Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lasciato lunedì sera il vertice del G7 in Canada con un giorno di anticipo, a causa della drammatica escalation militare tra Israele e Iran. Poco prima della partenza, Trump ha pubblicato sul social Truth un post chiaro sulla posizione degli Stati Uniti: «L’Iran avrebbe dovuto firmare l’accordo che gli avevo detto di firmare. Che vergogna, e che spreco di vite umane. Detto in modo semplice: l’IRAN NON PUÒ AVERE UN’ARMA NUCLEARE. L’ho ripetuto più e più volte! Tutti dovrebbero evacuare immediatamente Teheran!».
Il summit del G7 si sta svolgendo nella località montana di Kananaskis, nella provincia canadese dell’Alberta. Trump ha partecipato alla riunione congiunta e alla tradizionale foto di gruppo, ma ha abbandonato il vertice prima della cena ufficiale, rinunciando a una serie di colloqui bilaterali già fissati, tra cui quello con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e la neoeletta presidente del Messico Claudia Sheinbaum. Anche il segretario di Stato Marco Rubio ha lasciato il summit per rientrare a Washington con il presidente. Secondo la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, la decisione è stata presa «a causa di quanto sta accadendo in Medio Oriente».
Durante la giornata di lunedì, Trump ha firmato il comunicato congiunto del G7 che inizialmente aveva rifiutato, dopo che il linguaggio della bozza è stato modificato su richiesta americana. Il documento descrive l’Iran come «la principale fonte di instabilità regionale e terrorismo» e ribadisce che «Israele ha il diritto di difendersi». Al tempo stesso, i leader invitano a una «de-escalation immediata delle ostilità» e propongono un ritorno alla diplomazia sul programma nucleare iraniano. Trump non ha autorizzato l’impiego diretto di forze armate statunitensi, ma ha ribadito la sua linea rossa: l’Iran non può avere la bomba nucleare.
Lunedì notte, le autorità iraniane hanno riferito di nuovi attacchi aerei a est di Teheran e nella regione di Isfahan. Le difese antiaeree sono state attivate nei pressi del sito nucleare di Natanz, mentre nella capitale sono state avvistate colonne di fumo. Secondo il sito Asriran, sono stati lanciati missili israeliani su obiettivi strategici. Il quartier generale della TV di Stato iraniana è stato colpito durante una diretta, uccidendo almeno due persone, secondo l’agenzia Fars.
La guerra è entrata nel quinto giorno. Israele ha rivendicato il bombardamento del quartier generale della Forza Quds e di laboratori di ricerca nucleare. Il primo attacco israeliano, lanciato giovedì 12 giugno, ha eliminato diversi alti funzionari militari iraniani e alcuni dei principali scienziati coinvolti nel programma nucleare. L’obiettivo dichiarato resta la neutralizzazione delle capacità atomiche iraniane.
Secondo dati ufficiali iraniani, le vittime sono almeno duecentoventiquattro, in gran parte civili. In Israele, fonti governative parlano di ventiquattro morti e oltre seicento feriti. Lunedì notte le sirene hanno risuonato a Tel Aviv, ma le ultime ondate missilistiche iraniane non hanno causato vittime. L’esercito israeliano sostiene di avere «pieno controllo dello spazio aereo iraniano».
L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha confermato gravi danni al sito di Natanz. Il direttore Rafael Grossi ha dichiarato che la perdita di alimentazione elettrica «potrebbe aver compromesso fino a 15.000 centrifughe». L’impianto di Fordow, scavato nel cuore della montagna, è rimasto intatto. Per colpire quel sito, Israele ha chiesto agli Stati Uniti il via libera all’uso della Massive Ordnance Penetrator, un ordigno da oltre tredici tonnellate, trasportabile solo da bombardieri B-2.
Trump non ha autorizzato l’impiego diretto di forze armate statunitensi. Secondo fonti raccolte da Axios e Reuters, emissari americani e iraniani starebbero valutando un incontro entro la settimana. L’inviato speciale Steve Witkoff potrebbe incontrare il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, se le condizioni lo permetteranno. Araghchi, su X, ha scritto: «Se il presidente Trump è sincero riguardo alla diplomazia e vuole fermare la guerra, i prossimi passi saranno cruciali. Israele deve fermare l’aggressione. Senza una cessazione totale delle ostilità, le nostre risposte continueranno».
La trattativa in Oman prevista per il 15 giugno è stata cancellata. L’Iran aveva chiesto la mediazione di Oman, Qatar e Arabia Saudita per spingere Washington a imporre a Israele un cessate il fuoco. In cambio, Teheran offrirebbe flessibilità sul dossier nucleare. Il presidente francese Emmanuel Macron ha confermato che gli Stati Uniti hanno avanzato una proposta formale di cessate il fuoco. «Ora sta agli attori sul campo rispondere», ha detto in conferenza stampa. La Cina, intanto, ha invitato i suoi cittadini a lasciare Israele attraverso i valichi terrestri, vista la chiusura dello spazio aereo.