Per chi suona la Campania Mentre Merz e Starmer rifanno l’Europa, Schlein vede De Luca

Il silenzio dei vertici del Pd sul caso Gergiev si spiega purtroppo così: con Roberto Fico, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

LaPresse

All’indomani della visita di Emmanuel Macron a Berlino, non casualmente, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ieri era in Inghilterra, per siglare un accordo storico con il premier Keir Starmer, il primo dai tempi della Seconda guerra mondiale. «Difenderemo la sicurezza, la pace i valori dell’Europa», hanno dichiarato. La nuova Europa dei cosiddetti Volenterosi prende forma in una triangolazione Parigi-Londra-Berlino ormai sempre più stringente, dalla condivisione dell’ombrello atomico alla produzione congiunta di armamenti, per sostenere l’Ucraina e proteggere il continente dalla minaccia russa.

L’Italia è ai margini di questo processo, per usare un eufemismo, perché Giorgia Meloni ha contestato fin dall’inizio le iniziative di Macron e Starmer, impegnata nel tentativo di ingraziarsi Donald Trump e nell’autoattribuirsi un ruolo di pontiera che finora non sembra avere prodotto risultati particolarmente significativi.

In compenso, mentre Merz e Starmer firmavano l’intesa in cui si impegnano tra l’altro a sviluppare nuovi sistemi di difesa comuni e a darsi assistenza reciproca in caso di attacco da parte di paesi terzi (per gli amici: Russia), la leader del Pd Elly Schlein siglava il suo storico accordo con Vincenzo De Luca sulle regionali della Campania.

Una riconciliazione cui mancava solo un’adeguata colonna sonora di Valerij Gergiev, il direttore d’orchestra putiniano che De Luca insiste nell’invitare a un festival di Caserta, nonostante le proteste dei dissidenti russi, a cominciare dalla vedova Navalny, l’indignazione degli ucraini e il clamore suscitato sulla stampa di mezzo mondo, dal New York Times alla Bbc.

Il silenzio di Schlein e dei vertici del Pd su un simile caso internazionale scoppiato proprio dentro al loro partito si spiega dunque così, purtroppo: con Roberto Fico, prossimo candidato cinquestelle alla presidenza della regione per cui serviva il beneplacito del presidente uscente (tra le richieste di De Luca, secondo Repubblica, ci sarebbero un incarico di rilievo per il figlio Piero, deputato del Pd; la fine del commissariamento del partito in Campania; la partecipazione alla coalizione della sua lista civica, «A testa alta»; un paio di posti in giunta in caso di vittoria).

Ma un pochino, quel silenzio, si spiega anche con l’odio di corrente, essendo stata la riformista Pina Picierno a sollevare lo scandalo. E forse persino con una crescente affinità sul tema, come dimostra anche l’intervista di Goffredo Bettini al Fatto di ieri (titolo: «Il riarmo ha ragioni false, Europa e Nato hanno illuso Zelensky»). Tutto considerato, forse il fatto che l’Italia sia finita ai margini della nuova Europa in costruzione non è neanche il peggiore dei mali.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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