Qualcuno ha detto che la nostra è la società dell’informazione. Indubbiamente in nessuna altra epoca l’informazione ha mai circolato tanto velocemente e la quantità di essa che ci raggiunge quotidianamente non è mai stata così elevata. I mezzi tecnologici che caratterizzano la nostra epoca hanno aumentato in maniera impressionante, dal punto di vista quantitativo, la capacità di comunicare. Purtroppo però non si può dire altrettanto dal punto di vista qualitativo. All’aumento quantitativo dell’informazione circolante fa infatti da contraltare un preoccupante degrado qualitativo. Nell’enorme massa di informazioni che ci raggiungono è sempre più difficile distinguere quelle corrette da quelle fasulle. Il problema riguarda indistintamente qualsiasi settore: politica, economia, giustizia, cronaca e, paradossalmente, anche la scienza.
La questione appare paradossale poiché per sua natura la scienza è l’unica attività umana in cui non hanno alcun valore le opinioni individuali e suo obiettivo costante è proprio il raggiungimento di affermazioni che possano essere condivise da chiunque, indipendentemente dalle origini etniche e culturali, o dalle convinzioni ideologiche e metafisiche. Quindi, per logica, almeno in tutti i settori in cui la scienza è applicabile, le informazioni dovrebbero essere corrette in quanto c’è la possibilità di raggiungere posizioni univocamente condivise e quindi non opinabili. Questo è proprio ciò che accade all’interno della comunità scientifica. A parte le inevitabili questioni relative a tematiche sulle quali la ricerca è ancora in atto, esistono moltissimi argomenti sui quali la posizione della comunità scientifica è assolutamente unanime.
Purtroppo, però, a questa unanimità della comunità scientifica non fa affatto riscontro una posizione altrettanto unanime nell’ambito della società civile e in coloro che dovrebbero limitarsi a trasmettere l’informazione senza manipolarla arbitrariamente. Accade così che, relativamente a questioni sulle quali la comunità scientifica ha da tempo raggiunto un consenso unanime a livello internazionale, politici, giornalisti, opinionisti e sedicenti intellettuali continuino a discutere all’infinito proponendo le proprie personalissime idee e non quelle scientificamente fondate. Oppure, al contrario, accade che su questioni ancora aperte e controverse, sulle quali la comunità scientifica sta ancora lavorando, qualcuno ritenga di avere la verità in tasca spacciando le proprie opinioni per dati scientifici. Poiché costoro molto frequentemente hanno a disposizione capacità di incidere sull’opinione pubblica molto più potenti di quanto non abbiano gli scienziati, spesso la maggior parte della gente condivide la loro opinione rifiutando invece i risultati della ricerca scientifica. […]
Fin dall’antichità l’uomo è stato affascinato dalla possibilità di predire il futuro o di conoscere fatti e avvenimenti lontani. Questi straordinari poteri erano però prerogativa degli dèi o delle anime dei defunti. Alcuni fortunati mortali, tuttavia, potevano ricevere il dono di accedere alla mente degli dèi o di comunicare con le anime dell’aldilà. La mitologia classica è ricca di narrazioni di questo genere. La Pitia (profetessa) di Delphi, ad esempio, poteva essere lo strumento attraverso il quale il dio Apollo pronunciava i suoi oracoli. Cassandra ricevette la terribile punizione di prevedere catastrofi e sventure e di non essere però mai creduta. Ulisse ed Enea ricevettero il privilegio di visitare l’Ade e interrogare gli spiriti dei trapassati. La bellezza poetica della mitologia greca non trova, ahimé, riscontro nei folcloristici personaggi che al giorno d’oggi sostengono di prevedere il futuro e di comunicare con i defunti.
La fauna dei medium e dei veggenti è quanto mai variegata. Si va dai poveri diavoli che hanno trovato un modo come un altro di sbarcare il lunario, fino ai personaggi, diventati oramai famosi a livello internazionale, che sono ricercatissimi dai vari salotti televisivi. Inutile dire che in questi personaggi, non vi è nulla di straordinario se non l’ingenuità della gente che gli dà credito. La storia degli studi sui presunti fenomeni paranormali, infatti, ci conferma ancora una volta che nessun sedicente veggente e/o medium ha mai dimostrato, sotto controllo, di possedere realmente le facoltà che sostiene di avere. Anche in questo settore i trucchi abbondano e solamente il desiderio di credere manifestato da molta gente consente a questi squallidi personaggi di continuare a esercitare la propria attività truffaldina.
Analizzando la storia dello spiritismo non si può che arrivare a un’unica sconsolante conclusione: l’aldilà è del tutto inaccessibile ai viventi. Di fronte a questa inequivocabile constatazione rimane pertanto difficile comprendere perché ancora oggi lo spiritismo eserciti il suo fascino su tante persone. In ambienti New Age, ad esempio, è cosa comune imbattersi nella credenza di poter comunicare con i defunti e molti medium continuano a esercitare la loro attività. Negli Stati Uniti sono tuttora frequentate le cosiddette chiese spiritiche, gestite da medium senza scrupoli. Un altro fenomeno recente è quello del channelling. Sedicenti medium sostengono di parlare per voce di personaggi vissuti migliaia di anni fa. In tal modo è ancora più facile sfuggire a ogni verifica e controllo sulle affermazioni fatte.
La medium inglese Rosemary Altea vende in tutto il mondo milioni di copie dei suoi libri e trova programmi televisivi compiacenti che le forniscono pubblicità gratuita, facendole acquisire credibilità agli occhi del pubblico. Personalmente ho avuto modo di assistere dal vivo a una performance della Altea. La sera del 22 novembre 2002 Rosemary Altea ha fatto tappa al Palasport di Alassio. La sedicente medium si è esibita nelle sue solite performances di fronte a quasi duemila persone venute da ogni parte d’Italia e persino dall’estero. A fare gli onori di casa erano presenti il Sindaco e l’assessore alla Cultura che hanno dato grande risalto all’evento presentando la Altea come una grande personalità. Addirittura, alla Altea è stata fatta firmare una mattonella che verrà affissa nel celebre “muretto” della cittadina rivierasca, accanto alle firme di altre celebrità internazionali.
La Altea inizia il suo show utilizzando la ben nota tecnica del fishing (letteralmente andare a pesca). Come un pescatore, getta la sua lenza e aspetta che qualcuno abbocchi. E inevitabilmente questo accade. In un pubblico così numeroso vi è necessariamente qualcuno che crede di riconoscere nelle vaghe e generiche descrizioni della Altea un proprio caro defunto. A questo punto la Altea affina la mira, aggiungendo qualche particolare e correggendo progressivamente il tiro studiando le reazioni dell’interlocutore. Tuttavia, durante la lunga e mortalmente (è il caso di dirlo) noiosa esibizione della sedicente medium inglese, non sono mancate le clamorose cantonate. A un certo punto, ad esempio, ha detto di vedere un giovane di ventidue anni deceduto in un incidente d’auto. Qualcuno alza la mano e dice di aver perso una persona cara che corrisponde alla descrizione.
Tuttavia la Altea imprudentemente afferma che il giovane che vede ha i capelli scuri. Una delle ragazze che aveva alzato la mano risponde categoricamente di no. La Altea incassa la smentita e, senza fare una grinza, ricerca allora qualcun altro che abbia perduto un giovane congiunto che avesse i capelli scuri. Affidandosi poi alle meno rischiose banalità lapalissiane la Altea afferma di vedere un’auto che va a sbattere contro qualcosa e delle lamiere che si accartocciano. Ci vuole davvero l’intervento del suo spirito guida “Aquila grigia” per avere simili illuminazioni!
