Di santa regioneLe baruffe tra Pd e Cinquestelle, e la tragicommedia delle candidature comuni

L’unica vera sintonia tra Conte e Schlein è l’incapacità di affrontare le differenze programmatiche. L’avvocato preferisce imporre la sua linea, la segretaria sceglie di soccombere, e il campo largo si svuota di senso e credibilità

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Indipendentemente da come finirà la tragicommedia delle Regionali d’autunno, l’immagine complessiva del cosiddetto campo largo sta veramente peggiorando di giorno in giorno. Il povero Matteo Ricci, eurodeputato Pd e candidato in pectore a guidare le Marche, attende il verdetto della prima sezione penale ubicata in via di Campo Marzio, a Roma, dov’è la sede del Movimento 5 stelle, collegata in permanenza con la direzione del Fatto Quotidiano.

L’avvocato Conte, in veste di giudice monocratico, oggi dirà la sua sul candidato alla presidenza della Regione Marche, che ieri è stato interrogato dai pubblici ministeri per cinque ore, un po’ alla Antonio Di Pietro dei bei tempi. In teoria la sentenza di Conte potrebbe non contare niente, perché in quella regione il Movimento non ha un voto, ma politicamente un suo no a Ricci sarebbe una bella picconata al campo largo cui Elly Schlein si è testardamente impiccata.

Peraltro, anche in Toscana l’intesa tra Partito democratico e Movimento non c’è (anche se è divertente sapere che lì il partito di Conte si sta dividendo perché c’è una loro esponente che vorrebbe tanto fare l’assessore nella futura giunta Giani, mentre il Movimento intende restare all’opposizione).

Vedremo poi cosa succederà in Campania, se cioè il Pd, attraverso il bellicoso Vincenzo De Luca, darà il benservito al grillino della prima ora Roberto Fico. Può benissimo darsi che il quadro alla fine si ricomporrà, ma la puzza di bruciato è destinata ad ammorbare l’aria anche in seguito. Perché il dualismo tra Schlein e Conte non è un episodio, ma una costante. Sta in ogni caso venendo fuori il peggio del peggio; appunto, scontri di potere fini a se stessi; la politica non esiste.

Nel Pd non si sa bene chi assume le decisioni, dove si discute (come abbiamo scritto, la Direzione slitta a settembre); ed è uno stato di cose che sta infastidendo i vecchi dirigenti di correnti diverse, da Dario Franceschini ad Andrea Orlando a Roberto Speranza.

A tutto questo si aggiunge un progressivo slittamento in politica estera. Non sorprende che Conte corteggi Francesca Albanese, né che quest’ultima sia stata vezzeggiata da Laura Boldrini martedì a Montecitorio e ieri da Susanna Camusso al Senato: in entrambe le occasioni, laconsulente dell’Onu ha presentato il suo rapporto sull’economia del genocidio a Gaza e ormai il Pd è interamente impegnato a favore del riconoscimento dello Stato palestinese e della giusta solidarietà al popolo di Gaza; ma degli ostaggi non si parla mai, e persino sull’orrendo episodio di antisemitismo che ha avuto come bersaglio un cittadino francese, ebreo, non si è sentita molta indignazione.

E per converso, silenzio sulla notizia del Guardian sui bambini in Ucraina: «Negli ultimi mesi si è registrato un aumento significativo delle vittime tra i bambini in Ucraina, a causa degli attacchi indiscriminati della Russia contro aree civili densamente popolate: duecentoventidue bambini sono stati uccisi o feriti tra marzo e maggio di quest’anno e duemilaottocentoottantanove in totale dall’inizio dell’invasione. Dato il ritardo nella verifica delle morti, le Nazioni Unite affermano che il numero reale è probabilmente molto più alto», ha scritto il quotidiano inglese.

Dai democratici nemmeno una parola sulla richiesta del governo (quattordici miliardi) per accedere ai fondi Safe per sostenere le spese per il riarmo, un’altra questione enorme che spacca il campo largo. Insomma, la foto del centrosinistra non è molto luminosa. Al Pd non resta che sperare che l’avvocato, anzi il giudice, Conte non la strappi definitivamente, per poi continuare così, facendosi del male.

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