«Minaccia esistenziale» Israele ha iniziato a bombardare i siti nucleari iraniani

Gerusalemme ha preso di mira anche il più grande impianto di arricchimento dell’uranio del Paese. L’operazione, dice Netanyahu, continuerà per diversi giorni. Negli attacchi sono morti Mohammad Bagheri, capo delle forze armate iraniane, e Hossein Salami, comandante delle Guardie Rivoluzionarie. Teheran ha risposto lanciando più di cento droni

AP Photo/LaPresse

Nella notte tra giovedì 12 e venerdì 13 giugno sono iniziati dei massicci attacchi israeliani contro quello che Benjamin Netanyahu ha definito «il cuore del programma nucleare iraniano». La cosiddetta operazione «Rising Lion», secondo il primo ministro israeliano, «continuerà per diversi giorni, fino a quando sarà necessario», con l’obiettivo di fermare i tentativi di Teheran di «sviluppare un’arma nucleare», che rappresenta una «minaccia esistenziale». 

Netanyahu ha confermato che l’esercito israeliano ha preso di mira anche l’impianto di arricchimento dell’uranio di Natanz, il più grande dell’Iran, situato a circa duecentocinquanta chilometri a sud della capitale. La struttura, che ospitava il programma nucleare del Paese, è stata colpita due volte in piena notte; ora è avvolta da un enorme incendio e le autorità dell’Iaea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, stanno monitorando i livelli di radiazione nella zona (che secondo il governo iraniano sono regolari). Diverse fonti hanno segnalato forti esplosioni anche a Teheran, Tabriz, Esfahan, Arak (sede di un reattore nucleare sperimentale) e Kermanshah. Sono almeno sessanta, secondo la Mezzaluna rossa iraniana, le località colpite da Israele. 

Secondo la Cnn, che cita la tv di stato iraniana Irinn, gli attacchi hanno causato il decesso di Mohammad Bagheri, capo di stato maggiore delle forze armate iraniane. Tra i morti – almeno cinque – c’è anche il generale Hossein Salami, il comandante delle Guardie Rivoluzionarie iraniane (organo militare parallelo, ma più potente dell’esercito regolare, istituito dopo la rivoluzione iraniana del 1979). 

Ad aver perso la vita sarebbero anche alcuni scienziati impiegati nelle ricerche del programma nucleare iraniano, tra cui Fereydoun Abbasi, ex capo dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana. Nel bollettino dei feriti gravi compare il nome di Ali Shamkhani, uno dei più stretti consiglieri di Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, che ha detto: «Il regime sionista si è procurato un destino amaro e doloroso e subirà una dura punizione».

Un alto funzionario israeliano ha spiegato alla Cnn che Gerusalemme, nei giorni precedenti agli attacchi di ieri notte, ha condotto «un’operazione di inganno» senza eguali, facendo credere alla leadership iraniana e all’opinione pubblica israeliana che non ci sarebbe stato alcun bombardamento. Il piano, secondo il funzionario, includeva il raggiro di media, opinionisti politici e personaggi pubblici molto esposti: anche per questo l’Iran sarebbe stato colto di sorpresa.  

Tuttavia, l’intelligence statunitense ha percepito un’atmosfera sospetta nel corso della giornata di giovedì. Ad allertare i funzionari di Washington è stata la decisione del dipartimento di Stato dell’amministrazione Trump di trasferire il personale «non essenziale» dalle ambasciate in Iraq e in tutto il Medio Oriente. 

Israel Katz, ministro della Difesa israeliano, ha dichiarato «uno stato di emergenza speciale su tutto il territorio dello Stato di Israele in seguito all’attacco preventivo condotto contro l’Iran». Marco Rubio, segretario di Stato dell’amministrazione Trump, ha detto che Washington non è responsabile dei bombardamenti israeliani sull’Iran; anche il presidente statunitense ha negato qualsiasi tipo di coinvolgimento militare, aggiungendo di essere stato informato in anticipo degli imminenti attacchi. Il suo obiettivo, scrive il New York Times, è spegnere la minaccia nucleare iraniana attraverso dei negoziati. 

Teheran, però, è convinta che gli Stati Uniti abbiano un ruolo chiave all’interno della vicenda. «I pericolosi effetti di questi bombardamenti saranno la diretta conseguenza delle azioni del regime sionista e di chi li sostiene. È impensabile che l’attacco israeliano sia stato sferrato senza il consenso degli Stati Uniti, che saranno considerati responsabili dell’aggressione sionista», si legge in un comunicato diramato dal ministro degli Esteri iraniano, secondo cui l’Iran ha il «diritto legittimo» a reagire ai bombardamenti israeliani. 

Un portavoce militare di Israele ha spiegato che l’Iran, come risposta, ha lanciato più di cento droni che l’esercito sta già intercettando. Lo spazio aereo israeliano è stato chiuso e le autorità hanno detto alla popolazione di uscire solo per ragioni essenziali (il Pride di Tel Aviv è stato cancellato, per esempio) e di rimanere nei pressi dei rifugi antiaerei.

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