All inclusiveLa Russia bombarda deliberatamente gli hotel ucraini dove risiedono i giornalisti

Il report di Reporters Without Borders dimostra come il Cremlino ha trasformato in bersagli strategici gli alberghi dove si trovano i corrispondenti di guerra e i cronisti in Ucraina

LaPresse

Il mese scorso l’ong Reporters Without Borders ha pubblicato un rapporto, redatto in collaborazione con l’ong ucraina Truth Hounds, che dimostra come la Russia abbia attaccato deliberatamente gli hotel in Ucraina dove risiedono i giornalisti, sia ucraini che stranieri. La mole di dati su cui si basa il report è imponente.

Gli autori hanno realizzato sessantuno interviste con giornalisti, responsabili di alberghi e testimoni oculari. Hanno poi condotto un sondaggio tra i giornalisti coinvolti per cogliere le implicazioni di questi attacchi sullo loro stato psicofisico e la loro attività giornalistica, collezionando ottanta risposte. Infine, hanno integrato questo materiale con l’analisi di articoli di giornale, dichiarazioni ufficiali e un campione di canali Telegram. 

Secondo il rapporto, tra febbraio 2022 e marzo 2025 le forze armate russe hanno effettuato trentuno attacchi contro venticinque alberghi, perlopiù situati nella zona vicino al fronte – nelle città di Kharkiv, Donetsk e Dnipro – ma anche a Odessa e Kyjiv. Solo uno di questi alberghi ospitava strutture militari, in tutti gli altri soggiornavano solo civili al momento dell’attacco.

Sette giornalisti od operatori dei media tra i venticinque che si trovavano in questi hotel sono rimasti feriti. Un collaboratore di Reuters, Ryan Evans, è stato ucciso lo scorso agosto, mentre era in un albergo a Kramatorsk, nell’Ucraina orientale. Quasi tre quarti degli attacchi sono stati compiuti di notte (tre le 20 e le 8), tramite missili lanciati dal sistema 9K720 Iskander, che hanno un margine di errore di circa venti metri. 

Come già documentato in tutta l’informazione che riguardi il conflitto in Ucraina, la Russia diffonde costantemente disinformazione su questi attacchi, principalmente tramite il Ministero della Difesa. Evans, per esempio, era stato presentato da Mosca come un ex agente del M16, il servizio segreto del Regno Unito. 

Nonostante sia esplicitamente proibito dall’articolo 79 del Protocollo della Convenzione di Ginevra del 1949, divieto ribadito da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza del’Onu dieci anni fa, mirare ai giornalisti durante un conflitto non è una tecnica recente. Gli stati belligeranti hanno spesso cercato di evitare che i crimini commessi in battaglia venissero documentati.

In questo momento storico, dove sembra vigere un clima di generale tolleranza per le violazioni dei diritti umani a livello internazionale, sembra esser diventata una prassi. La Russia ha già ucciso diciassette giornalisti dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina nel febbraio del 2022. L’ultima in ordine di tempo è stata la caporedattrice dell’agenzia di stampa pubblica ucraina Ukrinform, Tetyana Kulyk, uccisa in casa sua assieme al marito, il chirurgo Pavlo Ivanchov, lo scorso venticinque febbraio.

Di recente, invece, si era parlato molto sui media di Viktorija Roščyna, giovane giornalista freelance torturata per un anno e poi uccisa dalle autorità russe lo scorso ottobre. Molto meno rumore, tuttavia, hanno fatto i centocinquantanove giornalisti che le forze israeliane hanno ucciso dall’inizio dell’invasione della Striscia di Gaza, secondo dati raccolti dal Committee to Protect Journalists. 

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