Petromacho La guerra in Ucraina è anche il prodotto dell’economia russa fondata sul petrolio

In “La Russia contro la modernità”, Alexander Etkind spiega che l’egemonia del settore energetico ha plasmato la società russa in senso repressivo e patriarcale

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Nessuna singola ragione è sufficiente a spiegare un evento storico come una guerra: molte decisioni, forze e meccanismi hanno interagito tra loro per rendere possibile il conflitto in Ucraina. Uno dei meccanismi politico-economici in grado di farlo è la dipendenza dalle risorse. Cos’altro se n.on il tesoro sepolto nelle viscere della Russia potrebbe aver fornito a Putin i fondi di cui aveva bisogno per pagare fornitori, soldati e sostenitori all’interno della sua élite?

C’è stata anche della malafede, e parecchia: seguendo il loro gusto e i loro programmi, Putin, la sua élite e i suoi generali hanno sistematicamente fatto scelte patetiche – genocide e suicide – prima e durante la guerra. Ma per capire la guerra abbiamo bisogno di qualcosa di più. Immaginiamo un mezzo da battaglia enorme e lento con un equipaggio determinato che prende decisioni estreme: conosciamo i loro nomi e abbiamo già visto da dove viene il carburante. Ma c’è anche la catena di trasmissione umana, una serie di azioni necessarie a convertire l’energia del motore nel tormento della macchina.

Chiunque custodisca qualcosa, lo possiede. Protego ergo obligo era la formulazione data da Carl Schmitt a questa verità fondamentale della filosofia politica: la controparte estrattivista del Cogito ergo sum di Cartesio. Come la protezione dai pirati era stata un requisito chiave per il commercio del tabacco e dello zucchero, così il lavoro del personale della sicurezza ha un’importanza capitale nelle economie dipendenti dagli idrocarburi.

Gli ostacoli non si materializzano nella fase di estrazione, ma in quella del trasporto e, soprattutto, nella difesa delle vie di transito. I petrolieri raramente diventano capi di Stato dei paesi estrattori di idrocarburi: i leader sono generali o agenti segreti, ovvero specialisti della sicurezza.

L’1 per cento della popolazione russa impiegato nell’estrazione di gas e petrolio era costituito esclusivamente da uomini. A livello globale, il settore minerario è secondo solo a quello militare in termini di divario di genere tra i suoi lavoratori. In Russia, un altro 2-3 per cento della popolazione era impiegato nella sorveglianza dei gasdotti, nella tutela dei flussi finanziari e nella protezione degli oligarchi, della loro persona e dei loro beni: anche in questo caso si trattava esclusivamente di uomini. Preso nel suo insieme, questo 3-4 per cento della popolazione rappresentava la metà del bilancio russo. Il resto della popolazione – ossia il 95 per cento dei cittadini e delle cittadine russi – contribuiva per l’altra metà.

Erano emerse così due classi di cittadini. La prima era la minoranza privilegiata – tutta al maschile – che estraeva, difendeva e commerciava una risorsa preziosa (per rendere il carattere economico, psicologico e di genere di questo tipo umano uso il termine petromacho). La seconda classe consisteva nelle donne e negli uomini la cui sussistenza dipendeva dal proprio lavoro e dalla redistribuzione dei profitti derivanti dalla vendita degli idrocarburi.

Dato che il petrolio rappresentava un impiego e uno status soprattutto per gli uomini occupati nell’estrazione, nel trasporto e nella sicurezza, la dipendenza dagli idrocarburi rappresentava una maledizione innanzitutto per le donne. Michael Ross, confrontando la posizione delle donne in diversi paesi arabi, ha dimostrato che anche se in tutti i casi si trattava di paesi musulmani, le differenze tra loro erano molto significative: in alcuni le donne rappresentavano fino a un quarto della forza lavoro, mentre in altri erano meno del 5 per cento.

Secondo Ross, nei paesi privi di risorse petrolifere, le donne studiavano per un numero di anni maggiore e avevano più probabilità di avere un impiego. Il motivo era che quei paesi avevano sviluppato altri settori produttivi, spesso nel comparto tessile, che rispetto al petrolio genera meno ricchezza ma consente una maggior parità di genere e di classe.

Sarebbe interessante applicare il metodo comparativo di Ross alla Russia e all’Ucraina, all’Azerbaigian e all’Armenia o al Kazakistan e al Kirghizistan. Sappiamo che le donne sono in grado di lavorare nel settore minerario, edilizio e della sicurezza tanto quanto gli uomini. Non è stata la natura ma la cultura a determinare le disparità di genere nella formazione e nelle assunzioni. L’avidità, la paura e l’inerzia hanno convertito i problemi economici del petromacho in violenza domestica, maschilismo e omofobia.

Oppresse dal petrostato e dai suoi alleati, le donne sono diventate eroine o simboli di resistenza. Tra i leader del movimento russo per la democrazia del 2011, quelli della rivoluzione ucraina del 2014 e delle proteste del 2021 in Bielorussia, molti erano donne: dalle Pussy Riot in Russia alle Femen in Ucraina, e da Julija Tymošenko a Kyiv a Svjatlana Cichanoŭskaja a Minsk, le donne hanno assunto un ruolo di leadership nei movimenti di protesta. Le manifestazioni ribelli della femminilità, sfidando uno Stato petromacho, sono diventate simboli politici onnicomprensivi.

La Russia contro la modernità - Bollati Boringhieri

Tratto da “La Russia contro la modernità”, di Alexander Etkind, Bollati Boringhieri, pp. 91-93, 20 euro

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