Sliding doors Il «diritto a un clima sano» in America Latina

La Corte interamericana dei diritti umani ha pubblicato un parere consultivo che potrebbe aiutare le comunità locali a difendersi dalle manie estrattiviste di governi e multinazionali

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Dalla newsletter settimanale di Greenkiesta (ci si iscrive qui) – Giovedì scorso, la presidente della Corte interamericana dei diritti umani (Iachr), Nancy Hernández López, ha scritto e letto un parere consultivo – non vincolante – che potrebbe cambiare le sorti di numerosi contenziosi climatici in Sudamerica, dove le comunità locali sono costantemente minacciate dalle manie estrattiviste di governi e multinazionali. Secondo la Corte, gli Stati hanno l’obbligo di adottare «azioni urgenti ed efficaci» per salvaguardare il nostro diritto a un «clima sano». 

È la prima volta – si legge in un approfondimento pubblicato su Climate home news – che un atto formale di un tribunale internazionale cita il diritto a un «clima sano», considerato una sorta di sottocategoria del diritto a un ambiente salubre. Si tratta di un passaggio importante, che implica la necessità di evitare «interferenze antropiche pericolose» per il presente e il futuro della Terra.

Il parere consultivo della Corte – arrivato dopo un processo di due anni aperto dai governi del Cile e della Colombia – impegna gli Stati sudamericani a cooperare per adottare misure di mitigazione e adattamento sempre più ambiziose. I giudici hanno anche sottolineato il rapporto tra i diritti umani e l’emergenza climatica: non era mai accaduto nella storia di questo tribunale.

 «Le prove che abbiamo esaminato durante le udienze dimostrano che non c’è più margine per l’indifferenza. Questo è un contributo del diritto, ma il diritto da solo non basta», ha detto la presidente Nancy Hernández López durante un’udienza pubblica a San José, in Costa Rica. «L’emergenza climatica è caratterizzata dalla contaminazione di diversi fattori: azioni efficaci, gravità degli effetti e complessità delle risposte richieste». 

Come spiega Catalina Fernández, head of Multilateral Human Rights presso il ministero degli Esteri cileno, la sentenza stabilisce «un’unica ricetta» in grado di colmare le distanze tra i singoli ordinamenti dei Paesi sotto la giurisdizione della Corte interamericana dei diritti umani. Liliana Ávila, direttrice per i Diritti umani e l’Ambiente dell’Interamerican association for environmental defense, ha detto che il parere consultivo «fornirà anche delle linee guida chiare che i Paesi dovranno presentare alla Cop30 di Belém». Insomma, è una buona notizia anche in termini di multilateralismo.

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