Aziende editorialiLa favola di Report sul cibo è ancora una volta fuorviante

Sostenere che il mondo dei giornali enogastronomici (ma vale per tutti i settori) è malato perché si finanzia grazie ad attività commerciali significa non conoscere la realtà

Anche RAI3, persino Report, si sostengono grazie a due cose: il canone pagato dal pubblico, e la pubblicità delle aziende che investono per far sì che i propri prodotti siano promossi durante le trasmissioni tv.

L’editoria, qualunque editoria, anche quella pubblica, non è una onlus, e prevede – come ogni settore aziendale – che ci siano dei ricavi che giustifichino i costi. Negare l’evidenza è mettere la testa sotto la sabbia, o essere in malafede.
Sostenere che Gambero Rosso promuova una serie di aziende perché queste stesse aziende pagano per essere accompagnate da Gambero nei tour internazionali che il giornale da anni organizza è scoprire l’acqua calda, ed è un’acqua nemmeno particolarmente frizzante. Molte cantine, con le sole forze interne, non riuscirebbero mai a promuovere i loro prodotti all’estero, in mercati lontani e fortemente competitivi, in ambiti prestigiosi e con buona organizzazione, nell’ambito di eventi strutturati che vedono coinvolti buyer e persone di rilievo. Attraverso i viaggi collettivi delle cantine all’estero, organizzati dal Gambero come una normale attività editoriale e commerciale, quindi a pagamento, così com’è giusto che sia in un mercato aperto, i produttori hanno nuove possibilità e hanno un riscontro sull’estero che non avrebbero se andassero soli. Per le cantine medio piccole queste sono occasioni preziose, costose, certo, ma di sicuro meno impattanti e più efficaci di un viaggio in solitaria.

Il servizio di Report è fuorviante anche quando parla di ricavi: perché fa dire all’organizzatrice che il costo diretto dell’evento è di 30mila dollari, mentre i ricavi sono di 70mila euro. Chiunque abbia mai organizzato un evento, persino la cresima di suo nipote, sa che i costi di location e catering sono solo una parte del totale: mancano all’appello i costi di gestione, organizzazione, comunicazione, segreteria, i costi di struttura che permettono di tenere in piedi i contatti necessari per far sì che questi eventi abbiano un senso, siano frequentati e risultino efficaci. Costi da sommare al totale, e che se fossero da imputare alle singole cantine sarebbero totalmente insostenibili.

Ma è normale che poi sulle pagine del Gambero o tra le segnalazioni delle sue guide ci sia spazio per queste cantine che investono sul brand? Sì, se non volete più farlo voi. 

Perché, chiariamoci, il gioco è sempre stato questo, ma oggi è più che mai necessario, e quindi forse portato alle sue estreme conseguenze, perché noi – voi – insomma i lettori, sono sempre meno, e sono sempre meno disposti a spendere i loro soldi per l’informazione. Tutto si trova comunque, e non c’è la necessità di avere approfondimenti o di pagare per leggere: ed è qui che è iniziato il problema. 

Fino a qualche anno fa, l’ago della bilancia erano anche i lettori: e non perché agli editori interessassero particolarmente. Ricordo una riunione editoriale in un prestigioso edificio del centro di Milano in cui un prestigioso direttore generale ricordò a tutti che i lettori non erano una nostra priorità – lo disse con parole più colorite e meno rispettose, per far capire quanto poco ci doveva importare di chi ci leggeva. 

L’ago erano loro in quanto voce di ricavo nel budget totale: quando voi, noi, compravamo i giornali, facevamo abbonamenti, andavamo in edicola, contavamo qualcosa perché eravamo parte integrante ed economica del sistema. 

Oggi che non lo siamo più, perché dovremmo essere importanti? Perché gli editori dovrebbero inserire nei giornali qualcosa che non sia nelle corde di chi ancora (per poco) li paga, ovvero quelli che in gergo sono “gli inserzionisti”? 

Vuol dire che la stampa non è libera di informarci come noi vorremmo, con etica e senza condizionamenti? Vi svelo il segreto di pulcinella: non è mai stato così, nessun giornale è mai davvero libero, perché ogni giornale ha un padrone, e questo padrone anche se è il più etico di tutti usa il suo giornale come ogni imprenditore usa le sue aziende. 

Ci sono solo quelli che lo fanno in maniera meno evidente, e quelli che lo fanno smaccatamente. Poi, e sono sempre meno, ci sono quelli che hanno ancora nei lettori un riferimento, e provano a fare del loro meglio per tenere in piedi la baracca, senza svaccare con articoli a pagamento sempre più evidenti. Sono sempre più rari, ma cercano di fare bene il loro lavoro, anche usando espedienti creativi per far funzionare il conto economico. Coi viaggi delle cantine, con i festival (sì, stiamo parlando di noi), con gli eventi. Non è desiderio di fare sempre più soldi, è sopravvivenza. E proviamo a farlo anche e soprattutto per voi: perché per ogni evento, per ogni publiredazionale, per ogni contenuto sponsorizzato abbiamo abbastanza margine per scrivere anche gli articoli che vi piaceranno, e vi faranno stare un po’ più a lungo sul nostro giornale. Gratis. 

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