Parole di paceIl blogger saudita che denuncia l’odio antiebraico nelle scuole islamiche

Cresciuto in Arabia Saudita con l’idea che gli ebrei fossero nemici da evitare, Loray Al Shareef ha intrapreso un cammino personale di consapevolezza grazie allo studio e al confronto diretto

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Parole di pace, di rispetto e comprensione dell’altro, parole di verità. Sono quelle che pronuncia nei suoi speech e che scrive sul suo blog Loray Al Shareef, quarantaduenne, saudita di nascita, ma che ora vive negli Emirati Arabi dopo aver studiato al Cairo e a Parigi. Proprio nella capitale transalpina, ospite di una famiglia yemenita che lui scoprì essere di religione ebraica, Loray cominciò qualche anno fa a maturare idee differenti rispetto a quelle che gli erano state inculcate in famiglia e nelle scuole arabe da lui frequentate, e a coltivare l’amore per la conoscenza e per il riconoscimento del popolo ebraico, non più percepito come un nemico infedele.

Loray racconta il suo cambiamento non solo sui suoi social, che hanno un enorme seguito, composto da centinaia di migliaia di follower, ma lo fa anche con un ciclo di incontri che lo sta vedendo protagonista nel nostro paese in questi giorni. Nel suo tour cominciato a Roma, il blogger saudita è stato ospite del centro ebraico Pitigliani, in un incontro organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Intervistato dal direttore di «Pagine Ebraiche», Daniel Mosseri, il racconto di Loray, della sua vita ed educazione nei paesi arabi improntata all’odio contro Israele e contro gli ebrei e gli infedeli, fino al momento in cui, studiando la Bibbia, ha trovato nel Vecchio Testamento quei versi di rispetto per il popolo ebraico grazie ai quali certe interpretazioni e insegnamenti ingannevoli ricevuti in precedenza venivano smentite. Da qui la denuncia di Loray del sistema educativo del mondo arabo improntata all’odio antiebraico e alla diffidenza. A lui veniva insegnato, ha raccontato il blogger, che non bisogna accettare neanche un bicchiere d’acqua da un ebreo perché potrebbe essere avvelenato.

Il momento decisivo è stato il suo viaggio-studio in Francia, che ha rivestito un ruolo formativo decisivo, trasformandolo da estremista radicale in ambasciatore di dialogo e di pace. Conoscere la famiglia ebraica che lo ha ospitato nel periodo francese è stato per lui il fattore decisivo, determinante. Il suo messaggio è di speranza: in alcune parti del mondo arabo, i giovani stanno prendendo coscienza dell’inganno con il quale sono stati educati in molte scuole islamiche.

Se è vero che nel Corano sono tante le definizioni di disprezzo verso gli infedeli, ha raccontato Loray, è l’interpretazione che va contestualizzata e non usata strumentalmente per fomentare l’odio e la violenza antiebraica. Proprio negli Emirati Arabi questa svolta nei rapporti è palese e adesso ad Abu Dhabi convivono chiese e sinagoghe assieme alle moschee.

Nel Paese del Golfo, nelle scuole si insegna la Shoah a scuola, ad esempio, ed esiste un Ministero della Tolleranza che spinge per il rispetto reciproco e promuove leggi contro l’odio.

La sua vita di blogger pacifista, paradossalmente, sottolinea Loray, è contestata nei suoi viaggi e incontri in Europa, dove riceve minacce dagli estremisti pro palestinesi e non nel suo paese. Soprattutto quando lui si dice d’accordo con lo slogan «Palestina libera», al quale lui aggiunge: «da Hamas», i decibel dell’odio nei suoi confronti si impennano. Proprio nel suo paese, ma anche in Arabia Saudita e in Egitto, i Fratelli Musulmani e Hamas sono considerate organizzazioni terroristiche, come dovrebbe essere nei paesi europei e occidentali.

Solo la fine della attuale guerra tra Israele e Hamas, il ritorno a casa dei rapiti israeliani detenuti a Gaza, dice Loray, potrà permettere la creazione, ancora prima che dello Stato palestinese, di una nuova leadership del popolo palestinese, senza la quale sarà impossibile uscire dalla attuale spirale di violenza.

A Gaza, dal 2005 libera da israeliani, Hamas ha perso l’occasione per creare le basi per una nuova nazione ed ha scelto di creare le infrastrutture per scatenare la guerra contro Israele, e questa è una delle gravi colpe dell’organizzazione terroristica. Educazione, conoscenza e rispetto reciproco sono le armi che abbiamo a disposizione per eliminare la cultura dell’odio, ha concluso Loray, fedele musulmano testimonial della pace. La speranza è che voci come la sua potranno essere portate anche nelle università italiane e nelle aule della nostra politica.

Per confermare la presenza ebraica in terra di Israele, ha concluso Loray, basta recarsi a visitare l’Arco di Tito a Roma, dove le effigi raccontano la presenza del Santuario di Gerusalemme, della Menorah, il candelabro sacro portato a Roma come bottino di guerra dall’imperatore romano, e degli ebrei deportati come schiavi. Gli ebrei risiedono in quelle terre da oltre duemila anni e questo è il dato incontrovertibile.

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