeriali e non più in mano alle Soprintendenze per i permessi relativi a “infrastrutture strategiche e di preminente interesse nazionale”».

Gli indirizzi ci sono, ma è stato dato mandato al ministero della Cultura di scrivere entro sessanta giorni linee guida uniformi per la tutela sul territorio nazionale, stabilendo quali progetti saranno esenti dall’autorizzazione paesaggistica.

Il Partito democratico non ci sta, come tutto il campo largo. «Si svuotano le sovrintendenze. Senza dare un euro per i controlli. E con le Regioni prive di piani paesaggistici. Una deregulation», dice Barbara Floridia, del Movimento 5 stelle. La preoccupazione principale del centrosinistra, spiega Ernesto Ferrara nel suo articolo, è che estendendo il silenzio assenso, con i dipendenti delle Soprintendenze all’osso, progetti impattanti come parchi eolici e fotovoltaici o grosse rigenerazioni urbane passino senza esame.

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