Inutile e necessario“Progettare è un gioco serio” è la mostra per ripensare al design attraverso gli occhi di un bambino

Alla Fondazione Achille Castiglioni di Milano c’è una mostra inedita che esplora l’aspetto più intimo e gioioso di uno dei maestri del design attraverso il gioco. Oggetti, collezioni personali e allestimenti interattivi raccontano il legame profondo tra creatività progettuale e spirito ludico

Insetti giganti per il padiglione Montecatini sala degli antiparassitari per l_agricoltura, fiera di Milano 1955 A.e P.G. Castiglioni. Courtesy of Fondazione Achille Castiglioni

Chi ha conosciuto Achille Castiglioni racconta spesso, prima ancora del genio, il sorriso. Un’espressione che non era solo una postura umana, ma un approccio al mondo. Lo sguardo leggero, ma affilato di Castiglioni è protagonista della mostra sposta presso la fondazione omonima, a Milano. Dal 27 maggio al 27 maggio 2026 lo spazio si trasforma in un archivio di giochi, storie e oggetti, per raccontare il lato più intimo e autentico del designer.

Il punto di partenza è la casa, lo spazio dove Castiglioni ha per anni collezionato giocattoli per giocare con i propri figli. Dai ricordi delle figlia minore, Giovanna Castiglioni – oggi custode della Fondazione – nasce il desiderio e la volontà di riportare alla luce i ricordi legati alla sua infanzia, e al rapporto giocoso con il padre.

Costruzione geometrica meccanica luminosa padiglione Rai Fiera di Milano 1956 A.e P.G. Castiglioni grafica Heinz Waibl- disegni Giancarlo Iliprandi. cortesi of Fondazione Castiglioni

L’intera esposizione ruota intorno alla trottola, uno degli oggetti per cui Castiglioni provava una forte fascinazione, che amava osservare e collezionare. Un gioco semplice, che però racchiude una complessità meccanica e una perfezione formale che la rendono interessante per il mondo della progettazione industriale. Proprio per questo motivo oggi la collezione di trottole – iniziata dal padre e arricchita dal figlio Carlo– è uno dei fulcri attorno a cui ruota l’intero allestimento.

Il design si nutre da sempre delle sfumature e delle ambiguità: un oggetto può essere utile può essere anche poetico, funzionale e divertente, progettato e trovato. La trottola, in questo senso, simboleggia l’equilibrio tra rigore e leggerezza: funzionalità e meraviglia. È di questa ambiguità che si è nutrito per anni il lavoro di Castiglioni: dai suoi allestimenti teatrali fino agli oggetti che escono dalla categorizzazione, come la nota lampada Snoopy o il sedile Sella.

Mostra giochi. Ph.Chiara Pezzimenti – Appunto Design Studio 3. Courtesy of Fondazione Achille Castiglioni

Il percorso esposto alla Fondazione Castiglioni si articola in varie stanze tematiche che riflettono diversi aspetti dell’universo del designer: la stanza dei compagni di gioco, che include figure come Bruno Munari, Enzo Mari, Max Huber; quella dei tecnigrafi, dove emergono i giochi dei figli Carlo e Giovanna; e ancora, la stanza dello specchio, in cui il pubblico potrà curiosare tra le vetrine in stile Wunderkammer, toccare con mano e provare (in certi casi) giochi e dispositivi.

Il progettista dell’allestimento Marco Marzini ha costruito una vera macchina espositiva interattiva: partendo dai grandi pannelli forati come in un emporio ambulante, passando per una scenografia che invita visitatrici e visitatori a esplorare lo spazio. In questo contesto anche il dubbio – «che cos’è e a cosa serve?” – è un gioco. E ogni risposta può essere giusta.

Geometrie colorate rotanti per il padiglione Rai alla fiera di Milano del 1968 A.e P.G. Castiglioni_ grafica Giancarlo Iliprandi. Courtesy of Fondazione Achille Castiglioni

Pur essendo una mostra che ruota intorno al gioco, Achille Castiglioni non ne ha mai progettato uno, ma ha sempre progettato giocando. E questo è il punto fondamentale per comprendere l’originalità della sua opera. Il gioco era un mezzo per avvicinarsi all’oggetto con uno sguardo non convenzionale, capace di scoprire la meraviglia e l’intelligenza nascosta nelle cose più semplici. Campanelli, manici, bottoni e giocattoli compongono la sua raccolta anonima di oggetti, un archivio estetico e una riserva di idee. «Mettilo lì, che poi matura», diceva Castiglioni. 

«L’obiettivo principale della mostra è suggerire un modo di pensare, progettare, divertirsi, meravigliarsi, stupirsi – scrive Marco Maraini, progettista della mostra –, e come l’operato di Achille Castiglioni si ispirasse e poi traducesse aspetti costruttivi e semantici di oggetti anonimi e principalmente giochi, in progetti di oggetti e progetti di allestimenti». Perchè giocare è la forma più pura di attenzione, è prendersi cura delle possibilità del mondo. 

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