Donald Trump ha chiesto ufficialmente la resa incondizionata dell’Iran, mentre gli scontri aerei tra Israele e la Repubblica Islamica sono entrati nel sesto giorno con nuovi attacchi missilistici e bombardamenti. «Sappiamo esattamente dove si nasconde il cosiddetto “Leader Supremo”», ha scritto Trump in un post su Truth, riferendosi ad Ali Khamenei. «Non lo elimineremo (uccidere!), almeno non per ora… La nostra pazienza sta finendo». Tre minuti dopo, ha pubblicato un secondo messaggio, sempre su Truth: «UNCONDITIONAL SURRENDER!». Chiedendo quindi la resa totale iraniana
La dichiarazione di Trump arrivano mentre l’aviazione israeliana ha lanciato una nuova serie di raid su Teheran, colpendo impianti per la produzione di missili e centrifughe nucleari. Secondo le forze armate israeliane, oltre cinquanta caccia hanno partecipato all’operazione, guidata da informazioni raccolte dall’intelligence militare. I raid hanno interessato siti strategici nella capitale, tra cui il centro di ricerca di Khojir e infrastrutture collegate ai Pasdaran, già sotto osservazione internazionale.
Nel frattempo, l’Iran ha lanciato due ondate di missili balistici verso Israele nella notte tra martedì e mercoledì, con esplosioni udite su Tel Aviv. L’esercito israeliano ha attivato il sistema di difesa Iron Dome, che ha intercettato numerosi vettori, mentre le autorità locali hanno ordinato l’evacuazione di oltre duemilasettecento persone.
Al Consiglio di Sicurezza Nazionale riunito martedì pomeriggio, Trump ha discusso la possibilità di un’azione militare diretta. Il Pentagono ha già trasferito più di trenta aerocisterne in basi aeree in Italia, Grecia, Germania e Spagna, creando un ponte aereo per un eventuale intervento statunitense. Fonti vicine all’amministrazione hanno confermato che il presidente sta considerando l’uso della bomba penetrante GBU-57, l’unica in grado di colpire l’impianto nucleare di Fordo, protetto da centinaia di metri di roccia.
Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, uno degli attacchi israeliani ha causato danni diretti alle sale sotterranee di arricchimento dell’uranio a Natanz. L’Iran, firmatario del Trattato di non proliferazione, ha sempre sostenuto che il proprio programma nucleare ha fini esclusivamente civili. Israele, che non aderisce al trattato, ritiene invece che Teheran sia a pochi mesi dalla realizzazione di una testata nucleare.
Trump, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha dichiarato che non considera più credibile la pista negoziale: «Non vogliamo un cessate il fuoco, vogliamo una fine. Una vera fine». Ha poi aggiunto che «una risposta militare americana non è esclusa» se l’Iran non accetta le condizioni poste da Washington.
Sul piano diplomatico, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ribadito che le forze statunitensi mantengono «una postura difensiva». Tuttavia, il vicepresidente JD Vance ha scritto che «il presidente potrebbe decidere che è necessario un intervento per fermare l’arricchimento iraniano». Secondo Vance, Trump ha mostrato «notevole moderazione», ma ora la situazione richiede «scelte decisive».
I leader del Congresso sono divisi. I rappresentanti Ro Khanna (Democratico) e Thomas Massie (Repubblicano) hanno presentato una risoluzione per vincolare il potere del presidente in materia di attacchi militari, sottolineando che solo il Congresso può dichiarare guerra. Ma la leadership repubblicana alla Camera, guidata da Mike Johnson, ha evitato di porre la questione al voto.
Nel frattempo, sul campo, la leadership iraniana è stata colpita duramente. Secondo fonti d’intelligence confermate da Reuters, diversi consiglieri militari di Khamenei, tra cui il comandante dei Pasdaran Hossein Salami e il responsabile del programma missilistico Amir Ali Hajizadeh, sono stati uccisi. Le forze armate iraniane hanno attivato un sistema di comunicazione interno d’emergenza e limitato l’uso di dispositivi elettronici tra i vertici del regime.
Gli attacchi hanno avuto effetti anche sulla popolazione civile. In Iran si registrano interruzioni diffuse di internet, blackout elettrici in alcune aree urbane e il blocco delle principali app di messaggistica. Israele ha trasferito operazioni ospedaliere nei bunker, come nel caso dell’ospedale Rambam di Haifa, dove lunedì una donna ha partorito tre gemelli.
Il conflitto ha già prodotto oltre duecento vittime in Iran e almeno ventiquattro in Israele. Le ripercussioni si avvertono anche sui mercati internazionali: il prezzo del petrolio ha raggiunto i massimi da cinque mesi e le autorità energetiche temono possibili interruzioni nelle forniture dal Golfo. Il presidente cinese Xi Jinping, ha espresso «profonda preoccupazione» e offerto la propria disponibilità a mediare, condannando «qualsiasi violazione della sovranità» regionale. La Russia, pur schierata diplomaticamente con l’Iran, ha escluso un intervento militare diretto.