Dinamiche stagionali Chi lavora di più ad agosto

Quando molti si spostano per le vacanze, concentrandole in un periodo ben definito, altri lavorano al massimo della loro capacità. In agricoltura e nel turismo, il mese di agosto mette sotto pressione braccianti, camerieri, cuochi e altri lavoratori stagionali, spesso con poche tutele e carichi elevati

La fine del mese di luglio è tempo di bilanci, quasi più che a fine anno. È il momento del riposo e del “ci pensiamo a settembre”. Per moltissimi, ma non per chi del turismo vive, che in questo momento dell’anno è alle prese con il picco di lavoro. Le professioni dell’enogastronomia sono quelle più coinvolte e più stressate in questo periodo, perché tra raccolta di ortaggi e accoglienza dei turisti, l’estate non è il tempo del riposo per una larga fetta di lavoratori.

Ad agosto, in molte zone d’Italia, è tempo di raccolta. Il pomodoro da industria, uno dei prodotti agricoli più lavorati nel Mezzogiorno, matura proprio in queste settimane. Si tratta di un’attività intensiva, che richiede forza lavoro stagionale in grandi quantità. Secondo il Rapporto Agromafie e Caporalato della Flai-Cgil, sono circa 200.000 i lavoratori agricoli irregolari in Italia. Il periodo estivo, e in particolare agosto, è uno dei momenti in cui le ispezioni segnalano più violazioni: nel 59,2 per cento delle aziende agricole controllate sono emerse irregolarità. I problemi più frequenti riguardano la mancanza di contratti, i salari molto bassi e condizioni di vita precarie, spesso in luoghi discutibili. Il sistema del caporalato, sebbene illegale, continua a essere diffuso. I caporali, gli intermediari che reclutano manodopera per conto delle aziende, operano in molte aree, dove le alternative per i lavoratori migranti sono poche. Il caldo intenso, che supera regolarmente i 35 gradi, rende il lavoro nei campi ancora più faticoso, ma raramente comporta pause obbligatorie o protezioni.

Ma è nel settore turistico che il mese di agosto rappresenta il picco dell’attività. In Grecia, uno dei paesi più visitati del Mediterraneo, mancano circa 80.000 lavoratori stagionali, secondo una stima riportata da The Guardian. I datori di lavoro faticano a trovare personale per cucine, sale, reception e servizi di pulizia, soprattutto nelle località più frequentate. Chi lavora nelle strutture ricettive affronta spesso turni prolungati, orari spezzati e ritmi difficili da sostenere, anche per via delle alte temperature. Una situazione simile è visibile anche in Italia, dove il personale stagionale è sempre più difficile da reperire. L’occupazione estiva nei ristoranti e negli hotel si regge in parte sul lavoro di studenti, giovani migranti o lavoratori stagionali che accettano contratti temporanei e orari intensivi. A pesare in questi ultimi anni sono anche i costi abitativi, che rendono poco conveniente spostarsi in zone turistiche per lavorare nei mesi estivi, perché gran parte delle case e delle strutture disponibili sono affittate più o meno legalmente ai turisti, rendendo complesso per i lavoratori trovare posti letto a prezzi accessibili.

Oltre al personale delle strutture ricettive, anche chi lavora all’aperto risente del caldo e del carico di lavoro. Le guide turistiche, ad esempio, che accompagnano i visitatori nei siti archeologici e nei centri storici spesso durante le ore più calde. In alcune città, come Atene e Roma, si sono registrati casi di malori dovuti all’esposizione prolungata al sole, come riportato da AP News.

Alcuni governi locali hanno introdotto fasce orarie di sospensione per il lavoro esterno, ma si tratta ancora di misure parziali. Anche i lavoratori dei servizi – come addetti alle pulizie urbane, manutentori, operatori balneari e fattorini – continuano la loro attività nei periodi di massimo afflusso turistico. E se il pensiero comune è “è sempre stato così”, quello successivo non può che portarci al tema del cambiamento climatico: le ondate di calore sempre più frequenti e l’aumento delle temperature medie hanno decisamente peggiorato nel tempo il rischio di affaticamento e colpi di calore, come segnalato da Reuters.

La concentrazione delle ferie nel mese di agosto non aiuta, portando a un aumento del lavoro in settori che operano spesso con margini bassi, contratti precari e scarsa visibilità mediatica. Per molte delle figure coinvolte, l’estate non coincide con un’opportunità ma con un periodo di pressione, da affrontare con poche risorse e tutele minime. Le difficoltà non riguardano solo le condizioni di lavoro, ma anche la difficoltà di programmazione, la mancanza di alloggi accessibili, e l’assenza di strumenti per gestire l’impatto del cambiamento climatico. 

X