
Cappello, passamontagna e guanti, per non scottarsi e ripararsi dal sole. Nei giorni di caldo torrido estivo, a Milano si vedono rider in bicicletta con un abbigliamento che ricorda i sistemi adottati dalle guide turistiche nei Paesi del Sudamerica. Chi ha l’aria condizionata, a casa o in ufficio, evita di uscire. E nell’ora più calda, che coincide con la pausa pranzo, si apre la app, si sceglie cosa mangiare e si aspetta che il cibo arrivi mentre qualcun altro affronta le temperature roventi imbardato come nelle traversate del deserto.
Nel mezzo dell’anticiclone Pluto, la piattaforma Glovo aveva pensato di offrire un “bonus caldo” ai rider disposti a pedalare ben oltre i trenta gradi, con una compensazione che cresceva al crescere della temperatura. Deliveroo aveva invece previsto un bonus oltre i 32 gradi. Ma dopo le polemiche e l’ennesimo incontro con i sindacati, entrambe le piattaforme hanno fatto un passo indietro ritirando i bonus. Il confronto sindacale proseguirà nei prossimi giorni, fanno sapere dalla Felsa Cisl, «tenendo al centro che i lavoratori e le lavoratrici hanno possibilità di scegliere di lavorare, ma che deve essere fatto in assoluta sicurezza».
I rider, nella maggior parte dei casi, sono inquadrati dalle piattaforme come lavoratori autonomi. E come tali, non hanno ammortizzatori sociali che ne coprano eventuali stop dal lavoro. Non hanno uno stipendio fisso e guadagnano solo se stanno in giro a pedalare e consegnare. Qualunque sia il clima, con la pioggia e con il caldo.
La fascia oraria più calda, dalle 11 alle 15, è la più ambita dai fattorini, quella in cui si prendono più consegne, si lavora e si guadagna di più. Le consegne di pranzi e cene sono pagate a cottimo dalla maggior parte delle piattaforme di food delivery. Chi lavora in questi slot rientra tra i «privilegiati»: significa essere alti nel ranking delle app, dopo mesi e mesi di consegne puntuali, disponibilità e lavoro regolare. Fermarsi per il caldo eccessivo potrebbe significare un downgrade nell’algoritmo, scivolare nelle fasce orarie in cui c’è meno richiesta di cibo. E guadagnare molti soldi in meno, ovviamente.
Il 2 luglio imprese e sindacati hanno firmato al ministero del Lavoro il protocollo quadro contro i rischi climatici, che prevederà anche il rifinanziamenro della cassa integrazione per gli eventi meteo. Sono inclusi per la prima volta anche i lavoratori stagionali, anche per mezza giornata. Ma non i rider, come tutti gli autonomi. A meno che non siano dipendenti, e questo è un caso molto raro che riguarda solo pochissime piattaforme.
Finora, la giurisprudenza sull’inquadramento dei rider è andata avanti a suon di sentenze nei tribunali italiani. Che, caso per caso, hanno riconosciuto spesso la natura subordinata del rapporto di lavoro dei ciclofattorini. Il tribunale di Torino nel 2023 ha stabilito, ad esempio, ancora una volta, che tutto il turno in cui il rider è loggato sulla piattaforma è da considerarsi tempo di lavoro, a prescindere dalle consegne svolte. E il tribunale del lavoro di Milano ha fermato di recente il tentativo di Uber Eats di lasciare l’Italia senza versare un indennizzo ai rider, anche se inquadrati come lavoratori autonomi.
Nel frattempo, in assenza di una norma comune spesso sbandiera come slogan politico (vedi i Cinque Stelle) ma mai raggiunta, quelli che vediamo sfrecciare sotto il sole delle città sono nella maggior parte dei casi come autonomi pagati a cottimo. Spesso stranieri che non possono permettersi di non lavorare. Freelance che, come in tutti i settori, hanno pochissime tutele.
E in effetti, anche stavolta, sono rimasti fuori dal protocollo firmato a Roma. Senza ammortizzatori sociali, l’unica soluzione è che intervengano le piattaforme fermando il lavoro nelle ore più calde, come previsto dal progetto Worklimate richiamato da molte ordinanze regionali anti-caldo. Il testo non cita nello specifico i rider, ma parla di stop per i lavoratori esposti al sole mentre compiono un’attività fisica intensa.
I sindacati hanno incontrato sia Glovo sia Deliveroo, chiedendo di vietare il lavoro nelle giornate di bollino rosso. Per i sindacati, il tema non è il bonus, che al momento è stato sospeso, ma che a certe temperature non si dovrebbe lavorare. Punto. Sia che per i dipendenti sia per gli autonomi. Un primo segnale, per il momento, è arrivato solo dal Piemonte, dove è stata firmata un’ordinanza che stoppa il lavoro nelle ore più calde, inserendo in modo esplicito anche i rider. È la prima regione a bloccare l’attività dei ciclofattorini, che facciano le consegne in bicicletta o in motorino, nei giorni da bollino rosso. Dal 3 luglio al 31 agosto. E pace se tanti dovranno rinunciare ai pranzi a domicilio al fresco dell’aria condizionata.